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articolo aggiornato il: Friday 02 December 2011

 


Come si spiega la fotoprotezione?

Il ricorso ai filtri solari e' il miglior modo per prevenire i tumori cutanei. Ma il paziente e' sempre in grado di capirne le ragioni?

Dott. Vincenzo De Giorgi Ambulatorio di Dermatologia Oncologica Dipartimento di Scienze Dermatologiche Universita' di Firenze

L'esposizione a quantita' importanti di raggi ultravioletti (UV), sia intermittente che cronica, particolarmente nelle ore centrali della giornata, senza una opportuna preparazione della pelle e senza una pausa temporale che favorisca la rigenerazione delle cellule cutanee, rappresenta un elemento che favorisce nel tempo lo sviluppo di tumori cutanei, sia carcinomi, che melanomi. Questo avviene particolarmente nei soggetti con fototipo chiaro, specialmente se esistono precedenti di neoplasie cutanee in famiglia. Queste osservazioni si basano su inconfutabili dati epidemiologici provenienti da tutto il mondo e ormai si ritiene in maniera certa che i tumori cutanei costituiscano proprio il pericolo maggiore dell'esposizione solare eccessiva e incontrollata, e siano da ritenersi una espressione del danno cumulativo da sole. I tumori della pelle fotoindotti sono epiteliomi spino - e baso - cellulari e il melanoma. Soprattutto il melanoma e' fonte di grande preoccupazione per l'incidenza con cui si verifica: rappresenta il 2% di tutti i tumori e provoca l'1% di tutti i decessi da patologie neoplastiche. I fattori di rischio possono essere molteplici: le gia' ricordate esposizioni intense e occasionali, ma soprattutto le violente scottature subite nell'infanzia; l'appartenenza a un fototipo chiaro; la predisposizione familiare e la presenza di molti nei sulla pelle. I ricercatori americani dicono che nella vita il 50% dell'esposizione totale ai raggi solari avviene prima dei 18 anni e sebbene sia difficile verificare questo dato, resta l'esigenza di mettere in atto fin dall'infanzia una serie di accorgimenti per prevenire effetti indesiderati, primo fra tutti proprio i tumori della pelle. Per i dermatologi che si occupano di oncologia talvolta risulta difficile spiegare ai genitori che l'esposizione al sole, che fino a un recente passato veniva considerata come un modo sano di vivere, deve essere invece limitata. Si tratta di diffondere una nuova cultura che favorisca un atteggiamento piu' consapevole ed equilibrato, senza che nessuno debba rinunciare al piacere del sole, limitando pero' il piu' possibile i danni fotoindotti. Perche' se da un lato un'eccessiva esposizione e' nociva e pericolosa, dall'altro una esposizione intelligente e consapevole ha effetti benevoli, specie nei bambini, in quanto stimola la sintesi della vitamina D nell'organismo, aiutando l'ossificazione e avendo addirittura un effetto anticancro sull'organismo. Inoltre e' innegabile che il sole agisce benevolmente su alcune malattie cutanee e anche sull'umore. Ma se spiegare questa apparente contraddizione non e' impossibile, piu' difficile risulta far si che le mamme applichino con rigore le precauzioni di base, che per la loro semplicita', spesso tendono a essere trascurate: a partire dall'uso di creme solari ad ampio spettro e di un abbigliamento protettivo, come cappellini, bandane, e occhiali da sole quando si sta all'aria aperta e si fa sport, e non solo al mare sulla spiaggia. Sono anni che si insiste quanto sia importante l'utilizzo regolare di creme protettive solari da scegliere in un mercato affollato da una grande quantita' di prodotti. Ma si e' sempre in grado di scegliere correttamente quello piu' adatto alle nostre caratteristiche fisiche (colore e tipologia di pelle, occhi, capelli, eta'), alla nostra capacita' o meno di abbronzarsi (fototipo), alla localita' di uso (vacanza ai tropici, montagna, barca, ecc.)