|
Celiachia: solo un rischio alimentare
Il numero dei pazienti che scoprono di essere affetti da celiachia aumenta insieme a quello dei ristoranti in grado di garantire piatti e pizza
''gluten free''
di Valeria Fornarelli
Abbiamo piu' volte scritto del rischio che corrono i malati di celiachia ad assumere cibi freschi, confezionati o surgelati. Ma sempre
piu' diffusa e' la psicosi sulla possibile presenza di glutine un po' ovunque, nei medicinali e persino nella colla di buste e francobolli. In un precedente articolo avevamo
gia' esaminato la possibilita' che un attacco potesse essere scatenato dal glutine eventualmente presente nei cosmetici ma - come dimostrato da diversi studi scientifici e come ci ha recentemente confermato l'Associazione Italiana Celiachia - si
e' visto che questa eventualita' e' da considerarsi molto remota e confinata ai dentifrici o all'ingestione involontaria di prodotti per la cura e l'igiene del corpo contenenti frazioni di questa proteina. Di fatto, questa forma di timore nasce dalla
difficolta' a rendere di uso comune tecniche diagnostiche che permettano in tempo reale di identificare le
gliadine, principali proteine responsabili della celiachia, una situazione che mette i malati nella condizione quotidiana di temere per la propria salute lasciandoli nel dubbio su cosa possano e cosa sia loro vietato mangiare. Al contrario, nei laboratori, tramite test di spettroscopia ad altissima
sensibilita' si possono riscontrare le pur minime tracce di glutine negli alimenti oltre che in altri prodotti insospettabili.
|
 |
Vale la pena ricordare che la celiachia e' causata da una risposta
abnorme a livello della mucosa intestinale che il nostro sistema
immunitario attua nei confronti del glutine. Il paziente celiaco tratta il
glutine come fosse un agente infettivo verso cui l'intestino tenue
risponde con una reazione immunitaria che ne causa il suo danneggiamento e
la conseguente inabilita' ad assorbire altri nutrienti dal cibo.
L'assunzione alimentare, anche in minime quantita', puo' quindi causare
gravi danni alla mucosa, con conseguente infiammazione cronica e atrofia
dei villi intestinali, disturbi gastrointestinali, anemia, osteoporosi,
accompagnati da una sintomatologia variabile da persona a persona. E'
molto importante, quindi, che il soggetto celiaco non ingerisca la benche'
minima traccia di glutine. Da alcuni anni, prodotti alimentari liberi da
glutine sono disponibili in Farmacia e ora anche nei supermercati, ma
l'informazione commerciale potrebbe non essere sempre accurata. A esempio
una pizza o un pacco di biscotti etichettati senza glutine potrebbero
contenerne bassissime quantita' senza che i produttori ne siano a
conoscenza, vista la bassa sensibilita' dei test attualmente utilizzati
nell'industria alimentare.
|
|
Il problema appare minimo ma non lo e': mezzo milione di italiani ne
sono colpiti, ma appena 70mila lo sanno. Ogni anno vengono effettuate
5mila nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento di
circa il 10 per cento. Mediamente una persona su cento e' celiaca, e
spesso, si convive con questa malattia senza saperlo, peggiorando di
giorno in giorno. E' ormai accettato che la scarsa conoscenza e la
difficolta' a riconoscere i soggetti a rischio per la possibile assenza di
sintomi siano le cause della mancata diagnosi. Purtroppo, bisogna
riconoscere che nessuna cura e' disponibile e l'unica terapia efficace e'
una dieta priva di glutine, condotta con rigore, il che implica un forte
impegno di educazione alimentare sia per i soggetti interessati sia per
chi vive al loro fianco. Bisogna evitare frumento, segale, orzo, farro e
tutti gli alimenti a base di farina, come pane, pasta, dolci e prodotti da
forno, ma anche cibi che nella loro produzione possono essere stati
contaminati da piccole quantita' di glutine, eliminando le piu' piccole
tracce di farina da ogni piatto. Queste alcune regole per garantire al
celiaco un perfetto stato di salute. Rinunciare a questi cibi ''proibiti''
significa spesso privarsi di una semplice cena fuori casa. Secondo gli
esperti l'86 per cento dei celiaci denuncia difficolta' nel consumo di
pasti al ristorante o in viaggio, il 67 per cento ritiene che la dieta
priva di glutine comporti complicazioni nella vita quotidiana in famiglia,
mentre l'82 per cento lamenta limitazioni alla propria liberta' di andare
in vacanza. Garantirsi la sicurezza e' complicato visto che oltre il 30%
del consumo alimentare avviene al bar o al ristorante per ragioni di
lavoro e studio e cio' puo' trasformarsi in un rischio. A questa nuova
domanda di qualita' corrisponde la crescita del numero di ristoratori
sensibili ma anche attenti alle esigenze di un gruppo di consumatori il
cui numero e' in costante aumento (l'elenco e' consultabile sul sito
www.celiachia.it).
