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Sfruttare la vitalita' dei bulbi piliferi La tecnica dell’autotrapianto propone metodiche meno invasive, piu' veloci e precise. Effettuabili con originali strumenti sempre piu' sofisticati per approfondimenti: calvizie - trapianto dei capelli Di Paola Marchi |
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Lo stato di calvizie non insorge improvvisamente. I primi stadi che preludono la perdita irreversibile di parte della capigliatura fanno ancora sperare e spesso la situazione viene trascurata. Il vero problema insorge quando l’atrofia della matrice follicolare e' completa: il capello non cresce piu' e l’unica soluzione non cosmetica e definitiva e' l’autotrapianto. Questa tecnica tricologica non e' certo una novita' per la chirurgia estetica, che da decenni la pratica, ma il suo successo e' sempre stato relativo. Certo, la particolare vitalita' dei follicoli piliferi consente che i capelli trapiantati riescano a ricrescere, e i risultati per lo piu' durano a lungo nel tempo, perche' i bulbi provengono da una zona che geneticamente non e' soggetta a calvizie, la nuca. ''Il vero scoglio per la chirurgia tricologica, quindi, e' sempre stata la reale
qualita' estetica del trapianto'', conferma il
dottor Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova. Infatti, se
un ottimo successo riscuote l’attecchimento dei follicoli trapiantati,
non e' altrettanto per la naturalezza del risultato. ''Un forte
deterrente per chi potrebbe essere un buon candidato per il trapianto dei
capelli – riprende il chirurgo – e' proprio l’aspetto artificiale
che potrebbe avere la nuova capigliatura, in particolare a causa della
disposizione troppo schematica dei capelli e della linea frontale e la
presenza di cicatrici, che tradiscono subito l’intervento chirurgico,
soprattutto quella sulla nuca, necessaria per prelevare il lembo di cute
da frazionare per ricavare le graft con i follicoli da trapiantare''. A
tal proposito, ci si ricorda del pessimo effetto ''bambola'' frutto di
un autotrapianto grezzo di vecchia generazione, che piuttosto di eliminare
l’imbarazzo dell’essere privo di capelli, fa ottenere l’effetto
contrario al malcapitato che quasi rimpiange la calvizie. FUE e' l’acronimo di Follicular Unit Extraction, e sta a indicare una tecnica di trapianto di capelli con prelievo di singole unita' follicolari. In altre parole, per infoltire la zona calva o diradata, vengono utilizzati elementi vitali, follicolo pilifero e annessi cutanei, prelevati dalla nuca, senza la necessita' di asportare il lungo lembo di cute, tipico di ogni altro tipo di trapianto di capelli. Questo trapianto ha un approccio diverso rispetto ad altri tipi di procedure chirurgiche, quasi insomma una versione micro delle piu' efficaci tecniche tricologiche. Questo e' consentito dall’utilizzo di strumenti in grado di prelevare precisamente la singola unita' follicolare e trapiantarla senza necessita' di incidere con bisturi. ''Nel luogo di espianto – spiega il dottor Pallaoro – si lascia un foro molto ridotto che guarira' spontaneamente senza suture. Per l’impianto nella zona glabra, viene creata la sede con lo stesso strumento, percio' le dimensioni della micro zolla cutanea e del foro combaceranno senza creare soluzioni di continuita' cutanee e, di conseguenza, esiti cicatriziali evidenti''. Con questa metodica, l’esito del rinfoltimento e' visibile in maniera graduale nell’arco di un paio di mesi, quando i follicoli trapiantati riprendono passo passo la produzione del capello. Nel frattempo il paziente puo' riprendere le normali attivita', non ci saranno segni evidenti della chirurgia, perche' gia' in capo ad una settimana potra' lavarsi i capelli, e le crosticine, tipiche del processo di guarigione, cadranno spontaneamente in breve. Nulla a che vedere con soluzioni cosmetiche o protesiche, dunque, perche' i capelli trapiantati appartengono alla
persona stessa e cresceranno in modo naturale e permanente. Quanto alla durata del ritocchi tricologico, assicura il dottor Pallaoro: ''il trapianto di puo' definire definitivo. I capelli della nuca infatti non sono soggetti a caduta per costituzione genetica ed e' stato provato che mantengono questa caratteristica anche dopo il trapianto''. |
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Il processo di calvizie maschile viene catalogato
secondo la scala di Norwood Hamilton, che individua sette stadi di diradamento,
qui sintetizzati in tre fasi. La calvizie nelle prime fasi puo' essere
corretta con efficacia grazie al trapianto personalizzato con tecnica
FUE, dopo aver valutato la fattibilita' caso per caso. Il trapianto capelli senza cicatrice e a singole unita' follicolari e' l’ideale per allestire una nuova linea frontale che ricalchi uno schema molto simile alla naturale disposizione dei capelli. Fondamentale e' quindi lo studio della fisionomia personale, in modo da pianificare un rinfoltimento preciso e accurato. |
| Generalmente, quando viene eseguito un trapianto di capelli, l’obiettivo non e' quello di ripristinare una chioma folta, che sembrerebbe quantomeno stonata con un viso non piu' giovane. Piuttosto, alcune caratteristiche, come la fronte alta e una certa armoniosa stempiatura, vengono mantenute, in modo da far passare inosservato l’intervento chirurgico. L’efficacia dell’autotrapianto FUE e' data anche dalla gradualita' della ricrescita, che consente l’occhio altrui di abituarsi lentamente al cambio d’immagine. |
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Per le donne, il processo di diradamento ha un decorso
differente da quello maschile. In genere la donna non arriva ad una
calvizie totale, ne' l'area alopecia e' completamente glabra. Piuttosto il
diradamento e' diffuso e viene mantenuta la linea dell'attaccatura
frontale. Per questo anche il trapianto di capelli FUE viene studiato
appositamente per ogni genere e ''disegno'' di calvizie. A esempio, sara'
maggiormente importante, rispetto all'uomo, che venga rinfoltita la zona
della scriminatura, in modo che la cute cranica non sia visibile con le
tipiche acconciature femminili. |
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| Il caso riportato e' quello di una donna, non certo anziana, che soffre di una forma piuttosto acuta di diradamento, fatto che colpisce in modo severo la psiche di chi si trova a vivere questa situazione. Il rinfoltimento con la tecnica FUE e' stato studiato per risultare assai naturale e discreto, ed e' stato ripartito in due sessioni chirurgiche. |
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