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articolo aggiornato il: Monday 05 December 2011

 

 

Con gli occhi di un bambino

I bambini di quattro etnie a rischio fotografano momenti di vita quotidiana oggi esposti in una mostra a Roma

di Ornello Colandrea

Immaginate una domenica mattina quando Roma e' ancora avvolta in una sorta di torpore e i tempi appaiono rallentati. Il momento migliore per godere di angoli e scorci suggestivi che in altri frangenti, presi da ritmi frenetici, non si riescono a cogliere. Immaginate il cuore della citta', a due passi da piazza Navona, dal Pantheon, Campo de' Fiori e Piazza Farnese, immaginate la sorpresa di trovarsi di fronte al Palazzo della Cancelleria dove manifesti e brochure multicolore annunciano una grande mostra fotografica su quattro lontanissimi mondi organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Quattro luoghi simbolo di altrettanti continenti, angoli molto remoti dove, pero', e' stato possibile realizzare qualcosa di straordinario, un progetto costituito da una moltitudine di fotografie spontanee, divertite e divertenti scattate da bambine e bambini dai 5 ai 14 anni che per la prima volta hanno preso in mano la macchina fotografica per raccontarsi e raccontare il proprio mondo. Un mondo talmente lontano da noi che risulta quasi impossibile localizzarlo in una qualunque mappa topografica. La mostra e' uno spaccato di popoli quali i Nuba, antichissima etnia delle montagne del Sudan, che dopo anni di guerra, oggi, finalmente conoscono giorni di pace e per la prima volta i loro figli possono frequentare una scuola. Anche gli indios Yanomami, tribu' del cuore dell'Amazzonia, in Brasile, hanno visto scongiurare il pericolo di estinzione e oggi sono tornati a crescere e a vivere in simbiosi con il loro territorio finalmente protetto. Dall'altra parte del pianeta, in Nuova Guinea si trovano le isole Trobriand dove l'isolamento e' totale e si vive ancora in capanne senza acqua e senza luce sferzate da un vento incessante che determina condizioni estreme e in cui si ha bisogno di tutto. E ancora a meta' strada tra la terra e il cielo c'e' la valle nepalese del Mustang. Ponti sospesi nel nulla e torrenti di ghiaccio, pastori in continuo viaggio, piccoli villaggi tra le nuvole, e i bambini bisognosi di tutto che hanno trovato conforto in una scuola in cui vi arrivano da tante valli diverse e che sta diventando un punto fermo per migliaia di ragazzi. Volti orgogliosi e fieri che, nonostante le ferite della guerra, della fame e delle malattie non siano ancora rimarginate, risultano sempre sorridenti e disponibili. Negli occhi, curiosita', la loro emozione, il loro sbalordimento, ma soprattutto la loro grande voglia di divertirsi nel fotografare momenti di vita quotidiana, rappresentando attimi di lavoro, gioco, caccia, socializzazione ma, in fondo in fondo, anche una nota di tristezza.

 


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