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I costi delle ferite
Si e' tenuta a Roma la seconda edizione della Conferenza per lo Studio e la Ricerca su ulcere, piaghe, ferite e riparazione tissutale
di Germana Pitrola
In Italia si parla tanto dei costi della salute e della necessita' di ridurre la spesa sanitaria. Ogni partito ha la sua ricetta, da troppi anni vediamo che le cifre non tendono a diminuire ma, purtroppo, continuano inesorabilmente a crescere. Tra il 1995 e il 2005, la spesa sanitaria corrente complessiva
e' cresciuta passando da 48.136 milioni di euro a 92.804 milioni di euro, confermando una dinamica evolutiva, comune a tutti gli altri Paesi occidentali. Per alcuni, questo fenomeno sarebbe soprattutto da imputare a un carente sistema di programmazione e gestione del sistema, mentre per altri, la prima causa sarebbe da ricercare nella invadente presenza nelle aziende sanitarie di amministratori non medici, incapaci di comprendere a pieno le necessita' dei pazienti e
dell'organizzazione. Qualunque sia l'origine dell'aggravio dei costi - probabimente una combinazione di vari fattori interni ed esterni alla sanita' pubblica - ci sono materie che poco spazio hanno finora trovato nella scelta
dell'allocazione delle risorse. Una fra queste la farmacoeconomia, disciplina di recente sviluppo che puo' fornire gli elementi necessari per stabilire quale sia la terapia o
l'intervento maggiormente costo/efficace tra le alternative disponibili. Uno degli esempi piu' virtuosi di Congressi in cui questo tema viene invece regolarmente discusso, e i cui risultati potrebbero servire da linee guida per una politica sanitaria tesa
all'efficienza e al risparmio e' la CO.R.T.E. (Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione
tissutale) organizzato
dall'omonima associazione scientifica che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo scientifico e tecnico nel campo del trattamento delle perdite di sostanza e della riparazione dei tessuti, di diffondere e promuovere le conoscenze scientifiche nelle diverse specialita' di base, mediche e chirurgiche a essa interessate, di promuovere
l'insegnamento e l'aggiornamento in materia. Obiettivo principale del Congresso: fornire ai partecipanti le nozioni elementari e gli aggiornamenti su tutte le metodologie avanzate nella diagnosi e terapia delle ulcere cutanee al fine di migliorare le prestazioni e ottimizzare i costi. Il trattamento delle ulcere croniche richiede infatti molte risorse e ha un impatto importante per il Servizio Sanitario Nazionale. Uno studio effettuato
nell'Universita' di Padova, ha rilevato che il costo di un trattamento standard per un'ulcera del piede diabetico
e' di ben 18.307 euro per paziente guarito. Il costo medio di trattamento per paziente con ferita difficile: autoimmunitarie (Sclerodermia,
crioglobulinemia, ecc.), da stravaso, iatrogene, neoplastiche, infettive, da agenti fisici, da agenti chimici, ulcere vascolari, diabetiche e da pressione, ecc.
e' di circa 1000 dollari. Oltre sei milioni di pazienti/anno nella sola Europa Occidentale necessitano di cure per queste patologie. I costi sociali sono dunque elevatissimi e l'introduzione di materiali e/o farmaci innovativi non solo ha gia' contribuito a ridurli, ma si prevede li abbattera' ulteriormente di circa il 50% entro cinque anni. Sul versante dell'industria, molti dei maggiori gruppi multinazionali sono impegnati in ricerche sulla riparazione tessutale, un settore il cui mercato
e' attualmente di circa 2.3 miliardi di dollari. Oltre 3mila specialisti studiano in Italia
l'applicazione di metodologie avanzate nella diagnosi e terapia di un problema antico come il mondo – quello delle ulcere, delle ferite difficili e delle cicatrici patologiche, purtroppo in costante aumento per
l'invecchiamento della popolazione – che oggi e' possibile affrontare con presidi e strumentazioni high-tech, in centri specializzati come a casa. Il congresso
CO.R.T.E., giunto alla 2a edizione - si
e' aperto con una tavola rotonda sulle diverse responsabilita' tra SSN, manager
dell'azienda e medico, in merito alla disponibilita' di attrezzature, tecnologie e terapie. Molte le novita' per il trattamento di questi fastidiosi problemi per i pazienti, da quelli estetici a quelli ben piu' gravi delle piaghe da decubito o delle ferite particolarmente difficili. Oggi si possono curare le ferite ‘sotto
vuoto'. secondo la NPWT (Negative Pressure Wound Therapy), una terapia topica che stimola il processo di guarigione attraverso
l'applicazione di una pressione sub-atmosferica controllata sul letto di ferita.
