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I raggi UVA al mare, come proteggersi
Ecco i consigli di due medici, esperti velisti, su come proteggersi in barca
dai danni fotoindotti
dei dottori Elena Bocchietto, biotecnologa e Antonio
Cristaudo, specialista
in dermatologia e allergologia
La nautica da diporto si sta sempre piu' diffondendo fra i medici italiani.
Anche durante la recente regata velica costiera svoltasi a Fiumicino in
occasione del XXV Premio Mauro Mancini, ci siamo resi conto che la
partecipazione di colleghi, come noi patiti della barca a vela, e' stata molto
alta. E in tanti ci si conosceva gia' durante la cena che e' seguita alla
premiazione svoltasi nello spettacolare Porto Romano di Fiumicino, tirato a
lucido per l'occasione. La curiosita' professionale ci ha quindi portato a
chiederci: che rapporto avranno questi medici, non dermatologi, con il sole? Sia
che si tratti di barca a vela o a motore, infatti, il cambiamento nello stile di
vita e' spesso brusco per chi, abituato a vivere durante la maggior parte dell'anno
in ambienti chiusi come l'ospedale o l'ambulatorio, si trova improvvisamente
esposto per periodi brevi (che sia il week end o alcune settimane di vacanza) a
un'irradiazione solare intensa e continuata, senza l'adattamento fisiologico
graduale che la nostra pelle richiederebbe per proteggersi naturalmente. La vita
in barca si svolge prevalentemente all'aperto e l'esposizione al sole viene
incrementata dalla forte riflessione delle radiazioni causata dalla superficie
dell'acqua circostante. L'azione del vento e della salsedine tende inoltre a
disidratare la cute, favorendo l'insorgere di irritazioni ed eritemi. Cosi',
anche i medici amanti della nautica si trovano esposti per periodi limitati a
rischi di esposizione solare paragonabili a quelli dei lavoratori outdoor, ma
senza averne l'adattamento. Quando la pelle viene esposta al sole infatti
vengono innescati alcuni meccanismi biologici di compensazione efficaci nel
limitare il danno da radiazioni, primi tra tutti la produzione di melanina e l'ispessimento
epidermico. Questi adattamenti, che peraltro sono solo parzialmente efficaci nel
limitare i danni da UV, richiedono comunque alcuni giorni per instaurarsi, con
un aumento graduale dell'esposizione, cosa che certo si verifica naturalmente
in chi conduce sempre una vita all'aperto in sintonia con l'avanzare della
stagione, ma non in chi si espone bruscamente nel fine settimana o in periodi
brevi di vacanza. Chissa' quanti colleghi sanno che un buon sistema per
preparare la pelle all'estate o a una vacanza ai tropici fuori stagione, pur
restando sul posto di lavoro, e' assumere a partire da almeno un mese prima del
periodo di vacanza, idonei integratori dietetici studiati per potenziare le
difese biologiche endogene dell'organismo nei confronti delle radiazioni.
Questi integratori, quando equilibrati in formulazioni complete a base per
esempio di beta-carotene, vitamina C ed E, oligoelementi e antiossidanti in
debite proporzioni, si sono rivelati molto efficaci nell'innalzare la MED
(dose eritematogena minima) soprattutto nei fototipi bassi e quindi piu' esposti
ai rischi. Non dubitiamo invece che conoscano quali siano in realta' questi
rischi: dal banale fotoinvecchiamento all'eritema cutaneo, dai disturbi della
pigmentazione alle lesioni precancerose come la cheratosi attinica, fino allo
sviluppo di melanomi e carcinomi cutanei. Difficile immaginare infine che non si
proteggano con occhiali da sole e indumenti, ma soprattutto con l'uso regolare
di prodotti solari efficaci. In base alla nostra esperienza di velisti e
dermatologi, il livello di protezione ideale per la nautica e' un SPF dal 30 in
su, in sintonia con il fototipo e l'eta' del soggetto che lo utilizza, e una
buona spalmabilita' per consentire una facile e omogenea distribuzione. Vista l'intensita'
di radiazione a cui si e' esposti in barca, e' molto importante scegliere solari
che garantiscano una efficace protezione nella banda UVA(con SPF nell'UVApari
ad almeno 1/3 di quello UVB). Ricordiamoci, e speriamo che anche i colleghi di
altre specialita' ne siano coscienti, che i test di SPF sulla base dei quali
viene attribuito un indice di protezione al prodotto sono sempre eseguiti in
laboratorio e i pochi studi eseguiti in outdoor, simulando quindi le condizioni
reali di utilizzo del prodotto, hanno evidenziato come i valori di protezione
siano sempre sovrastimati in laboratorio rispetto a quello che e' poi la
protezione esercitata realmente, per cui e' sempre un buon approccio scegliere
prodotti con SPF superiore a quello che sarebbe necessario e applicarne quantita' elevate, soprattutto in condizioni di esposizione estrema come
puo'
essere ritenuta quella che coinvolge la nautica e gli sport acquatici. Non fa
male ricordare a tutti, poi, che per i bambini che vengono condotti in barca dai
genitori sono sempre consigliabili prodotti a protezione ultra (SPF 50+) mentre
per i neonati e i bimbi di eta' inferiore a 3 anni, in barca si', ma sempre con
indumenti protettivi e all'ombra sotto al tendalino o sottocoperta. In
conclusione, ecco il protocollo personale che adottiamo a partire dai primi
giorni in cui scendiamo in acqua: prima prodotti ad SPF piu' alto, e con il
progredire dell'adattamento scendiamo a un SPF inferiore, mai sotto il 15. Per
quanto concerne le modalita' d'utilizzo, applichiamo il prodotto piu' volte
nell'arco della giornata, soprattutto se i bagni sono frequenti e cosi' anche
la sudorazione. In particolare in barca il vento tende a non far percepire la
sudorazione, che invece avviene intensamente. La nostra preferenza va a prodotti
waterresistant e in crema, meglio se consistenti, rispetto agli olii, ai gel o
al latte, perche' piu' protettivi anche nei confronti della disidratazione.
Ideale anche lo stick solido che non si rovescia e non unge e permette di
trattare in maniera specifica zone molto esposte come il naso, la fronte e le
labbra.
COME INVECCHIA IL TESSUTO CUTANEO
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