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Nuove regole per la Medicina Estetica
Nel campo della chirurgia e della medicina estetica piu' voci invocano la necessita' di nuove regole che facciano maggiore chiarezza e garantiscano sicurezza
del dott. Giorgio Bartolomucci
Quando nasce la esigenza di un codice deontologico e perche'? Cosa deve avvenire perche' una categoria, sia essa quella dei pubblicitari o degli avvocati, dei commercialisti o dei medici, un giorno inizi a richiedere ad alta voce l'adozione di un codice di autodisciplina che metta un po' d'ordine nello svolgimento quotidiano della propria professione? Provate a chiedere in giro e riceverete risposte fra loro molto diverse: alcune piu' legate al concetto di etica, altre piu' preoccupate che il disordine selvaggio indotto dall'assenza di norme chiare e imperative possa provocare danni alla immagine di tutta la categoria. Entrambe queste posizioni sono accettabili e comprensibili, ma non tengono conto che, di fatto, ogni Albo Professionale contiene gia' all'interno del suo Regolamento diversi principi etici e numerose prescrizioni. Le quali, di fatto, dovrebbero essere gia' sufficienti a che i comportamenti di tutti i propri iscritti risultino allineati a degli standard ufficiali in grado di garantire la convivenza - o parlando senza ipocrisia, la concorrenza - fra chi si trova a operare in un mercato in cui il consumatore e' libero di informarsi e scegliere il professionista cui rivolgersi. Fatta questa ingenua premessa, abbiamo raggiunto la prima certezza: i regolamenti della maggior parte degli Ordini Professionali, costituiscono un riferimento formale che interviene, il piu' delle volte, solo in caso di abusi e denunce in quanto serve solo a indirizzare la decisione di chi e' preposto a valutare aposteriore il comportamento di un iscritto. Pochi si premurano di leggere pomposi decaloghi che appaiono, purtroppo, tristi elencazioni di norme, a meta' fra il buon senso e i luoghi comuni, e si giunge facilmente alla errata conclusione che si tratta piu' di documenti di facciata, da mostrare come fiori all'occhiello ma, al di fuori di qualche norma vincolante, quasi completamente inutili nella pratica quotidiana. Altro dato su cui non si puo' non riflettere: da una ventina di anni a richiedere la revisione e soprattutto l'applicazione dei codici deontologici, sono spesso le Associazioni dei Consumatori, che diventano in tal modo i promotori di una rinnovata assunzione di responsabilita' da parte di professionisti che, apparentemente, rischiano di allontanarsi dalla loro originale missione. Nei riguardi dei medici, i motivi addotti a difesa dei consumatori sono soprattutte le richieste di maggiore sicurezza. Un argomento che non e' mai sottovalutato dagli Ordini perche' diventa immediatamente motivo di feroci attacchi da parte della stampa in occasione di incidenti, errori o casi di malpractice professionale. Per finire,
pero', c'e' anche chi maliziosamente pensa che si invochi un codice deontologico quando nel mercato, sempre piu' selvaggio, si e' scatenata una guerra dei prezzi, che abbassa la qualita' e crea problemi e confusione che gettano un'ombra anche su chi lavora bene e con coscienza. Quando il fenomeno dell'abusivismo professionale e' tale da non permettere quasi di distinguere fra chi ha i titoli per operare e chi invece s'improvvisa, appare quasi inevitabile che i migliori si riuniscano e auspichino un irrigidimento delle regole d'accesso alla professione, un aumento delle garanzie per i pazienti, un controllo sulla qualita' dei materiali, la creazione di banche dati e via dicendo. e' quello che e' successo anni fa nel campo dell'odontoiatria, quando chiunque fosse laureato in medicina poteva cimentarsi in una specialita' tanto complessa quanto remunerativa, quando gli odontotecnici esercitavano abusivamente senza essere in possesso di una laurea, quando i primi dentisti dei Paesi dell'Est hanno iniziato a lavorare a basso costo in Italia. Ed e' quello che sta succedendo oggi che i settori della medicina e della chirurgia estetica cominciano a essere campo di scorribanda per i tanti che, dotati di titoli insufficienti o alle prime armi, stanno creando delle condizioni di mercato che molti stessi chirurghi plastici definiscono una jungla. Da due anni il Prof. Carlo Alberto
