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articolo aggiornato il: giovedì 17 maggio 2012


dottoressa Alessandra Grassi

Arte, colori e forme in dermatologia

La prima edizione di un originale convegno che coniugando insieme arte e dermatologia riafferma il valore di colori e forme

dott.ssa Alessandra Grassi

Una volta l’arte della cura era di grande aiuto nelle malattie e nei disagi estetici cutanei. In particolare si apprendeva l’arte della medicazione e della dermocosmesi naturale, piu' tardi e' arrivato il camouflage. Nel corso delle giornate di Dermart, un workshop diretto dal dott. Biagio Didona e dal dott. Massimo Papi, tenutosi a Roma lo scorso dicembre, si e' voluto riportare l’attenzione alla clinica della cute guardando con gli occhi appassionati dell’arte pittorica e riesaminando una serie di antichi e nuovi elementi morfologici ''artistici'', che aiutano a capire, a differenziare e a scoprire le malattie cutanee e la psicologia della persona affetta. Il corso e' stato molto interessante sia per gli argomenti trattati che per la capacita' dei relatori di trasmettere conoscenze scientifiche e artistiche in un connubio di scienza e passione. Come sappiamo, una parte considerevole della diagnostica clinica in dermatologia si basa sul colore della manifestazione cutanea, sulla distribuzione lineare e topografica delle lesioni e sulla interpretazione morfologica delle figure che tali lesioni tendono a comporre. Tantissimi gli illustri relatori intervenuti, come il dott. Mauro Paradisi che ci ha illuminato con la relazione sulla dermatologia nella pittura. Il Prof. Mauro Picardo ha descritto i casi in cui il colore non c’e' e quindi le macchie bianche e le ipomelanosi. Molto stimolanti le relazioni dei direttori del workshop il dott. Massimo Papi che ha descritto i colori che fanno fare la diagnosi, ed il dott. Biagio Didona che ha parlato di cute marmorata e le livedo. E' il processo di analisi visiva, che un dermatologo effettua ad ogni visita, che porta a una diagnosi clinica ma, tuttavia, la cute e' anche un organo di confine e mezzo di comunicazione interpersonale, per cui talvolta il paziente modifica l’aspetto della sua patologia cutanea attraverso il trattamento, l’automedicazione e il camouflage. In questo caso gli aspetti cromatici individuabili nel manifestarsi della malattia sono resi piu' complessi da interventi secondari. Riscoprire le relazioni tra dermatologia e arti figurative di cui la storia della medicina e' ricca di esempi, riafferma l’importanza dei colori e della forme dei sintomi cutanei, in grado di facilitare la diagnosi precoce di malattie infettive e contagiose, e delle grandi piaghe diffuse in epoca pre-antibiotica. Le espressioni cliniche delle malattie cutanee hanno spesso stimolato la fantasia dei dermatologi ''morfologi'' che per facilitare la comunicazione sono ricorsi a termini o figure, assimilabili a oggetti e immagini artistiche di comprensione immediata immediate come, a esempio, l’''homme rouge'' dei francesi o il ''lilac ring'' degli anglosassoni. Questo e' il segreto che ha permesso e permette a tanti dermatologi di sospettare o diagnosticare una malattia al primo sguardo! Altri punti da segnalare all’interno di Dermart, un evento cui sono stata veramente felice di partecipare perche' mi ha fornito una diversa prospettiva di lettura delle malattie della pelle, portandomi in una nuova dimensione fatta del connubio di arte e scienza, e' il lancio del premio ''diagnosi d’artista'', assegnato alla proposta diagnostica di 3 immagini cliniche, particolarmente stimolanti sul piano clinico-morfologico e artistico, che piu' si avvicinano a una patologia cutanea e il concorso fotografico ''Arte e Dermatologia'' per immagini capaci di evidenziare una relazione tra morfologia clinica di una problematica dermatologica e arte pittorica.




 

 


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