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VIII di dermatologia psicosomatica
Prof. Dr. Roberto Bassi Docente di psicologia e psicosomatica dermatologica Scuola di spec. dell’Universita'
di Ferrara
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L’VIII corso
di dermatologia psicosomatica si e' incentrato sull’approccio in dermatologia pediatrica. Argomento interdisciplinare che ha visto coinvolti dermatologi,
ma anche pediatri, psichiatri e psicologi |
E’ ben noto che le patologie cutanee rappresentano una parte consistente delle cause che inducono i genitori a cercare l’assistenza di un medico e che non di rado proprio queste patologie presentano una non trascurabile componente psicosomatica: si pensi a esempio alla dermatite
atopica, all’acne o alle patomimie. Importante quindi il contributo alla formazione di vari specialisti, dai dermatologi ai pediatri, ma anche degli psichiatri e degli psicologi, nell’ambito della tutela della salute del bambino e del benessere psicologico dei genitori. Nell’ottava edizione del corso residenziale di Dermatologia Psicosomatica che si
e' tenuto, lo scorso novembre a Venezia, tra i molti argomenti trattati, vorrei soffermarmi sul problema dell’impasse, come sollevato dal prof.
Gauthier, che mi e' sembrato abbastanza originale.
Partendo dal presupposto che - in via teorica - la psicanalisi ha sempre considerato, almeno implicitamente, che l’insieme dei conflitti potevano in ogni caso trovare una soluzione, l’esperienza clinica tuttavia mostra l’esistenza di conflitti senza soluzione, sia perche' dovuti ad ambivalenze estreme, sia al verificarsi di circoli viziosi:
e' a questo punto che si manifesta l’impasse.
Tipico esempio si ha nella dermatite atopica: l’apparizione di questa patologia a carattere genetico, mostra in qualche modo l’appartenenza a un clan familiare fortemente caratterizzato proprio per l’esistenza di questa patologia; d’altro canto i genitori vorrebbero evitare questa malattia ai loro figli, quindi quando si presenta essa viene da loro vissuta come un fallimento ma, al tempo stesso, costituisce il segno dell’appartenenza del figlio alla propria tribu' familiare.
Sorge così un conflitto tra il desiderio dei genitori di far appartenere il figlio al proprio clan familiare e al tempo stesso di differenziarlo perche' non sia malato: di quì l’impasse. Quanto piu' la patologia
e' grave tanto piu' si moltiplicano le difficolta' di rapporti all’interno della famiglia.
Come si colloca in questa situazione il terapeuta? Secondo l’esperienza di
Gauthier, egli dovrebbe saper mostrare le sue incertezze e le sue difficolta' nell’individuare la terapia migliore, facendosi esso stesso portatore dell’impasse, realizzando in tal modo,
pero', con la famiglia, un’alleanza terapeutica, assolutamente indispensabile per migliorare la situazione patologica. Sempre nell’ambito della relazione medico - paziente
e' stato particolarmente significativo quanto illustrato dal dott. Marcello del Majno circa i rapporti tra il pediatra, il piccolo paziente, ma soprattutto i suoi genitori, che su questo medico - al quale ci si rivolge non solo in caso di malattia, ma anche per un controllo della salute - riversano il rapporto ipertrofico tra le loro ansie e il desiderio di salute per i figli. La complessita' del rapporto col pediatra si evidenzia anche nell’aumento di richieste di visite pediatriche da parte di genitori separati, quando il bambino ritorna da un soggiorno con l’altro genitore.
Per quanto riguarda in particolare la patologia dermatologica, la sua evidenza si trasforma in emergenza proprio in quanto momento di rottura dell’idealizzazione. Quando se ne presenti la
necessita', l’invio del piccolo paziente al neuropsichiatra infantile si presenta ancora piu' complesso che nel caso dell’adulto: di quì l’opportunita' - mai abbastanza spesso ribadita - di creare ambulatori integrati, nei quali ci sia anche una contiguita' fisica tra le due strutture e quindi un reale rapporto di collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti.
Nel corso delle giornate di studio, interessanti casi clinici sono stati poi presentati dal dott. Ludovico
Perulli, dalle dott.sse Mariella Fassino, Anna Burroni, Roberta Guarnieri e Simona Argentieri. Difficile darne conto in un breve articolo, rimandiamo quindi agli atti o direttamente alle colleghe.
Altre segnalazioni: la dott.ssa Marina Manente ha parlato della tricotillomania e la dott.ssa Maya El Hachem dell’approccio psicologico nel day surgery in pediatria dermatologica. Il dott. Vincenzo Maggiulli ha svolto una relazione sulla psicofarmacoterapia in eta' evolutiva. Il dott. Raffaele Argentieri ha presentato una relazione sul problema del “paziente accompagnato” mentre il prof. Mauro Paradisi ha invece parlato delle dermatiti artefatte in eta' pediatrica.
Con un approccio piu' specificamente dermatologico, infine, il dott. Carlo Pelfini e il dott. Patrizio Sedona hanno illustrato la terapia farmacologica e chirurgica dell’acne.
Personalmente ho riproposto ancora una volta la psicosomaticita' dell’acne. In base a miei studi, ho cercato di dimostrare che l’acne, al di la' delle sue ben note ripercussioni
somatopsichiche, e', in realta', una vera e propria malattia psicosomatica.
Nasce, in soggetti predisposti, dalle difficolta' adolescenziali nell’affrontare i primi reali problemi della vita. Papule e pustole creano in qualche modo un’alibi somatico al paziente, il quale riduce le occasioni - per lui molto ansiogene - di incontro con gli altri.
Una possibile depressione, nell’acneico grave trattato con l’isotretinoina, e'
quindi - a mio avviso - legata non tanto al farmaco, quanto alla guarigione da questo indotta, che sguarnisce il paziente dalle sue tradizionali difese contro l’ambiente.
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