? E quanti dei nostri pazienti rammentano le parole con cui gli abbiamo spiegato la distinzione esistente fra filtri chimici (od organici), e fisici (o inorganici), e come dalla loro scelta e miscelazione dipenda l'efficacia protettiva della formulazione adottata e pubblicizzata dai produttori? Ai miei occhi sembra che la caratteristica dei prodotti che appare importante al normale consumatore sia solo l'indice di protezione solare (SPF- Sun Protection Factor), anche se pochi conoscono quello che tale numero sta a indicare: la capacita' di un prodotto di ritardare la comparsa dell'eritema solare. Nella mia pratica quotidiana cerco di spiegare questo concetto con un esempio. Se una persona con la cute chiara manifesta eritema dopo una esposizione di dieci minuti, usando uno schermo solare con SPF 15, occorreranno 150 minuti di esposizione (10 x 15 = 150) prima che la pelle divenga rossa. Fin qui nessun problema. Piu' complicato spiegare che il grado di protezione non aumenta in proporzione al numero di SPF e quindi con un fattore 30 il 97% dei raggi eritematogeni e' assorbito, mentre con un SPF 15 la percentuale scende al 93% e con SPF 2 al 50%. Di conseguenza, la differenza fra un SPF30 e un SPF50 e' minima. Inoltre insisto molto nel segnalare che nell'uso pratico la protezione ricevuta puo' essere diversa da quella promessa dall'etichetta. Questo perche' difficilmente viene applicata sulla cute la stessa quantita' di prodotto usata in laboratorio (2 mg. per cm2). Un soggetto adulto per rispettare il numero di SPF riportato sulla confezione, dovrebbe applicarne 40 grammi per volta per proteggere tutte le zone esposte del proprio corpo. Inoltre chi si ricorda che l'efficacia degli schermi dipende dal tempo che intercorre tra l'applicazione e l'esposizione (dovrebbe essere di almeno 30 minuti), dalla persistenza (capacita' dello schermo di conservare la propria efficacia nelle condizioni d'uso normali) e dalla sostantivita' (capacita' di tenuta dello schermo nel mantenersi negli strati superficiali dell'epidermide a distanza di tempo dall'applicazione)? Fattori certamente importanti soprattutto a garantire l'efficacia anche dopo sudorazioni abbondanti e bagni in acqua. E che dire della fotostabilita'? Chi si preoccupa a sufficienza se, nel processo di assorbimento e conversione dell'energia ultravioletta, un filtro non fotostabile subisce trasformazioni strutturali che ne alterano le caratteristiche filtranti e la capacita' protettiva, e determinano il rilascio di diversi fotoprodotti di degradazione di cui non sempre e' nota l'innocuita'? e' prevedibile che alle orecchie dei nostri pazienti tutte queste informazioni, seppur corrette, suonino fumose, e ci si soffermi piu' su curiosita' tipo: l'acqua di mare rimuove meno filtro rispetto a quella di lago, di fiume o di piscina; una maggiore temperatura dell'acqua riduce la durata della protezione, ecc. Oppure, che prevalga la paura di non abbronzarsi, che al sesso maschile dia fastidio l'untuosita', al sesso femminile dia noia l'effetto biancastro , il cosiddetto ''effetto a calce''e cosi' via. Un'altra domanda che il paziente pone e' se uno stesso schermo vada bene per tutta la famiglia. Io credo che, se non in caso di vere e proprie patologie dermatologiche, psicologicamente si tende a rifiutare protezioni estreme. Vista, poi, la minima differenza fra un SPF30 e un 50, ben venga una protezione alta (intorno a SPF30) per tutta la famiglia, senza differenze fra i ragazzi e i genitori, a eccezione dei neonati che non dovrebbero essere esposti al sole. e' molto difficile infatti consigliare l'acquisto di 4 o 5 prodotti per i diversi componenti. Un'ultima considerazione sul ''gradimento''cosmetico da parte del paziente, perche' a tale concetto e' spesso correlato il buon uso di un prodotto che, puo' essere anche ottimo dal punto di vista protettivo, ma se induce un impatto cosmetologico negativo, perche' untuoso, difficilmente spalmabile e con sfumature biancastre sulla pelle, non verra' mai utilizzato soprattutto dai giovani, favorendo cosi' i danni provocati dai raggi UV. Atale proposito, da segnalare la formulazione di prodotti all'avanguardia sotto forma di spuma, che, a fronte di un'ottima ed efficace protezione, non sono untuosi, ma facilmente assorbiti, e garantiscono un'ottima compliance. Tali prodotti sono estremamente tollerati e l'applicazione continua nel tempo non viene piu' vista come una sofferenza, ma anzi come una piacevole maschera di bellezza per il proprio corpo.




 


 

 

 


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