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Impara l'arte anche in dermatologia
Intervista a Massimo Papi, co-direttore della III edizione di Dermart che si terra' a Roma dal 2 al 3 dicembre 2011
di Arianna Folgosi
Per il terzo anno consecutivo torna Dermart, l'originale convegno che propone ai dermatologi un nuovo tipo di osservazione delle lesioni cutanee, paragonabile a quella operata da un critico d'arte. Per meglio illustrare le finalita' dell'evento e il modo in cui nel tempo esso si sia evoluto, abbiamo rivolto qualche domanda a Massimo Papi, co-ideatore insieme a Biagio Didona del workshop e dei corsi che lo animeranno.
Cosa significa Dermart?
In parole semplici vuol dire ''dermatologia come arte''. Le lesioni delle malattie della pelle sono tutte composte da linee, forme e colori e pertanto possono essere assimilate a opere pittoriche. Noi dermatologi guardiamo la cute decine di volte al giorno in modo automatico. Osservare la pelle con la consapevolezza di effettuare una operazione di analisi ''estetica'' significa impegnarsi a riconoscere le malattie cutanee attraverso similitudini con le arti figurative. Dall'origine della Dermatologia come scienza tali similitudini hanno consentito a generazioni di professionisti di sospettare e diagnosticare dermopatie di varia natura nell'attimo di uno sguardo (homme rouge, langue noire, lilac ring, pitiriasis rubra, glossite romboidale, parapsoriasi digitata, orticaria pigmentosa, rosacea) utilizzando definizioni correlate ad aspetti artistici o figurativi. In altre parole, visitare il paziente e la sua pelle, significa interpretare i segni che si manifestano sulla cute malata tenendo conto che essi possono confonderci e quindi vanno valutati e memorizzati nei loro modi di presentarsi anche ricorrendo a figure geometriche e naturalistiche in cui i colori assumono particolare rilevanza.
Perche' e' nato Dermart?
Per il desiderio di risvegliare nei dermatologi, il piacere di osservare e invitarli ad approfondire attraverso l'allenamento, la capacita' di cogliere i particolari delle lesioni cutanee al momento della visita. e' una tecnica che presuppone una sensibilita' minima di base, che tutti i dermatologi dovrebbero possedere e qualche minuto in piu' nel contatto medico-paziente. In molte occasioni, invece, i tempi ridotti delle visite ambulatoriali, impediscono di soffermarci e cogliere gli elementi clinici necessari a identificare malattie o segni patologici che sono sotto i nostri occhi. In altri termini, spesso la cute parla chiaro con i colori e le forme, ma noi siamo disattenti e non ne cogliamo il senso. Dermart e' anche l'occasione per ricordarci, attraverso la Storia dell'Arte e degli esseri umani, che la cute e' un interfaccia di tipo relazionale attraverso cui si esprimono sentimenti, culture, simboli e messaggi.
Altro elemento caratterizzante il Convegno e' la relazione tra Dermatologia e Pittura.
E' vero. Esistono tanti punti in comune perche' la pelle ricorda un'opera pittorica. Talvolta il colore della malattia, specie nella cute chiara, e' caratterizzato da una sua particolare sfumatura'', tant'e' che senza ricorrere a esami o a procedure diagnostiche cio' e' sufficiente a permettere una diagnosi. Allo stesso modo, la disposizione lineare e le figure che le malattie cutanee tendono a creare nella loro evoluzione, consentono di identificare molte condizioni patologiche, alla maniera in cui nell'analisi di un quadro si giunge ad attribuire l'opera a un periodo storico o a un artista. La percezione e l'elaborazione concettuale si realizzano tramite modelli interpretativi prestabiliti simili fra loro, che nel pittore seguono criteri di stile e scuola pittorica, mentre nel dermatologo derivano dalla formazione e dallo studio sui malati e dei testi e delle immagini scientifiche.
Ci si allena a vedere i particolari delle malattie cutanee?
Cosi' come chi conosce tante parole riesce a comporre molte frasi e ad esprimere concetti complicati in maniera piu' articolata e comprensibile per gli altri, sia i dermatologi che gli artisti devono possedere gli strumenti per capire le proprieta' dei colori e delle immagini: trama (o texture), ombreggiatura, occlusioni, sfumatura, contorni, dimensioni, simmetria, forma.
E' solo con l'esperienza, pero', che si riesce attraverso la percezione visiva a interpretarne e cogliere i tanti particolari e le caratteristiche clinico-morfologiche che aiutano a fare ipotesi diagnostiche.
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