Bartoletti, padre fondatore della Medicina Estetica italiana, lancia il suo grido di allarme sulla situazione di questa disciplina che, carente ancora del riconoscimento accademico di specialita' universitaria, e' diventata lo sbocco per tanti neolaureati alla ricerca di reddito. Da due anni, insieme alle maggiori Associazioni scientifiche che studiano la materia, propone un decalogo, un albo, un riconoscimento ufficiale che dia garanzia ai pazienti. Lo stesso fanno ora i Chirurghi plastici che vedono la loro disciplina invasa da tanti laureati in medicina cui pero' manca una specializzazione specifica. Si lamentano che in Italia chiunque sia laureato in medicina e chirurgia possa intraprendere, a eccezione della radiologia e
dell'anestesiologia e oggi - dopo la riforma del curriculum accademico - l'odontoiatria, qualsiasi percorso professionale che si svolga nel settore privato pubblicizzando le proprie o supposte capacita' dietro il nome di fantasia di uno studio, di una clinica o di un ambulatorio a pagamento. Tutti sappiamo che legalmente poco si puo' fare contro questa concorrenza che disorienta e abbassa, oltre che i prezzi anche la qualita' dei materiali e delle prestazioni. Nei tanti convegni che si susseguono per dibattere questi temi - a seguire troverete alcuni resoconti - si racconta di protesi al seno offerte a 2.000 euro, di interventi effettuati in luoghi senza garanzie d'igiene e sicurezza, di filler di dubbia importazione, di post-operatori senza assistenza medica e via dicendo. La soluzione invocata e' sempre quella dei maggiori controlli preventivi, interventi delle forze dell'ordine usati quali strumenti per neutralizzare in anticipo improvvisatori e incapaci. Che
pero', in realta', potranno essere fermati solo dopo aver commesso qualche grave guaio.
Bisogno di autodifesa: ecco il decalogo per il paziente della Medicina Estetica Italiana
Presentato all'ultima edizione del Congresso SIME, il Decalogo del Paziente della Medicina Estetica 2010 e' uno strumento importante per evitare brutte sorprese:
1) Informarsi bene. Non accontentarsi di un articolo di giornale o televisivo ma consultare piu' di un professionista.
2) Diffidare dei medici che non fanno una visita diagnostica completa. Il medico deve spiegare bene tutto quello che pensa di fare, con i limiti e le complicanze possibili. Chiedere sempre al medico il "Consenso informato".
3) Rivolgersi solo a professionisti certificati, verificando che il medico sia iscritto a societa' scientifiche, aggiornato e preparato culturalmente e formatosi in una Scuola quadriennale di Medicina Estetica.
4) Riflettere su possibili metodiche d'intervento alternative e, in caso di incertezza, scegliere comunque la soluzione meno invasiva.
5) Attenti a chi promette troppo, ai maghi e ai "chirurghi viaggiatori". Imparare a dire no alle promesse di bellezza "pronta e subito".
6) Farsi sempre rilasciare dal medico la documentazione dei trattamenti effettuati, dei farmaci e dei presidi utilizzati.
7) Non dare il risultato per scontato. Non andare dal medico estetico come se fosse una passeggiata.
8) Non basta desiderare un risultato per ottenerlo. Spiegare bene quello che si desidera e pretendere di essere informati di quello che la medicina estetica e' in grado di fare.
9) Prevenire e' meglio che curare. Comincia a pensare oggi a come sarai tra 10 anni e fatti indicare i comportamenti migliori da tenere per evitare di accelerare il passaggio del tempo.
10) Non puntare a modelli irraggiungibili. Veline e modelle non sono "reali" e i trucchi della televisione sono magici come i ritocchi alle fotografie.
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