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articolo aggiornato il: Friday 02 December 2011

 


I raggi UVA al mare, come proteggersi

Ecco i consigli di due medici, esperti velisti, su come proteggersi in barca dai danni fotoindotti

dei dottori Elena Bocchietto, biotecnologa e Antonio Cristaudo, specialista in dermatologia e allergologia

La nautica da diporto si sta sempre piu' diffondendo fra i medici italiani. Anche durante la recente regata velica costiera svoltasi a Fiumicino in occasione del XXV Premio Mauro Mancini, ci siamo resi conto che la partecipazione di colleghi, come noi patiti della barca a vela, e' stata molto alta. E in tanti ci si conosceva gia' durante la cena che e' seguita alla premiazione svoltasi nello spettacolare Porto Romano di Fiumicino, tirato a lucido per l'occasione. La curiosita' professionale ci ha quindi portato a chiederci: che rapporto avranno questi medici, non dermatologi, con il sole? Sia che si tratti di barca a vela o a motore, infatti, il cambiamento nello stile di vita e' spesso brusco per chi, abituato a vivere durante la maggior parte dell'anno in ambienti chiusi come l'ospedale o l'ambulatorio, si trova improvvisamente esposto per periodi brevi (che sia il week end o alcune settimane di vacanza) a un'irradiazione solare intensa e continuata, senza l'adattamento fisiologico graduale che la nostra pelle richiederebbe per proteggersi naturalmente. La vita in barca si svolge prevalentemente all'aperto e l'esposizione al sole viene incrementata dalla forte riflessione delle radiazioni causata dalla superficie dell'acqua circostante. L'azione del vento e della salsedine tende inoltre a disidratare la cute, favorendo l'insorgere di irritazioni ed eritemi. Cosi', anche i medici amanti della nautica si trovano esposti per periodi limitati a rischi di esposizione solare paragonabili a quelli dei lavoratori outdoor, ma senza averne l'adattamento. Quando la pelle viene esposta al sole infatti vengono innescati alcuni meccanismi biologici di compensazione efficaci nel limitare il danno da radiazioni, primi tra tutti la produzione di melanina e l'ispessimento epidermico. Questi adattamenti, che peraltro sono solo parzialmente efficaci nel limitare i danni da UV, richiedono comunque alcuni giorni per instaurarsi, con un aumento graduale dell'esposizione, cosa che certo si verifica naturalmente in chi conduce sempre una vita all'aperto in sintonia con l'avanzare della stagione, ma non in chi si espone bruscamente nel fine settimana o in periodi brevi di vacanza. Chissa' quanti colleghi sanno che un buon sistema per preparare la pelle all'estate o a una vacanza ai tropici fuori stagione, pur restando sul posto di lavoro, e' assumere a partire da almeno un mese prima del periodo di vacanza, idonei integratori dietetici studiati per potenziare le difese biologiche endogene dell'organismo nei confronti delle radiazioni. Questi integratori, quando equilibrati in formulazioni complete a base per esempio di beta-carotene, vitamina C ed E, oligoelementi e antiossidanti in debite proporzioni, si sono rivelati molto efficaci nell'innalzare la MED (dose eritematogena minima) soprattutto nei fototipi bassi e quindi piu' esposti ai rischi. Non dubitiamo invece che conoscano quali siano in realta' questi rischi: dal banale fotoinvecchiamento all'eritema cutaneo, dai disturbi della pigmentazione alle lesioni precancerose come la cheratosi attinica, fino allo sviluppo di melanomi e carcinomi cutanei. Difficile immaginare infine che non si proteggano con occhiali da sole e indumenti, ma soprattutto con l'uso regolare di prodotti solari efficaci. In base alla nostra esperienza di velisti e dermatologi, il livello di protezione ideale per la nautica e' un SPF dal 30 in su, in sintonia con il fototipo e l'eta' del soggetto che lo utilizza, e una buona spalmabilita' per consentire una facile e omogenea distribuzione. Vista l'intensita' di radiazione a cui si e' esposti in barca, e' molto importante scegliere solari che garantiscano una efficace protezione nella banda UVA(con SPF nell'UVApari ad almeno 1/3 di quello UVB). Ricordiamoci, e speriamo che anche i colleghi di altre specialita' ne siano coscienti, che i test di SPF sulla base dei quali viene attribuito un indice di protezione al prodotto sono sempre eseguiti in laboratorio e i pochi studi eseguiti in outdoor, simulando quindi le condizioni reali di utilizzo del prodotto, hanno evidenziato come i valori di protezione siano sempre sovrastimati in laboratorio rispetto a quello che e' poi la protezione esercitata realmente, per cui e' sempre un buon approccio scegliere prodotti con SPF superiore a quello che sarebbe necessario e applicarne quantita' elevate, soprattutto in condizioni di esposizione estrema come puo' essere ritenuta quella che coinvolge la nautica e gli sport acquatici. Non fa male ricordare a tutti, poi, che per i bambini che vengono condotti in barca dai genitori sono sempre consigliabili prodotti a protezione ultra (SPF 50+) mentre per i neonati e i bimbi di eta' inferiore a 3 anni, in barca si', ma sempre con indumenti protettivi e all'ombra sotto al tendalino o sottocoperta. In conclusione, ecco il protocollo personale che adottiamo a partire dai primi giorni in cui scendiamo in acqua: prima prodotti ad SPF piu' alto, e con il progredire dell'adattamento scendiamo a un SPF inferiore, mai sotto il 15. Per quanto concerne le modalita' d'utilizzo, applichiamo il prodotto piu' volte nell'arco della giornata, soprattutto se i bagni sono frequenti e cosi' anche la sudorazione. In particolare in barca il vento tende a non far percepire la sudorazione, che invece avviene intensamente. La nostra preferenza va a prodotti waterresistant e in crema, meglio se consistenti, rispetto agli olii, ai gel o al latte, perche' piu' protettivi anche nei confronti della disidratazione. Ideale anche lo stick solido che non si rovescia e non unge e permette di trattare in maniera specifica zone molto esposte come il naso, la fronte e le labbra.

COME INVECCHIA IL TESSUTO CUTANEO

raggi uva al mare a) Normale struttura romboidale riscontrata nello strato corneo del dorso della mano di un uomo di 39 anni 
b) Sezione di tessuto corneo proveniente dal dorso della mano di un uomo la cui pelle è fortemente fotodanneggiata. All’osservazione si nota la perdita di regolarità della struttura. raggi uva in barca





 

 

 


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