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articolo aggiornato il: giovedì 17 maggio 2012

 

Meno sangue e piu' qualita' chirurgica

Importanti novita' e conferme dal 112.mo Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Chirurgia (SIC) tenutosi di recente a Roma

di Danilo Panicali

Offrire qualita' in chirurgia garantendo al minimo il sanguinamento ed evitando le trasfusioni in sala operatoria. Si potrebbe racchiudere in questa frase il modo in cui la piu' importante Societa' Italiana di Chirurgia vede la figura del moderno chirurgo all'interno di una sanita' che paga oggi lo scotto di tagli importanti e riduzione degli investimenti. Questi obiettivi sono stati uno dei temi principali intorno ai quali si sono incentrati i lavori di un Congresso che ha visto la partecipazione di oltre tremila chirurghi e durante il quale si e' parlato soprattutto delle tecniche piu' avanzate per garantire la migliore qualita' di vita per il paziente. Al congresso erano presenti, tra gli altri, anche chirurghi di fama internazionale che hanno affrontato proprio il tema della chirurgia senza sangue. “Ridurre le trasfusioni di sangue durante l'intervento chirurgico – ha detto Aryeh Shander Professore di Anestesiologia, Medicina e Chirurgia del Mount Sinai Hospital di New York, nominato da Time Magazine tra gli “heroes of medicine” – e' oggi piu' che mai possibile e importante, poiche' queste comportano gravi rischi per il paziente e notevoli costi per l'ospedale e per i Sistemi Sanitari Nazionali. Gestire il sanguinamento in modo rapido ed efficace significa anche ridurre i tempi di intervento, le complicanze e di conseguenza i tempi di degenza post-operatoria e i reinterventi. In questa prospettiva, il paziente assume una posizione ancor piu' centrale e il chirurgo, per ottimizzare i suoi interventi, puo' scegliere fra tecniche sempre piu' raffinate di emostasi e di svariati prodotti emostatici. Questi ultimi, in particolare non sono tutti uguali e vanno scelti sulla base di meccanismo d'azione, sicurezza ed efficacia e valutando le evidenze scientifiche e di costo-efficacia disponibili. Com'e' la situazione che appare in Italia? Il giudizio emerso dal convegno non lascia spazio a dubbi: ancora a macchia di leopardo, con zone di eccellenza in cui ogni chirurgo conosce e s'impegna nello sforzo di minimizzare il sanguinamento in sala operatoria, e zone in cui la richiesta di sangue di supporto alla chirurgia e' ancora troppo alto. In definitiva, il momento del salto di qualita' verso procedimenti standardizzati di “chirurgia senza sangue” non e' stato ancora compiuto da tutti. Non ci si meravigli quindi se in molte strutture ospedaliere del nostro Paese, ci sono situazioni molto difficili da gestire anche perche' i protocolli non sono seguiti in maniera corretta. Idealmente i mezzi per evitare il sanguinamento in chirurgia dovrebbero essere patrimonio degli operatori sanitari in ogni angolo della penisola, cosi' da garantire le stesse possibilita' e gli stessi vantaggi a tutti i pazienti, indipendentemente dalla regione che li accoglie. “Gestire il sanguinamento – conferma ancora William D. Spotnitz, Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell'Universita' della Virginia – significa anche evitare il posizionamento di un drenaggio per una emorragia o un reintervento. Basterebbe studiare di piu' il meccanismo dell'emostasi, e un chirurgo potrebbe fare la differenza: per il paziente e per la qualita' dell'intervento, come avviene in gran parte del mondo occidentale.

 


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