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Il diradamento dei
capelli e' particolarmente sentito in quanto sembra
interferire con lautostima e con il gradimento del
proprio aspetto fisico. Circa la meta' di queste persone
trova conferma ai propri dubbi dal barbiere, e spesso
inizialmente non cerca un consiglio medico, ma si rivolge
al farmacista, al profumiere, ai propri amici. I piu'
disperati chiedono soluzioni ai cosiddetti Centri
Tricologici o a altre strutture private non
necessariamente mediche. Solo una parte ricorre allo
specialista dermatologo che pure ha un ruolo centrale
nella terapia della patologia del capello; perche' la
tricologia e' una disciplina medica, e in particolare e' una branca della dermatologia. Ed
e' a partire dalla
diagnosi che il ruolo del dermatologo diviene
fondamentale. Infatti non tutte le cadute dei capelli
sono riferibili alla alopecia androgenetica, esistono
forme (A. Areata, da stress, da
dieta, da gravidanza, da malattie internistiche ecc.) in
cui va individuato il problema specifico e la terapia, se
possibile, e' solo e esclusivamente causale. Mentre la
vera Alopecia Androgenetica e' determinata da due fattori
ben definiti: gli ormoni androgeni e la predisposizione
genetica. Lo specialista, deve percio' per prima cosa stabilire le
cause esatte della caduta e solo dopo puo' consigliare la
cura piu' adatta. Talvolta puo' bastare raccogliere
alcune informazioni dal paziente sulle sue abitudini di
vita e sulla famiglia e sottoporlo a una visita accurata
per capire se ci sono malattie del cuoio capelluto, per
individuare il tipo di capello (normale, secco, grasso),
di quale tipo di caduta si tratti e quali siano le zone piu' colpite. Nei casi meno chiari, si possono effettuare
alcuni esami sul capello, in particolare sulla sua
struttura (tricogramma), e valutare la presenza di sebo e
di forfora. Locchio clinico del dermatologo puo'
infine osservare bene ogni altro dettaglio ed
eventualmente richiedere analisi ematiche specifiche per
escludere malattie interne, di carattere ormonale, stati
di carenza alimentare, malattie infettive, micosi o
eventuali altri disturbi cutanei. La precocita' e
laccuratezza della diagnosi offrono le migliori
garanzie in termini di arresto della caduta. E in caso di
alopecia androgenetica il paziente deve essere cosciente
che di questo si tratta, perche', nella maggior parte dei
casi, nessuno potra' restituirgli i capelli caduti, ma al
massimo si sara' in grado di conservargli quelli rimasti.
E qui veniamo al problema piu' grande con cui ci si
confronta: le aspettative del paziente. Che si aspetta
dalla terapia? Quali sono i diversi livelli di
soddisfazione per i differenti stati di gravita'
dellalopecia? Recenti ricerche di mercato hanno
dimostrato che i pazienti con una alopecia avanzata
desiderano solo una ricrescita, mentre quelli con una
perdita meno sostenuta, possono accontentarsi di una
interruzione o un rallentamento della caduta (Cameron E.
Montreal, 1998). In generale sembra che ci sia un
continuum di livelli di aspettative per tutti gli stadi
della malattia. Alcuni individui, qualunque sia la loro
condizione, puntano tutto sul risultato massimo, altri si
accontentano solamente di non peggiorare. Le aspettative
sono state percio' divise in due grandi gruppi: basse e
alte. Gli uomini negli stadi II e III della scala di
Hamilton con basse aspettative chiedono al medico
prevenzione, quelli con aspettative alte, vogliono una
ricrescita. E questo il gruppo che pone la sfida piu' impegnativa alla terapia medica. Quasi tutti gli
uomini in fase IV e V sognano una ricrescita. A quelli
meno esigenti basterebbe vedere qualcosa, per gli altri
il risultato deve essere molto netto. E evidente
allora che a un dermatologo che vuole essere attento al
livello di soddisfazione del proprio paziente non puo' piu' essere sufficiente la standardizzazione della
terapia, ma al contrario, in base allampiezza della caduta, alleta'
del paziente, alla preferenza per una terapia topica o
sistemica, alle sue possibilita' finanziarie e
soprattutto alle aspettative, andra' disegnato su misura
un progetto terapeutico che possa prevedere, in ultima
istanza anche un autotrapianto di capelli. Nel rapporto medico-paziente, per ottenere i risultati migliori, va
pero' sempre rafforzato anche laspetto informativo:
per sfatare quella massa di luoghi comuni che la cultura
popolare o uninformazione pubblicitaria interessata
possono aver determinato. In particolare al paziente va
data una serie di consigli utili sulligiene, la
cura quotidiana dei capelli e, piu' in generale, sulle
abitudini di vita. Perche' la scelta di un buon shampoo,
lastenersi da pratiche cosmetiche aggressive, il
ridurre gli insulti provocati dallinquinamento
atmosferico, da una cattiva dieta, dal tabacco o da
alcuni farmaci, induce effetti benefici a tutti gli stadi
di alopecia. Nei pazienti con le aspettative piu' alte
non bisogna infine mai parlare di ricrescita, ma anzi
portarli, pian piano a fissare obiettivi piu'
raggiungibili. Paradossalmente, pero', lo stesso va detto
anche per gli stessi medici che di fronte a una nuova
terapia non devono porsi drasticamente il quesito:
funziona o non funziona, avendo come parametro solo la
ricrescita. La stessa ricerca di mercato gia' citata, ha
infatti dimostrato che per la maggioranza dei medici
generici e dei dermatologi il successo terapeutico che puo' essere considerato valido corrisponderebbe a una
nuova ricrescita dei capelli. E evidente come in
tal modo questi colleghi, trasmettendo essi stessi ai
loro pazienti un livello di aspettativa poco
concretizzabile, contribuiscano ad aumentare la
frustrazione e dimentichino limportante ruolo che
la prevenzione puo', in ogni modo, svolgere.
Unultima avvertenza che potrebbe essere utile non
dimenticare: non sottovalutiamo mai il problema del
giovane che si rivolge a noi quando ancora i sintomi sono
ridotti. Siccome i livelli di soddisfazione sono piu'
alti nelle fasi iniziali dellalopecia androgenetica, e' meglio prenderlo sul serio e
intervenire al piu' presto possibile, con la diagnosi e
una cura appropriata. Non prendendolo sufficientemente
sul serio, si rischia che a dare una risposta, quasi mai
di carattere scientifico e sempre molto cara, ci pensi
qualcuno che solo apparentemente e' piu' sensibile di
noi. Un qualcuno a cui la legge attuale permette di farsi
pagine intere di pubblicita' e di promettere mari e monti
sui giornali piu' letti dai giovani, quelli che non
parlano di malattie ma di sport, spettacoli e videogames.
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