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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


Fotoprotezione globale

Per ridurre i rischi dei raggi ultravioletti si ricorre a miscele di filtri fisici e chimici, aggiungendo anche fotoprotettori di origine vegetale ad azione antiossidante, immunoprotettice e ristrutturante del DNA cellulare 

Il bisogno di una fotoprotezione sempre piu' capace di ridurre i rischi dell'esposizione ai raggi ultravioletti e' fuori discussione. I classici sistemi basati sulla semplice applicazione topica di flitri fisici e chimici, se pur utili, hanno importanti limitazioni nella pratica quotidiana e sono, quindi, solo parzialmente efficaci. Cio' ha portato allo sviluppo di molecole potenzialmente in grado di modificare la risposta cellulare ai danni provocati dagli UV e che possano essere usati anche in maniera sistemica. In questa linea di ricerca si posizionano i filtri solari, che potremmo definire fito-biologici, estratti da piante filogeneticamente antiche, come la Polypodium Leucotomos, una felce originaria del Centro America, che alle origini si dovette adattare alla vita terrestre evolvendo da pianta acquatica. L' estratto del suo rizoma e' ricco di composti fenolici che assorbono i raggi UV dimostrando in vitro un'attivita neutralizzante selettiva dell' ossigeno singoletto e dell' anione superossido, temuti radicali liberi generati dagli UV. Secondo i ricercatori (*), il Polypodium Leucotomos va considerato come un antiossidante con attivita' fotoimmunoprotettrice dimostratrice nell' uomo, con fattore di protezione, dopo esposizione ad UVB, pari a 3. Nell' uomo, infatti, e' capace di prevenire le alterazioni morfologiche e la scomparsa delle cellule di Langerhans causate da esposizioni solari e di inibire la tolleranza immune al nichel indotta da esposizioni UV. Studi clinici dimostrano che, l'applicazione regolare di una Linea di Fotoprotezione a base di filtri fisici, chimici, Polipodium Leucotomos e Te' Verde (Heliocare Pharmaland), presente in farmacia sotto forma di crema, cipria compatta colorata o gel oil free, oltre a ridurre l'azione degli UV preverrebbe il fotoinvecchiamento cutaneo. La spiegazione data dai ricercatori e' che questa formulazione eviterebbe la comparsa di cheratinociti atipici, ridurrebbe l'infiltrato mastocitario, la formazione di nuovi vasi dermici e l'elastosi causati da esposizioni UV ripetute. In altre parole darebbe luogo a una protezione completa, della struttura cutanea, di natura immunologica e antiossidante. Una protezione che appare amplificata dall'incorporazione nella formulazione di Heliocare di due nuove molecole identificate come sunspheras (microsfere di copolimero che contengono acqua) che potenziano l'effetto dei filtri fisici e chimici, e photosomas, estratti purificati di plancton marino ricoperti di liposomi, con attivita' riparatrice a livello del DNA cellulare. La linea Heliocare (SPF 50 - PPD 30) mostra una buona resistenza all'acqua, non e' comedogenica e si adatta a tutti i tipi di pelle ed e' disponibile anche in capsule utilizzabili sia per la fotoprotezione che per la fototerapia.

* M.Middelkamp Hup, MA. Pathak, C Parrado, F Rius-Diaz, TB. Fitzpatrick and S Gonzalez Wellman Laboratories of Photomedicine, Dept. of Dermatology, Massachussets General Hospital, Harvard Medical School; Boston, MA. Faculty of Medicine University of Malaga; Malaga, Spain



 

 

 



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