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I codici della dermatologia
Riaffermare i principi base della disciplina e' la sfida con cui si confronteranno a ottobre i Dermatologi della Magna Grecia
di Giorgio Bartolomucci La dermatologia
e' una disciplina dalle origini antichissime. Tanto antiche da perdersi nella notte dei tempi, fra leggende e prime testimonianze storiche. Sicuramente un grande impulso allo sviluppo della materia venne dalla Scuola Medica di Crotone, nel cuore della Magna Grecia, il cui capostipite Alcmeone
codifico' alcune delle procedure e delle nozioni che sarebbero diventati argomenti di studio su cui gli allievi si sarebbero confrontati nel corso del proprio percorso formativo.
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Prof. Gregorio Cervadoro,Presidente del VII Congresso ADMG |
Questo ruolo assunto nell’ambito della storia della medicina dai Medici crotonesi non poteva sfuggire all’Associazione dei Dermatologi della Magna Grecia, un gruppo di dinamici professionisti che da alcuni anni si distingue per la ricerca di temi stimolanti e originali intorno a cui articolare il proprio Congresso Nazionale. “ Quando abbiamo scelto come sede dell’evento Rossano Calabro, nella zona
piu' a nord della Calabria – chiarisce il Prof. Gregorio Cervadoro Presidente del congresso – ci
e' subito venuto in mente che nella locale Abbazia sono conservati i famosi Codici Purpurei, antichissime tavole che rimandano alle origini delle religioni monoteistiche, e da
li' abbiamo deciso che il tema dei lavori di quest’anno sarebbe stato la riscrittura dei Codici della Dermatologia: |
quasi un ritorno alle basi fondanti della disciplina, sulle quali nel tempo si
e' venuta sviluppando una dermatologia complementare, altrettanto importante, ma che non
puo' assolutamente prescindere dai quei principi scientifici che appartengono all’anatomia, alla fisiologia e alla partologia della cute”. Il dott.
Dattola, che insieme a i dott.ri Ferrari e Verrina compone il Comitato di Presidenza aggiunge: “Un processo di ricodificazione di cui il dermatologo sente ancor
piu' bisogno oggi che sua specialita' si sta, da un lato espandendo verso campi quali la dermocosmesi e la
dermoestetica, mentre allo stesso tempo
e' insidiata da altre specialita' nella gestione di quelle patologie, cosiddette di confine”. Ricco di spunti il programma scientifico che
avra' fra i temi principali il processo della riepitelizzazione, e la cura delle lesioni cutanee difficili, comprese le ustioni. In tale ambito una sessione
sara' dedicata all’inquadramento nosologico e terapeutico della Ulcera del Buruli (infezione da Mycobacterium
ulcerans), intorno cui l’ADMG sta sviluppando un progetto umanitario di
solidarieta' da finanziarsi con parte dei proventi di questo Congresso. Numerose anche le sessioni funzionali che attraverseranno in maniera trasversale
piu' argomenti e che vedranno la partecipazione di specialisti di altre discipline. Il supporto scientifico al programma
e' stato fornito sia dall’Universita' di Pisa che da quella di Catanzaro, ove peraltro al momento va segnalata l’assenza di una scuola di specializzazione in dermatologia. Il Congresso di Rossano Calabro si
svolgera' dal 18 al 21 ottobre 2007 presso l’Eurovillaggio turistico Nausicaa, che
puo' ospitare fino a ottocento partecipanti che cosi' avranno modo di seguire i lavori senza doversi spostare per raggiungere la sede congressuale. “Saranno – conclude il prof. Cervadoro – quattro giorni intensi dedicati alla discussione e alla riaffermazione della
centralita' della dermatologia, ma anche un modo per favorire il nostro affiatamento, preservando quello spirito di
comunita' che fin dall’inizio ha caratterizzato i congressi dell’ADMG.
Rossano Calabro: 25 secoli di storia
Lungo la strada statale 106 che costeggia la fascia jonica cosentina, a 270 metri di altitudine, tra colline e costoni verdi di olivi, si incontra Rossano. Testimonianze storiche ne parlano come di una
realta' economica gia' importante nel II secolo a.C. Qui i Romani costruirono un porto arsenale e una fortezza capace di respingere Alarico (412), resistere a Totila (548) e uscire indenne dalle scorrerie saracene.
e' pero' con i Bizantini (953 -1059) che si trasforma in caposaldo militare e amministrativo, centro di vita monastica e culturale. I Normanni (1059-1196) rispettarono il suo rango di libera
universita', gli Svevi (1196-1266) e gli Angioini (1266-1442) la dotarono di privilegi feudali,
finche' Giovanna II la concesse come principato ai Ruffo (1417). Da allora passo' per mani diverse, ultimi i principi Borghese (1637 - 1806) e le condizioni della
citta' si deteriorarono progressivamente, tra ribellioni frequenti e repressioni feroci. Il terremoto del 1836, l’epidemia di colera del 1867, la
gravita' del fenomeno migratorio, la recrudescenza del brigantaggio fino alle Guerre Mondiali e poi il salto economico e la crescita demografica (oggi sono 40mila gli abitanti). L’economia della
citta' poggia sulle risorse tradizionali agricole (olivo, agrumi, liquirizia), sul commercio e sul turismo favorito dalla bellezza del mare. Tanti i segni di
Bisanzio: le grotte eremitiche e le chiese di San Marco e della Panaghi'a; l’icona Achiropita, cuore della Cattedrale e l’Abbazia del Patire, di epoca normanna, che resta il
piu' alto segno della spiritualita' italo-greca del meridione con il Codex Purpureus
Rossanensis, opera di bellezza, in cui l’artista
e' riuscito a esprimere colori, volumi, movimento. |
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