|
|
Dalle grandi metropoli come Milano e Roma alle citta' piu' piccole,
sono sempre di piu' i ristoranti per celiaci, che propongono i piatti
della trazione culinaria italiana e locale rivisitati abbinando al menu
tradizionale un'area riservata alle proposte senza glutine. E sulla scia
del successo ''gluten free'', ci sono anche alcuni ristoratori che hanno
eliminato del tutto questa proteina dalle loro cucine, con una scelta
sempre piu' allargata di piatti a base di prodotti naturali che non ne
contengono all'origine e che quindi non sono soggetti a manipolazioni e
aggiunte di additivi e conservanti. Ricette che soddisfano anche i palati
piu' esigenti e non celiaci e che non alterano il valore nutrizionale dei
piatti in quanto
|
|
|
questa proteina ha di per se' uno scarso valore nutritivo, ma e' un
buon emulsionante e un vettore di sostanze aromatiche e per questo ha un
impiego versatile e puo' essere contenuta nei piu' svariati alimenti
preparati. Alcuni di questi locali aderiscono ai progetti
dell'Associazione Italiana Celiachia, che cerca di rispondere alle
esigenze alimentari dei malati, garantendo una lista di oltre 800
ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie "a prova di celiaco":
esercizi informati su questa intolleranza e sulle modalita' di
preparazione delle pietanze per evitare ogni rischio di contaminazione.
Una rete che si sta ampliando sempre piu' ed e' monitorata ogni sei mesi
dall'associazione. La celiachia, una volta diagnosticata, non dovra'
essere piu' vista come una limitazione, ma come una condizione in cui il
''gluten free'' si puo' coniugare con cibi sicuri e piacevoli.
|
 |
Qualche informazione sull'Associazione Italiana Celiachia
|
|
L'AIC (Associazione Italiana Celiachia) nasce nel 1979 con diverse
finalita': promuovere l'assistenza ai celiaci, agli affetti da dermatite
erpetiforme e alle loro famiglie; informare la classe medica sulle
possibilita' diagnostiche e terapeutiche;studiare i problemi dei celiaci
in stretta collaborazione con la Societa' Italiana di Gastroenterologia ed
Epatologia Pediatrica (SIGENP) e la Societa' Italiana di Gastroenterologia
(SIGE), stimolare la ricerca scientifica in tre direzioni: genetica,
immunologica e clinica; sensibilizzare le strutture politiche,
amministrative e sanitarie. Tra i risultati raggiunti dall'Associazione:
la distribuzione gratuita dei prodotti dietoterapeutici senza glutine per
tutti i celiaci diagnosticati da parte del Servizio Sanitario Nazionale;
l'esenzione dal servizio militare; la creazione di un network di
ristoranti informati sulla celiachia. L'AIC e' membro dell'AOECS (Association
of European Coeliac Societies), Federazione delle Associazioni europee dei
celiaci. Dal 1999 AIC e' strutturata in federazione di associazioni
regionali. Le 19 sedi regionali, tramite un loro delegato, costituiscono
l'assemblea federale. Il quadrimestrale Celiachia Notizie e' l'organo di
stampa ufficiale dell'AIC. (Informazioni tratti dal sito web
www.celiachia.it)
|
|
|