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Societa' multirazziale
Avevamo chiuso l’articolo del numero scorso accennando al dibattito politico
sul problema di identità culturale che vivono i figli , cosiddetti
multirazziali, nati cioè da un genitore nero ed uno bianco che oltre ad un
colorito olivastro hanno caratteristiche somatiche miste.
di Anyango Odhiambo
A tale proposito sono
recentemente usciti due libri indirizzati a trattare l’argomento del razzismo
e della categorizzazione razziale negli Stati Uniti, su posizioni diametralmente
opposte l’una dall’altra Il primo studio è opera di una filosofa, la
professoressa Zack, essa stessa figlia di genitori di razze diverse, la quale
descrive il tragico stereotipo del mulatto che , non accettato da nessuno dei
due gruppi etnici, vive in uno stato di inferiorità , soffrendo i colpi e le
frecciate della pressione razziale che proviene da entrambe le parti. Ella
avanza l’ipotesi che la tassonomia razziale non sia supportata dalla scienza
moderna e che sia una costruzione sociale usata per rendere efficace la
divisione tra gli Americani di origine Africana e quelli di origine Europea .
Nella sua analisi, molto ben curata , sulla identita’ razziale e sul razzismo
negli Stati Uniti, la Zack afferma che dobbiamo liberarci del pensiero
dicotomico bianchi / neri e considerare i "grigi", e che l’aggiunta
della categoria delle "razze miste" al nostro lessico potrebbe essere
usata come cuneo contro ogni razzismo perche’ tutti i miti sulla purezza
verrebbero a crollare di fronte al grande universo di razze possibili.
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L’
autrice ricorda inoltre che nel passato, negli Stati Uniti, i neri la
cui pelle era piu’ chiara avevano privilegi semplicemente perche’
appartenevano al gruppo definito mulatto. In un differente approccio
al problema della razza il libro, The color complex, risponde
alla domanda: quanto ai nostri tempi il razzismo e ed in particolare
la svalutazione della pelle nera , agiscano sulle relazioni tra
persone di colore. Russell, Wilson e Hall, due accademici ed uno
scrittore, esaminano in dettaglio un fenomeno di cui raramente si
parla, e che Alice Walker chiama "colorism" , o " il
privilegio di avere la pelle chiara tra gli Afro-Americani". Essi
non sono completamente d’accordo: pur riconoscendo che molti
problemi hanno radici negli svantaggi economici che |
colpiscono
sproporzionatamente quelli che hanno la pelle più scura, ritengono
che il problema della discriminazione razziale non sia cosi’
distruttivo come altre malattie sociali , l’AIDS e la disoccupazione
che affliggono la comunita’ di colore. In ultimo, The color
complexion fornisce gli argomenti migliori contro la tesi di Zack,
infatti nella conclusione del libro gli autori sostengono che le
discussioni sulla razza e le categorie razziali devono essere
smantellate e rimpiazzate con una enfatizzazione della cultura, e non
con la proposta di un’altra identita’ razziale. Chiudiamo con
qualcosa di più frivolo e meno impegnativo.Molto prima che l’industria
si decidesse a produrre cosmetici naturali, le nostre nonne africane
avevano già trovato il modo di mantenere sana e bella la loro pelle.
Questa la ricetta di una maschera rifrescante per il volto a base di
banana ed avena. Mescolare insieme una banana ben matura , mezza tazza
di avena bollita, un uovo e un cucchiaio di olio di mandorle.
Applicare, una sola volta al giorno, sulla faccia e lasciare per 15
minuti. Lavare poi con acqua tiepida e asciugare con un panno di lino.
L’impasto è sufficiente per 5 maschere e può essere conservato in
frigo per almeno 5 giorni. Attenzione: per pelli grasse: sostituire la
banana con puree di mele, di albicocche o di pesche, sostituire l’olio
con una eguale quantità di succo di limone ed usare solo il bianco
dell’uovo.
Date credito a questa antica ricetta e, risparmiando un bel pò di
soldi, non ve ne pentirete. |
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