Dott. Carlo
Alberto Pallaoro:
Specialista in Chirurgia Plastica
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Portale di chirurgia estetica Pallaoro

Chirurgia estetica delle cicatrici

Qual’e' il comportamento degli Italiani nei confronti delle piccole ferite che spesso si verificano in casa o sul posto di lavoro? Dai risultati di uno studio emerge una carente informazione su un processo articolato e molto complesso. Diversi consigli per trovare la strada piu' adatta a ogni singolo caso e per decidere se ricorrere alla chirurgia plastica 

Tagli, abrasioni, scottature, sono all’ordine del giorno in ogni famiglia o posto di lavoro. Secondo alcuni studi il 50% dei tagli coinvolge le persone quando sono in casa e riguarda soprattutto le donne e i bambini tra 7 e 14 anni. In generale, il taglio, a danno delle dita delle mani, e' di piccole dimensioni e non si caratterizza per essere sporco. Le abrasioni escoriazioni coinvolgono nel 31% dei casi persone fuori casa e riguardano di piu' bambini tra 7 e 18 anni e meno gli adulti. Generalmente queste ferite sono a danno delle ginocchia, sporche e mediamente estese.

Le bruciature-scottature coinvolgono il 27% delle persone, prevalentemente in casa, e riguardano donne tra i 25 e i 64 anni. Anche queste ferite sono piu' a danno delle mani e delle braccia, sporche, non estese e spesso si e' formata una vescica. Il rimedio piu' usato e' il lavaggio con acqua (74%) e a seguire l’uso di creme, polveri o spray (67% dei casi). Nello specifico, il comportamento degli Italiani per la medicazione di piccole ferite indica che le procedure di “intervento” in caso di piccole ferite si dividono in due fasi: una “liquida” e l’altra “solida” (PiTre Consumer - campione di 600 donne responsabili d’acquisto). Nella prima si fa ricorso a una disinfezione generica per lavare-pulire la ferita con acqua o disinfettanti (85%). Un gesto meccanico che deterge e disinfetta la ferita ma non costituisce una barriera contro gli eventuali germi che possono infettare la cute lesa. La fase “solida” invece e' caratterizzata dall’uso di creme, polveri o spray disinfettanti o antibiotici per prevenire infezioni o curare quelle gia' in atto e/o accelerare e favorire il processo di cicatrizzazione. Lo scopo e' creare un vero “scudo” di protezione che duri nel tempo. Il processo di cicatrizzazione (che termina nel momento in cui psicologicamente non ci si deve preoccupare della ferita e non quando e' effettivamente chiusa) viene percepito come una cosa naturale, e il ricorso a un prodotto specifico, che – tra l’altro - viene scelto in termini di velocita'/qualita' della guarigione, e' considerato comunque secondario ed eventuale, spesso inoltre si tratta di un rimedio ritardato, nel caso in cui la ferita non sia stata curata bene da subito.

Sfortunatamente pero', la cicatrizzazione e' un processo biologico dinamico, influenzato da molteplici fattori, caratterizzato da una serie di eveti che s’inescano a catena e che conducono alla riparazione delle ferite. Una complessa interazione tra meccanismi biochimici, cellulari e tissutali la cui durata e il cui risultato finale variano in relazone al tipo di ferita, di ulcera o di ustione.

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