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Stampa: quante imprecisioni sui Solarium
...la campagna stampa contro i solarium risulta denigratoria nei confronti delle estetiste...
di Valentino Astolfi, Direttore Commerciale I.SO Italia
Ci sono notizie e pseudonotizie, a fare la differenza è come i giornali le presentano al pubblico. Un esempio di questi giorni riguarda le apparecchiature solari, ancora una volta messe sul banco degli imputati da una stampa approssimativa e frettolosa. Molti quotidiani italiani, infatti, hanno scritto che l'Agenzia per la Ricerca sul cancro
(Circ) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), avrebbe classificato come cancerogeni i raggi ultravioletti delle lampade abbronzanti, finora classificati come "probabilmente cancerogeni". Negli articoli si legge che la decisione è stata presa da un gruppo composto da 20 esperti
(IARC), provenienti da nove paesi, che lavora con le Nazioni Unite e che ha compilato il
report, suggerendo di modificare una classificazione risalente al ‘92 che metteva i raggi solari ultravioletti (di tipo A, B e C), così come quelli artificiali delle lampade e dei lettini abbronzanti, al "livello 2" di rischio. A parer mio la trattazione di questi dati fatta dai giornali è stata come sempre condotta puntando sull´allarmismo senza tener conto di alcuni particolari fondamentali nella loro banalità. In primo luogo, la luce del sole è oggi nella stessa categoria nella quale sono stati inseriti i lettini abbronzanti (livello 1) che non fanno altro che riprodurla. Secondo punto, tutte queste modifiche non sono successive a un nuovo studio. Ciò che in realtà è stato fatto è semplicemente una revisione di un documento del 2006, che a sua volta era una revisione di ventitre studi precedenti, alcuni dei quali datati inizio del 1980. Tra l´altro 5 di questi studi furono esclusi per l´inutilità dei dati, mentre altri 6 suggerivano che i lettini abbronzanti in realtà riducevano il rischio di cancro alla pelle. Ancora: tra tutti, ben 16 avevano avuto risultati entro il margine di errore (fonte European Sunlight
Association). Come dire che, nel caso di un´elezione politica, gli esperti si fidassero ciecamente di una proiezione che mostra un candidato in testa dell´1% con un margine di errore del 5%. Terzo punto: negli articoli di stampa apparsi in Italia in questo periodo, non emerge alcun riferimento alla recente raccomandazione Europea circa i limiti di emissione che hanno ridotto la potenza dei solarium in commercio), a 0.3 Watt/mq, ovvero una potenza massima pari a quella del sole a mezzogiorno, all´altezza dell´equatore, in una giornata senza nuvole. Anzi, in alcuni articoli particolarmente catastrofici, i solarium sono "classificati " con una potenza fino a 10 volte superiore a quella del sole. Ne consegue che gli studi statistici sono stati effettuati su tipi di lettini oggi illegali e non più in produzione, almeno in Europa. Quarta considerazione: per i lettini abbronzanti, essere nella categoria "livello 1" non quantifica la dimensione del rischio, ma riconosce esclusivamente l´esistenza dei rischi. Molte sono le sostanze e i prodotti che rientrano in questa categoria. Alcuni di essi sono molto pericolosi, come l´arsenico e il gas mostarda ma altri come il vino rosso, la birra e il pesce conservato sotto sale, che sono nella stessa categoria, comportano un rischio davvero minimo. Ne consegue che alcune affermazioni, tipo quella secondo cui i lettini abbronzanti sarebbero pericolosi come l´arsenico, sono totalmente sbagliate e inappropriate. Gli scienziati non hanno assolutamente fatto quel tipo di paragone, anzi sarebbe stato più originale se ci fosse stato qualche giornalista sagace che avesse scritto "Lettini abbronzanti pericolosi come il vino Merlot". Senza dimenticare che dal 1992, migliaia di medici hanno raccomandato una moderata esposizione ai raggi del sole per i notevoli e documentati vantaggi alla salute. Infatti, molti illustri cattedratici sono convinti che i vantaggi della luce solare superino notevolmente i rischi. Il quinto punto su cui mi vorrei soffermare è che in quasi nessuno dei giornali che mi è capitato di leggere, viene fatto esplicito riferimento a quella che è una caratteristica e un punto di forza del nostro Paese, ovvero che queste apparecchiature sono utilizzate esclusivamente dalle Estetiste che, a fronte della loro professionalità e dei loro obblighi, ne garantiscono, implicitamente, il corretto utilizzo. In molti Paesi Europei esistono centri abbronzatura completamente automatizzati, senza alcuna supervisione, in altri l´autorizzazione ad aprire un centro abbronzatura si consegue con corsi di abilitazione di poche centinaia di ore. Dunque o la qualificata professionalità dei diplomi in Estetica non conta nulla, oppure una differenza dagli altri Paesi europei deve essere meglio evidenziata. Ultima considerazione: nella campagna stampa non sono stati valutati i suggerimenti della Direzione Generale Della Commissione Europea per la Salute e la Tutela del Consumatore che dal 22 Gennaio 2007 dispone che tutti i paesi della Comunità devono adottare i suggerimenti del S.C.C.P. ossia che la massima irradianza dei solarium non superi 11
Sed/h (quella del sole a mezzogiorno all´Equatore ), inoltre tale Organismo dispone che a partire da quella data:a) nei Paesi della CEE non possono essere più immessi in commercio Solarium con una emissione (intesa come somma di
UVA+UVB) superiore a 0.3 W/m˛/nm.b) ai paesi Membri è richiesto di predisporre un sistema di verifica dell´emissione delle apparecchiature abbronzanti in esercizio presso le attività
commerciali.c) ogni paese può emanare una Legge (regolamento, o circolare ecc...) per l´applicazione sul proprio mercato Nazionale dei nuovi limiti di emissione. Crediamo di aver chiarito il perché consideriamo la stampa poco attenta e soprattutto pigra nel non approfondire i temi su cui si scrive. Ma un quesito resta: se teniamo in considerazione quanto sopra esposto, non si capisce il senso reale e a chi fa gioco questa campagna stampa superficiale e denigratoria, i cui effetti rischiano di incidere definitivamente sulle aziende serie che operano, come la nostra, da anni nel settore e che tentano, al fianco dei propri clienti, di superare un periodo di crisi economica generale, già sufficientemente complicato. Chi scrive utilizzando titoli e contenuti allarmistici dovrebbe rendersi conto che con queste imprecisioni e superficialità, rischia di mettere in discussione migliaia di posti di lavoro, non solo nel settore della produzione ma anche in quello artigianale dell´estetica professionale. In Italia infatti esistono circa 18.000 centri di estetica dove estetiste diplomate, con esperienza e professionalità, propongono corrette sedute d´abbronzatura prendendosi cura dei propri clienti e utilizzando apparecchiature costruite nel rispetto delle più recenti normative. In questi centri sono impiegati circa 35mila addetti che assieme a chi lavora nelle aziende di produzione e nell´indotto, meritano un pò più di attenzione e serietà dagli organi di stampa e dalle Istituzioni.
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