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IL PESCE AZZURRO
di Marisa Paolucci
La specie piu' comune nei mari italiani offre la massima garanzia
di freschezza e economicita'. Puo' avere un ruolo
importante in una alimentazione sana ed equilibrata.
Aiutando, per merito dell'alta presenza di acidi grassi
polinsaturi ap prevenire e curare diverse patologie
La
fama del pesce azzurro ha origini antiche. Il garum e' la piu' famosa salsa di pesce azzurro dei tempi dell'antica
Roma, prevedeva l'impiego di sgombri, sardine, acciughe.
L'uso del pesce azzurro nelle salse e' continuato nei
secoli a venire, con un ruolo di primo piano
nell'alimentazione delle popolazioni costiere. Dal
settecento grazie alla diffusione della tecnica di
conservazione sott'olio entro' a pieno titolo anche sulle
tavole dell'entroterra. Nel passato il pesce azzurro non
ha potuto vantare amicizie altolocate. In effetti era il
cibo quotidiano dei pescatori, una delle comunita' piu'
povere. Oggi fortunatamente e' considerato una grande
risorsa alimentare e gastronomica. Esiste un patrimonio
vastissimo di ricette regionali a base di pesce azzurro,
una migliore dell'altra, alcune raffinatissime, ma e' interessante sottolineare la grande diffusione della
conservazione sott' olio e sotto sale tipica di
molte regioni della penisola, tanto che anche la moderna
industria conserviera li propone in numerose versioni.
Quando i pesci sono azzurri? la denominazione "pesce
azzurro" non corrisponde ad un gruppo
scientificamente definito di specie. Vengono definiti
azzurri quei pesci che, oltre a caratterizzarsi per una
colorazione blu scuro dorsale ed argentea ventrale, sono
generalmente di piccole dimensioni ed abbondano nei
nostri mari. Le tre specie piu' pescate sono: l'alice, la
sardina e lo sgombro. In realta' possono essere
considerati azzurri per la loro colorazione anche molti
pesci, che per dimensione e forme non hanno nulla in
comune con quelli piu' conosciuti. Basti pensare al tonno
o al pesce spada. Esiste dunque un'originale distinzione
tra le specie che tradizionalmente fanno parte del gruppo
del pesce azzurro, ed invece i pesci "azzurri di
colore". Il pesce azzurro proprio, pescato in tutti
i mari italiani e quindi vicino ai mercati di vendita,
offre economicita', ed e' presente per quasi tutto l'anno.
Negli ultimi tempi, medici e nutrizionisti hanno
evidenziato l'importanza del consumo di pesce quale
alimento alternativo ad altri cibi proteici come
formaggi, uova e carne. Da un punto di vista nutrizionale
il pesce azzurro presenta un apporto di proteine di
elevata qualita' ed una particolare composizione dei
grassi, ricchi di acidi grassi polinsaturi, soprattutto
della serie omega-3 tra i quali ve ne sono alcuni capaci
di abbassare sia i grassi che il colesterolo nel sangue.
In particolare in situazioni quali l'eta' avanzata, il
diabete, l'obesita', gli acidi grassi della serie omega-3
non possono essere derivati dall'acido linolenico, loro
normale precursore, per un progressivo declino di attivita' dell'enzima delta-6-desaturasi, quindi
l'apporto dietetico diventa indispensabile. ll consumo di
almeno 2-3 pasti di pesce azzurro a settimana, nel
contesto di un'alimentazione equilibrata, puo' avere un
ruolo importante nella prevenzione delle malattie coronariche. L'apporto in calorie fornito da 100 grammi
di parte edibile (carne privata dello scarto) delle piu'
comuni specie di pesce azzurro, senza aggiunta di
condimenti, non e' elevato, oscillando tra le 89 kcalorie
e le 168 kcalorie dello sgombro. Non e' solo il profumo
del mare che ci invita a questo punto a lasciarci tentare
da leggeri e stuzzicanti piatti offerti dall'azzurro
mediterraneo, ma soprattutto la certezza che stiamo
mangiando qualcosa che ci fara' sicuramente bene. La
specie piu' comune nei mari italiani offre la massima
garanzia di freschezza e economicita', e puo' avere un
ruolo importante in una alimentazione sana e equilibrata.
Aiutando, per merito dell'alta presenza di acidi
grassi polinsaturi,a prevenire e curare diverse
patologie.
PUFA: GLI ACIDI
GRASSI PER STAR BENE
Nel Livelli di
Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti per la
popolazione italiana, la Societa' Italiana di Nutrizione
Umana ha inserito per la prima volta un livello minimo di
Acidi grassi polinsaturi della serie Omega3 (pesce, olio
di pesce, crostacei) per l'adulto pari allo 0,5% delle
calorie totali giornaliere assunte. La percentuale
aumenta nel neonati e nel bambini in quanto diversi studi
hanno dimostrato che quelli nutriti con latti arricchiti,
soprattutto con DHA (acido docosaesaenolco) mostrano un
migliore sviluppo neurologico. Uno studio condotto a
Seattle (USA) da Siscovick e coll. e pubblicato su Jarna
(1995:274 (17); 1363-7) ha mostrato che una dieta ricca
di DHA e EPA (acido eicosapentaenoico) era capace di
ridurre dei 50% il rischio di arresto cardiaco o aritmie
in un gruppo di 334 soggetti (uomini e donne) che avevano gia' avuto un infarto, rispetto a un eguale gruppo di
confronto. Altre funzioni biologiche che negli anni sono
state riconosclut agli Omega-3 Vanno dalla riduzione
della colesterolemia, a un effetto antiaterosclerotico
con riduzione dei rischio di trombi e un miglioramento
della circolazione sanguigna, all'inibizione competitiva
nel confronti della cascata dell'acido arachidonico perche' impedisce la formazione di leucotrieni della
serie 4 che sono forti agenti infiammatori in corso di
diverse patologie di tipo osteoarticolare (artrite
reumatoide), gastroenetrologico e dermatologico. In
questo campo, la loro azione si rivela importante nel
diminuire il prurito nelle dermatiti e nel trattamento di
affezioni legate a una alterata composizione lipidica
dell'epidermide: dermatite seborroica, psoriasi ecc.
Inoltre si ottiene un'ottima azione antinfiammatoria
anche nel corso di altre affezioni dermatologiche quali
l'eczema atopico, le dermatosi da contatto e la psoriasi,
durante le quali viene mantenuta un'ottimale funzionalita' dell'epidermide (Ziboh 1986, Kragballe
1985, Bittner 1988).
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