L'uso di questa terapia ha trovato riscontro positivo nel trattamento di ferite di varia eziologia, sia di natura acuta (traumatiche, ustioni, esiti post-chirurgici) sia di natura cronica (ferite da pressione, ulcere vascolari, ulcere del piede diabetico).
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| Per mantenere la pressione costante (fra i 40 ai 125 mmHg) e diffusa sulla ferita si utilizzano materiali di medicazione di varia natura, con funzione di filler-riempimento, che possono essere in schiuma di poliuretano o in garza antimicrobica. La terapia puo' essere inoltre attivata sia per pazienti seguiti a domicilio che ospedalizzati, utilizzando dispositivi sia fissi sia portatili. La NPWT gioca un ruolo fondamentale anche nella stimolazione del processo di guarigione attraverso un effetto diretto
sull'attivita' cellulare. C'e' poi il cosiddetto bisturi monouso a ultrasuoni. Si tratta di uno strumento molto preciso che agisce rispettando i tessuti senza bruciarli, non utilizza
l'energia elettrica ma solo quella meccanica a velocita' ultrasonica. |
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Oppure il liquido a base di cianoacrilati (Wipescar) che viene applicato localmente sulla cicatrice dopo la rimozione dei punti di sutura, con lo scopo di alleviare la tensione sui bordi della cicatrice stessa e di prevenirne
l'ipertrofia. La particolare composizione del prodotto permette allo stesso di indurirsi nel momento in cui viene applicato su ferite chirurgiche o su cicatrici patologiche, creando giunzioni chimicamente indotte molto forti. La forza massima si ottiene dopo 5-20 ore, e nella zona interessata si crea quindi una calotta protettiva meccanica rigida, in grado di garantire un microambiente favorevole per la cicatrizzazione, e per il miglioramento estetico della cicatrice. Uno studio condotto presso il Dipartimento di Malattie Cutanee, Veneree e Chirurgia Plastica
dell'Universita' ‘La Sapienza' di Roma su cicatrici normali e patologiche ha dimostrato la sua validita' sia a scopo profilattico sia terapeutico nei confronti della cicatrizzazione patologica. A Roma
e' stato presentato anche un sostituto della pelle, che e' il fiore all'occhiello della ricerca made in
Italy, per la cura delle ulcere croniche, approvato dalla Food and Drug Administration
(FDA). Si tratta di un tessuto ottenuto da fibre di acido ialuronico, che attraverso il rilascio prolungato di questa sostanza attiva nel sito di impiego favorisce il richiamo cellulare e, di conseguenza, la rigenerazione naturale dei tessuti. A contatto con la ferita, le fibre tridimensionali di acido ialuronico che costituiscono Hyalomatrix formano
un'impalcatura (scaffold) riassorbibile che accelera la migrazione delle cellule coinvolte nei processi riparativi dermici favorendo, oltre alla loro proliferazione in modo fisiologico anche
l'orientamento dei tessuti, ottenendo un processo riparativo che salvaguarda la qualita' della pelle.
''Le ferite si possono medicare con acqua e sapone – ha concluso polemicamente il professor Nicolo'
Scuderi, presidente del Congresso CO.R.T.E. – oppure con medicazioni tecnologiche, sicuramente piu' costose
all'inizio ma in grado di portare a guarigione in tempi piu' rapidi e con minor carico di sofferenza per il paziente e chi lo
assiste''. Il messaggio al Servizio Sanitario Nazionale e' chiaro, in considerazione del fatto che da qualche anno, in questo campo, si
e' fermi se non addirittura in regresso, visto che anche le grandi strutture come i Centri Traumatologici Ospedalieri appaiono in crisi perche'
l'assistenza viene resa difficile dalla valutazione dei costi, considerati di per se' molto alti, ma che difficilmente sono sottoposti a una completa analisi
farmacoeconomica.
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''Ma di chi sarebbe la responsabilita' – aggiunge il prof. Scuderi – se il paziente denunciasse il medico o la struttura perche' non gli hanno fornito la terapia migliore e disponibile sul mercato, in grado di garantire tempi piu' rapidi di guarigione e maggiori probabilita' di successo, solo perche' il SSN non se lo puo' permettere per motivi
economici?''. Bella domanda... |
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