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Un cancer detector per il melanoma
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Per molti ricercatori l'introduzione delle recenti procedure terapeutiche non ha
inciso sul decorso e la prognosi del melanoma e attualmente la speranza si
baserebbe soprattutto sull'affinamento delle tecniche per la diagnosi precoce e
le metodiche informatiche applicate allo studio della epiluminescenza. Ne
parliamo con due dei maggiori esperti italiani che raccontano la storia della
nascita e dello sviluppo di una tecnologia tutta italiana che sta ottenendo
importanti riconoscimenti in tutto il mondo
Presso l'Istituto di Scienze
Dermatologiche di Siena, da anni opera con successo un gruppo di studio molto
attivo nell'ambito della diagnosi precoce strumentale del Melanoma. A dirigerlo
e' il Prof. Lucio Andreassi con la collaborazione dell'Ingegnere Biomedico Marco
Burroni. A loro abbiamo posto alcune domande sullo stato della ricerca.
Cosa
significa oggi diagnosi precoce?
Prof. Andreassi:
Il melanoma in Italia ha
un'incidenza di 12-14 nuovi casi annui ogni centomila abitanti ed e' in continua
crescita, ma se riconosciuto e asportato nelle fasi piu' recenti di sviluppo non
fa registrare, di massima, una ulteriore progressione. E' comprensibile quindi
come molti sforzi siano stati compiuti nell'affinamento delle tecniche per la
diagnosi precoce, in particolare nello sviluppo di strumentazioni evolute che
permettono di registrare quello che non si riesce a vedere con la semplice
osservazione visiva. E ' facilmente intuibile come la qualita' globale
dell'immagine sia determinante nella riuscita di questo difficile compito. Nel
nostro Istituto abbiamo adottato l'analisi digitale delle immagini in
epiluminescenza da piu' di 10 anni e abbiamo potuto dimostrare un miglioramento
diagnostico, documentato da una significativa riduzione delle spessore medio
delle lesioni. |
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Che cosa e' l'epiluminescenza ?
Prof. Andreassi:
E' una tecnica
non invasiva, detta anche dermatoscopia o dermascopia o microscopia cutanea di
superficie, che permette di visualizzare le lesioni pigmentate cutanee fino alla
giunzione dermo-epidermica. La tecnica consiste nel cospargere la superficie
cutanea con olio (o gel ecografico, che, rendendo trasparente lo strato corneo,
consente di eliminare le onde luminose riflesse.In alternativa possono essere
usate anche lenti provviste di filtri polarizzatori e illuminazione adeguata. |
Prof. Lucio Andreassi e Ing. Marco Burroni Istituto di Scienze
Derniatologiche dell'Universita' di Siena
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L'angolo di illuminazione e' generalmente di 15-20 gradi per permettere di
percepire con maggiore dettaglio i solchi cutanei e il pattern tessiturale.
Come
si e' sviluppato questo vostro percorso tecnologico?
Prof. Andreassi:
Nel 1987
stava nascendo un Sistema digitale (SkínView) per la diagnosi automatica del
melanoma [1]. L'idea, originale e avveniristica per quell'epoca, consisteva
nella realizzazione di un "clone informatico" del clinico esperto da
poter essere utilizzato da personale paramedico nella diagnosi automatica del
melanoma.. La macchina avrebbe dovuto fornire uno "score" automatico
sulla base di informazioni sia oggettive ricavate dalle immagini, sia soggettive
impostate dal clinico sulla base dell'anamnesi del paziente. Le risposte
iniziali, scaturite dall'analisi di lesioni conclamate, furono molto
incoraggianti. Il sistema entro' in difficolta' quando i centri di
sperimentazione incominciarono a sottoporre allo SkinView lesioni pigmentarie
non specifiche. La valutazione impostata soltanto sulle geometrie e i bordi e
qualche componente di colore si rivelo' infatti carente. La qualita' scarsa
delle immagini complico' ulteriormente le cose e decreto' da li a poco la fine
dello strumento. In quello stesso periodo noi cominciammo a prevedere la
fattibilita' di un Sistema di archiviazione e misurazione automatica delle
lesioni tramite immagini a elevata qualita' che potesse permettere al
dermatologo esperto sia l'analisi oggettiva che il followup delle lesioni a
rischio ...
Ing. Burroni:
Con il nostro gruppo di ricerche biomediche capimmo
subito che quel settore diagnostico avrebbe fornito enormi soddisfazioni. Veniva
infatti prospettato di studiare le caratteristiche morfo-cromatiche di un
"oggetto" perfettamente visibile e delimitato. Fu una esperienza
decisamente impegnativa ma indimenticabile. Tappezzammo lo studio di immagini di
nevi e melanomi cercando di razionalizzarne la struttura. Con il Dott. Roberto
Perotti e il Prof. Lucio Andreassi ci trovavamo usualmente la sera dopo cena per
definire i tipi di misurazione da effettuare. Si decise di utilizzare le
periferiche che ci avrebbero permesso di trasformare le immagini in formato
digitale con un'ottima qualita' per l'epoca. Il primo Sistema operativo nella
pratica quotidiana entro' in funzione alla fine del 1989 dopo le opportune
valutazioni di riproducibilita' numerica e qualita' dell'immagine. Gli algoritmi
del nostro Software, che chiamammo "DB-Derno Mips" permetteva di
estrarre automaticamente il bordo della lesione e di valutare automaticamente 24
grandezze geometriche e cromatiche.
