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Il farro
La ricerca di alimenti
sani e naturali, ha portato alla riscoperta di questo prezioso cereale
di antichissima origine. La sua resistenza alle malattie e alle
infestazioni parassitarie ne permette la coltivazione senza usare
concimi e antiparassitari
di Marisa Paolucci
Questo antico cereale
"forte" e "puro" e' stato per secoli l'alimento
base di popolazioni asiatiche e mediterranee. La Palestina sembra essere
il luogo dove il farro trovo' la sua origine, quindi la Siria e
l'Egitto. Il farro e' stato trovato anche nelle antiche tombe egiziane
ed e' citato nelle opere di Omero.
Il farro era considerato, un tempo, molto prezioso e i Romani lo usavano
addirittura come moneta di scambio e come offerta nei matrimoni. La
futura sposa offriva al marito e alla sua famiglia un dolce o del pane a
base di farro. Questa e' forse una delle forme piu' antiche di
matrimonio di cui si conosce il rituale: la conferratio, probabilmente
il nome deriva proprio dal fatto che la cerimonia nuziale si compiva con
la presentazione di un pane di farro che gli sposi mangiavano insieme.
In Italia il farro e' stato coltivato fin dal quinto secolo avanti
Cristo, e fu diffuso dai Romani in tutta la penisola. Esso trovo' il
suo spazio di mercato in quanto resistente alle malattie e grazie alla
buona riuscita in terreni aridi e poveri. Un altro aspetto particolare
del farro era il suo uso nelle cerimonie religiose. Un dono
propiziatorio alle divinita' contadine era infatti la "mola
salsa". Poteva essere in chicchi o farina miscelata con acqua e
sale. Veniva offerto invece in modo integrale a Ceres, dea
dell'agricoltura, durante il periodo della semina (feriae sementivae).
Il chicco e' avvolto da una pellicola esterna molto dura e a questo
proposito i Romani originarono una festa chiamata "Fornacalia"
che diffuse la tecnica di arrostire il farro per liberarlo dalla buccia.
Tostare il farro divenne presto una pratica quotidiana degli antichi
abitanti dell'Italia. Con questo cereale a Roma si preparava il puls, un
tipo di pane di uso comune e il libum, la focaccia da offrire agli dei.
Con l'arrivo di altre varieta' di cereali, a partire dal medioevo,
il farro inizio' a perdere la sua popolarita' anche perche' esso e'
difficile da coltivare in quanto cade molto
facilmente sul terreno durante la fase finale della crescita rendendo
complicata la raccolta. Inoltre, a confronto di altre colture, il
rendimento della produzione per ettaro non e' molto proficuo.
Un altro dei motivi per cui la sua coltivazione fu abbandonata nei
secoli passati e' che la sua farina e i prodotti che ne derivano
posseggono un alto contenuto di fibre: motivo fondamentale per cui oggi,
proprio per queste caratteristiche sono stati rivalutati e inseriti
nelle diete alimentari. In Italia sono presenti 3 varieta' di questo
cereale:
- il farro piccolo,
Triticum Monococcum
- il farro comune,
Triticum Dicoccum
- il farro grande, Spelta
Triticum
Il valore nutrizionale
del farro e' molto simile alla varieta' del grano tenero. Esso e'
ricco di vitamine A, B, C, E e sali minerali, calcio, potassio, magnesio
e fosforo, contiene proteine, acidi grassi polinsaturi, ferro, rame e
manganese, e e' inoltre ricco di fibre insolubili che favoriscono il
regolare lavoro dell'intestino. Per la sua particolare composizione,
combatte la stipsi e secondo alcuni nutrizionisti puo' prevenire le
neoplasie intestinali. Una zuppa a base di farro fornisce senso di
pienezza ritardando lo stimolo della fame, mentre nelle diete alimentari
offre un importante apporto di proteine, vitamine sali minerali tra cui
il ferro e il calcio. Persone che svolgono attivita' sportiva, pur
rimanendo relativamente leggeri, possono avvalersi di una buona quantita'
di carboidrati necessari durante gli impegni agonistici, mantenendo un
costante livello glicemico e calorico e migliorando la propria resa
agonistica. Altre indicazioni nutrizionali sono l'osteoporosi e le
anemie mentre da alcuni anni il farro compare in diverse diete
dimagranti.
Come usarlo a tavola:
Puo' essere usato in
grani come il riso o tritato tipo polenta, dopo un sufficiente tempo di
cottura di trenta minuti. Si utilizza intero per i minestroni, suppli',
per piatti freddi a insalata, tritato
per polpette oppure sempre nei minestroni (un cucchiaio a persona). La
pasta cuoce in 6-7 minuti e si puo' gustare con sughi semplici, o con
carne oppure piu' semplicemente con ricotta e tartufo o straccetti di
prosciutto. Per alcuni cuochi il sugo che meglio esalta il gusto della
pasta e' la "amatriciana". Le pietanze a base di farro vanno
associare a un abbondante contorno di verdure cotte o meglio crude per
trattenere fibre sali e vitamine.
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