|
Dislessia? Non sempre e' segno di handicap
Questo e' il testo di una lettera aperta scritta da un gruppo d´insegnanti e genitori su un problema della scuola Italiana
La scuola italiana sta vivendo in questi ultimi anni cambiamenti che ne stanno snaturando l´essenza e la funzione: istruire e formare le nuove generazioni. Da un decennio circa la scuola
e' sotto osservazione e "monitorata" da enti e associazioni pubbliche e private, estranee al mondo della scuola, che stanno proponendo soluzioni insolite, inusuali e di dubbia efficacia, per risolvere le problematiche legate all´istruzione. Con l'utilizzo di screening e progetti vari, l'attenzione
e' stata deviata dalla vera didattica per incanalarla verso problematiche di carattere medico-psicologico che nulla hanno a che fare con l´ambiente scolastico, nella ricerca e individuazione di presunti disturbi psichici negli studenti. Preoccupanti in particolare sono le iniziative anche a livello istituzionale in merito ai cosiddetti disturbi dell'apprendimento, come "dislessia", "discalculia", "disortografia", ecc. Con una manipolazione del linguaggio si sta cercando di far passare per "disturbi" di origine neurologica gli errori nella lettura, nella scrittura e nel far di conto dei nostri alunni, errori che esistono da sempre. Oggi in molte scuole dove queste teorie sono entrate, un ragazzo che fa errori di scrittura, calcolo o lettura, viene segnalato, certificato poi come dislessico, disortografico o discalculico e con questa certificazione seguira' poi percorsi individualizzati alla stregua di un portatore di handicap o di un diversamente abile, come dir si voglia, in quanto le sue difficolta' vengono stigmatizzate e tradotte in "disturbi mentali". Sulla base di queste "teorie", chi non potrebbe avere un disturbo dell'apprendimento ed essere al riparo da una diagnosi psichiatrica? Qualunque insegnante
puo' trasformare un alunno in un soggetto affetto da tale disturbo: e' sufficiente che spieghi male o che non sappia insegnare. Attualmente c'e' addirittura in discussione in Commissione Istruzione al Senato una legge sulla dislessia che tra le altre, cose sollecita screening di massa preventivi in tutte le scuole, a partire dalla scuola dell'infanzia. Sulla base di test cronometrati e con punteggi del tutto arbitrari, i bambini che non rientrano nei parametri saranno i futuri disabili incanalati in un percorso scolastico differenziato, che ne fara' degli incapaci. Se un alunno fara' errori nella lettura non solo non verranno individuate le parole che non ha capito e che lo portano a sbagliare, ma gli verra' inculcata l'idea che i suoi errori sono dovuti a un suo disturbo mentale e che per questo non dovra' piu' leggere, ma potra' utilizzare strumenti sostitutivi, come a esempio audio libri. Per tutta la vita non solo non migliorera' le sue capacita', ma non ci provera' neanche. Alla fine di un percorso di studi avremo un bambino che non sapra' leggere, convinto di essere portatore di un handicap per sempre. Come si
puo' considerare questo un aiuto o la risoluzione di un disagio? Per non parlare dei genitori, che si troveranno i propri figli etichettati disabili, parcheggiati in una scuola che non ha tenuto in nessun conto i percorsi educativi e didattici intrapresi, le unita' di apprendimento affrontate in classe, l´ambiente familiare e il contesto sociale in cui sono inseriti, na' tanto meno la possibile incapacita' dei docenti di trasmettere il sapere. Avremo una scuola che si limita, attraverso degli "specialisti", a discriminare gli studenti sollecitando il corpo docente a utilizzare strumenti compensativi e misure dispensative. Questi alunni passeranno da una classe all'altra senza aver acquisito alla fine neanche la strumentalita' di base necessaria alla loro autonomia, destinati a un sicuro fallimento, a un abbandono scolastico con effetti negativi a pioggia su tutta la nostra societa'.
|