Prof. Andreassi:
Fin dalle prime esperienze
capimmo che gli elementi fondamentali per ottenere immagini buone e
riproducibili erano l'illuminazione, l'ottica e il tipo di telecamera. La luce
policromatica ottenibile con lampade allo xenon, le ottiche planari e la
telecamera provvista di 3 sensori offrivano la resa cromatica migliore per
l'analisi delle lesioni cutanee. Il Sistema permetteva di effettuare una serie
di misurazioni automatiche piu' limitate rispetto a quello evoluto che
utilizziamo oggigiorno. L'inizio fu comunque esaltante: basti pensare che il
digitale offriva maggiore flessibilita' rispetto alla fotografia tradizionale
permettendo allo stesso tempo di ottenere misurazioni automatiche utilissime per
il follow-up. Un esame, rimasto invariato, consiste in quattro fasi:
acquisizione e salvataggio dell'immagine, misurazione automatica di variabili,
stampa di immagine e valori numerici automatici, referto del clinico esperto:
tutto questo in pochi attimi e in maniera affidabile. |
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Perche' non avete pensato
di utilizzare macchine fotografiche digitali basandovi invece su telecamere 3ccd
?
Ing. Burroni:
Per prima cosa la qualita' cromatica offerta anche oggi da
molte camere digitali non e' elevata poiche' generalmente viene utilizzato un
solo sensore ccd. La risoluzione spaziale e' ridondante rispetto alle reali
esigenze e ci si |
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puo' trovare a gestire immagini di grosse dimensioni (o nella
peggiore ipotesi compresse in jpeg) che appesantiscono l'indagine del clinico
rallentando i tempi di esame del paziente senza costituire vantaggi. Un altro
punto importantissimo era ppresentato dalla necessita' dell'immediatezza di
visualizzazione e interpretazione computerizzata che con tecnologia a
risoluzione ridondante costituisce piu' un impedimento che un vantaggio. Abbiamo
percio' optato per uno strumento in cui e' sufficiente cambiare l'ingrandimento
istantaneamente per analizzare i dettagli in maniera approfondita.
Prof.
Andreassi:
Al Congresso Mondiale del Melanoma, tenutosi a Venezia nel 1993, con
Burroni e Dell'Eva portammo le nostre prime esperienze e ci confrontammo con la
Comunita' scientifica. Ricordo che rimasero tutti meravigliati della qualita'
delle immagini e della velocita' e accuratezza del Sistema percepii un notevole
interesse per l'argomento [21. Oggigiorno, in occasioni analoghe, mi capita
spesso di osservare immagini di lesioni pigmentarie troppo sature o scure, o
comunque inadeguate. In tali' circostanze la domanda e' se non sarrebbe meglio
abbandonare apparecchiature che seppure poco costose, risultano inadatte. |
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Il
clinico valuta l'immagine sulla base della propria conoscenza e l'intevento
psicologico della memoria coregge e compensa le informazioni pervenute alla
corteccia cerebrale. Cosa succede con le macchine?
Ing. Burroni:
I computers non
sono adattivi e le cose si complicano ulteriormente quando si cerca
standardizzazione e riproducibilita' senza far ricorso ad adeguate tecnologie. |
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Una analisi dell'immagine diagnostica si basa su un linguaggio complesso
derivante da un vasto numero di concetti e definizioni. Con l'avvento delle
nuove tecnologie si sono sviluppati metodi matematici che permettono di
trasformare le impressioni cliniche soggettive in numeri: e' compito
dell'Ingegneria Biomedica studiare insieme agli specialisti del settore i tipi
di variabile che possano risultare stabili e significative senza ridondanza.
Talvolta e' anche qualche fortunata intuizione che puo' aiutare a risolvere
brillantemente un problema. Voglio raccontarle un episodio. Con Giordana
Dell'Eva ci stavamo recando all'Universita' di Melbourne dove il Prof. Robin
Marks ci aveva invitati nel 1994 per studiare insieme i criteri digitali dell'ABCD:
vedendo dall'aereo le isole della Barrier Reef mi venne in mente una certa
somiglianza degli atolli' con le lesioni pigmentate cutanee in termine di
frastagliature, clusters interni di colore e depigmentazione. Decisi cosi' di
chiamare 1sole di colore" l'analisi della distribuzione di pigmentazione
internamente alle lesioni. Nel 1996 il Sistema valutava automaticamente 36
variabili [3]. Al Quarto Congresso Mondiale del Melanoma di Sydney presentammo i
risultati [4] in termine di accuratezza diagnostica ottenuti tramite reti
neuronali dimostrando di superare il 96% di sensibilita' con un numero molto
basso di falsi positivi.
