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Con gli occhi di un bambino
I bambini di quattro etnie a rischio fotografano momenti
di vita quotidiana oggi esposti in una mostra a Roma
di Ornello Colandrea
Immaginate una domenica mattina quando Roma e' ancora avvolta in una sorta di
torpore e i tempi appaiono rallentati. Il momento migliore per godere di angoli
e scorci suggestivi che in altri frangenti, presi da ritmi frenetici, non si
riescono a cogliere. Immaginate il cuore della citta', a due passi da piazza
Navona, dal Pantheon, Campo de' Fiori e Piazza Farnese, immaginate la sorpresa
di trovarsi di fronte al Palazzo della Cancelleria dove manifesti e brochure
multicolore annunciano una grande mostra fotografica su quattro lontanissimi
mondi organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Quattro luoghi simbolo
di altrettanti continenti, angoli molto remoti dove, pero', e' stato possibile
realizzare qualcosa di straordinario, un progetto costituito da una moltitudine
di fotografie spontanee, divertite e divertenti scattate da bambine e bambini
dai 5 ai 14 anni che per la prima volta hanno preso in mano la macchina
fotografica per raccontarsi e raccontare il proprio mondo. Un mondo talmente
lontano da noi che risulta quasi impossibile localizzarlo in una qualunque mappa
topografica. La mostra e' uno spaccato di popoli quali i Nuba, antichissima
etnia delle montagne del Sudan, che dopo anni di guerra, oggi, finalmente
conoscono giorni di pace e per la prima volta i loro figli possono frequentare
una scuola. Anche gli indios Yanomami, tribu' del cuore dell'Amazzonia, in
Brasile, hanno visto scongiurare il pericolo di estinzione e oggi sono tornati a
crescere e a vivere in simbiosi con il loro territorio finalmente protetto. Dall'altra
parte del pianeta, in Nuova Guinea si trovano le isole Trobriand dove l'isolamento
e' totale e si vive ancora in capanne senza acqua e senza luce sferzate da un
vento incessante che determina condizioni estreme e in cui si ha bisogno di
tutto. E ancora a meta' strada tra la terra e il cielo c'e' la valle nepalese
del Mustang. Ponti sospesi nel nulla e torrenti di ghiaccio, pastori in continuo
viaggio, piccoli villaggi tra le nuvole, e i bambini bisognosi di tutto che
hanno trovato conforto in una scuola in cui vi arrivano da tante valli diverse e
che sta diventando un punto fermo per migliaia di ragazzi. Volti orgogliosi e
fieri che, nonostante le ferite della guerra, della fame e delle malattie non
siano ancora rimarginate, risultano sempre sorridenti e disponibili. Negli
occhi, curiosita', la loro emozione, il loro sbalordimento, ma soprattutto la
loro grande voglia di divertirsi nel fotografare momenti di vita quotidiana,
rappresentando attimi di lavoro, gioco, caccia, socializzazione ma, in fondo in
fondo, anche una nota di tristezza.
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