Prof. Andreassi:
La valutazione delle "Isole di
Burroni" completava l'analisi globale numerica della lesione: la
valutazione di bordi, geometrie, colori e tessiture era infatti insufficiente a
descriverla pienamente. Proprio recentemente abbiamo dirnostrato la scarsa
importanza diagnostica delle geometrie fini della diagnosi precoce del melanoma
e della sua differenziazione dal nevo atipico [5]
Quale evoluzione ha subito il
prototipo iniziale dello strumento?
Ing Burroni:
Nel corso degli anni abbiamo
realizzato un microscopio portatile basato su ottiche planari e telecamera 3CCD.
Attualmente utilizziamo anche ottiche polarizzate con luce angolata di 15 gradi,
come vuole la dermatoscopia, al fine di migliorare il dettaglio tessiturale. Il
Sistema DB-Mips attuale utilizza 49 variabili automatiche e classifica le
lesioni utilizzando tre diversi classificatori: rete neuronale, similitudine e
analisi discriminante. Il tutto ovviamente mentre il clinico osserva in tempo
reale la lesione. Mentre una volta c'era l'esigenza di estrarre il bordo, adesso
tutto questo avviene in maniera trasparente: del resto da quella fase di bordi e
geometrie sono passati 13 anni e per noi rappresenta la preistoria.
Si puo'
parlare di diagnosi automatica ?
Prof. Andreassi:
Noi parliamo di diagnosi
assistita utilizzabile dal dermatologo esperto. Il Sistema e' automatico ma
riteniamo che sia doverosa la sua collocazione in una utenza di dermatologi, i
quali possono contare su una quantita' di dati riproducibili, in grado di
rendere la diagnosi piu' affidabile. Ing. Burroni: Dal 1987 sono state
archiviate con questo strumento oltre 145.000 lesioni standardizzate. In uno
studio rnulticentrico abbiamo recentemente analizzato le immagini di oltre 2000
lesioni, tra le quali 493 melanomi, provenienti da diversi centri dotati dello
stesso strumento DB-Mips e provviste di diagnosi istologica. La Dott.ssa Corona
e il Dott. Sera dell'IDI di Roma hanno effettuato il controllo di
classificazione automatica tramite sistemi di analisi discriminante dimostrando
un'accuratezza diagnostica parametrica dei Sistema superiore al 96% sulle
lesioni melaocitarie presentando i dati durante il recente congresso Sidev-Adoi
di Roma. Nella classificazione per similitudine, utilizzata anche per le lesioni
non melanocitarie, e' stata riscontrata un'accuratezza supenore al 90%.
Qual'e'
il vantaggio della classificazione per similitudine?
In Burroni:
E' enorme e
consiste nell'offrire al clinico esperto anche le motivazioni della diagnosi
assistita mostrando anche le lesioni che maggiormente assomigliano a quella in
esame. In collaborazione con il Prof. Cristofolini, Presidente della Lega Tumori
di Trento, stiamo attualmente sperimentando questo Sistema su tutti i tipi di
lesione comprese quelle rilevate al fine di valutare la fattibilita' dello
screening automatico alla popolazione [6-71 A tale proposito e' stato
ulteriormente velocizzato lo strumento al fine di permettere di osservare 15
lesioni in un secondo. Il clinico utilizza quindi lo strumento come una sorta di
metal detector che, mentre visualizza ad alta risoluzione le immagini delle
lesioni, ne fornisce istantaneamente la diagnosi.
Nella pratica odierna in cosa
consiste l'esame?
Prof. Andreassi:
Il paziente viene fatto spogliare e i dati
anamnestici memorizzati nell'opportuna cartella clinica standardizzata guidati
dal computer. Quindi vengono osservate tutte le lesioni con il "check
automatíco" sotto il controllo del dermatologo: di ciascuna lesione
vengono mostrate anche le misurazioni in sovraimpressione in tempo reale ed e'
possibile effettuare il filtro delle "Isole di Burroni" per aumentare
il dettaglio. Dopo questa veloce operazione l'esperto archivia le lesioni da
documentare e il Sistema stampa automaticamente il report con le misurazioni, la
descrizione automatica e l'immagine a qualita' fotografica. In caso di chiesta
il computer puo' indicare in una frazione di secondo le immagini somiglianti a
quella esame e visualizzarne la foto digitale dell'istologia. Il computer
effettua anche la diagnosi differenziale di molti tipi di lesioni pigmentate,
sia melanocitiche che non melanocitiche.
Quali sono le prospettive del metodologia per il futuro?
Prof. Andreassi:
Stiamo potenziando il numero di
casi istologicamente docmentati onde affinare ulteriolmente l'esame delle
lesioni bordeline Abbiamo anche focalizzato la nostra attenzione sulla
telemedicina orientata alla consultazione remota di immagini digitali in tempo
reale. Il sistema DB-Mips consente di inviare e ricevere immagini standardizzate
per la telemedicina con un semplice click di mouse. In questo caso agiamo da
centro diagnostico di riferimento con i Sistemi situati i sedi remote. |
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BIBLIOGRAFIA
[1]
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diagnosis of melanoma: The computer. J Am Acad Dermatol 16:361-367, 1987.
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Third International Conference on Melanoma, 1993, Mel.Res,Suppl,1993.
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