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Come si spiega la fotoprotezione?
Il ricorso ai filtri solari e' il miglior modo per prevenire i tumori
cutanei. Ma il paziente e' sempre in grado di capirne le ragioni?
Dott. Vincenzo De Giorgi Ambulatorio di Dermatologia Oncologica Dipartimento
di Scienze Dermatologiche Universita' di Firenze
L'esposizione a quantita' importanti di raggi ultravioletti
(UV), sia intermittente che cronica, particolarmente nelle ore centrali della
giornata, senza una opportuna preparazione della pelle e senza una pausa
temporale che favorisca la rigenerazione delle cellule cutanee, rappresenta un
elemento che favorisce nel tempo lo sviluppo di tumori cutanei, sia carcinomi,
che melanomi. Questo avviene particolarmente nei soggetti con fototipo chiaro,
specialmente se esistono precedenti di neoplasie cutanee in famiglia. Queste
osservazioni si basano su inconfutabili dati epidemiologici provenienti da tutto
il mondo e ormai si ritiene in maniera certa che i tumori cutanei costituiscano
proprio il pericolo maggiore dell'esposizione solare eccessiva e incontrollata,
e siano da ritenersi una espressione del danno cumulativo da sole. I tumori
della pelle fotoindotti sono epiteliomi spino - e baso - cellulari e il
melanoma. Soprattutto il melanoma e' fonte di grande preoccupazione per
l'incidenza con cui si verifica: rappresenta il 2% di tutti i tumori e provoca
l'1% di tutti i decessi da patologie neoplastiche. I fattori di rischio possono
essere molteplici: le gia' ricordate esposizioni intense e occasionali, ma
soprattutto le violente scottature subite nell'infanzia; l'appartenenza a un
fototipo chiaro; la predisposizione familiare e la presenza di molti nei sulla
pelle. I ricercatori americani dicono che nella vita il 50% dell'esposizione
totale ai raggi solari avviene prima dei 18 anni e sebbene sia difficile
verificare questo dato, resta l'esigenza di mettere in atto fin dall'infanzia
una serie di accorgimenti per prevenire effetti indesiderati, primo fra tutti
proprio i tumori della pelle. Per i dermatologi che si occupano di oncologia
talvolta risulta difficile spiegare ai genitori che l'esposizione al sole, che
fino a un recente passato veniva considerata come un modo sano di vivere, deve
essere invece limitata. Si tratta di diffondere una nuova cultura che favorisca
un atteggiamento piu' consapevole ed equilibrato, senza che nessuno debba
rinunciare al piacere del sole, limitando pero' il piu' possibile i danni
fotoindotti. Perche' se da un lato un'eccessiva esposizione e' nociva e
pericolosa, dall'altro una esposizione intelligente e consapevole ha effetti
benevoli, specie nei bambini, in quanto stimola la sintesi della vitamina D
nell'organismo, aiutando l'ossificazione e avendo addirittura un effetto
anticancro sull'organismo. Inoltre e' innegabile che il sole agisce benevolmente
su alcune malattie cutanee e anche sull'umore. Ma se spiegare questa apparente
contraddizione non e' impossibile, piu' difficile risulta far si che le mamme
applichino con rigore le precauzioni di base, che per la loro semplicita',
spesso tendono a essere trascurate: a partire dall'uso di creme solari ad ampio
spettro e di un abbigliamento protettivo, come cappellini, bandane, e occhiali
da sole quando si sta all'aria aperta e si fa sport, e non solo al mare sulla
spiaggia. Sono anni che si insiste quanto sia importante l'utilizzo regolare di
creme protettive solari da scegliere in un mercato affollato da una grande
quantita' di prodotti. Ma si e' sempre in grado di scegliere correttamente
quello piu' adatto alle nostre caratteristiche fisiche (colore e tipologia di
pelle, occhi, capelli, eta'), alla nostra capacita' o meno di abbronzarsi (fototipo),
alla localita' di uso (vacanza ai tropici, montagna, barca, ecc.)? E quanti dei
nostri pazienti rammentano le parole con cui gli abbiamo spiegato la distinzione
esistente fra filtri chimici (od organici), e fisici (o inorganici), e come
dalla loro scelta e miscelazione dipenda l'efficacia protettiva della
formulazione adottata e pubblicizzata dai produttori? Ai miei occhi sembra che
la caratteristica dei prodotti che appare importante al normale consumatore sia
solo l'indice di protezione solare (SPF- Sun Protection Factor), anche se pochi
conoscono quello che tale numero sta a indicare: la capacita' di un prodotto di
ritardare la comparsa dell'eritema solare. Nella mia pratica quotidiana cerco di
spiegare questo concetto con un esempio. Se una persona con la cute chiara
manifesta eritema dopo una esposizione di dieci minuti, usando uno schermo
solare con SPF 15, occorreranno 150 minuti di esposizione (10 x 15 = 150) prima
che la pelle divenga rossa. Fin qui nessun problema. Piu' complicato spiegare
che il grado di protezione non aumenta in proporzione al numero di SPF e quindi
con un fattore 30 il 97% dei raggi eritematogeni e' assorbito, mentre con un SPF
15 la percentuale scende al 93% e con SPF 2 al 50%. Di conseguenza, la
differenza fra un SPF30 e un SPF50 e' minima. Inoltre insisto molto nel
segnalare che nell'uso pratico la protezione ricevuta puo' essere diversa da
quella promessa dall'etichetta. Questo perche' difficilmente viene applicata
sulla cute la stessa quantita' di prodotto usata in laboratorio (2 mg. per cm2).
Un soggetto adulto per rispettare il numero di SPF riportato sulla confezione,
dovrebbe applicarne 40 grammi per volta per proteggere tutte le zone esposte del
proprio corpo. Inoltre chi si ricorda che l'efficacia degli schermi dipende dal
tempo che intercorre tra l'applicazione e l'esposizione (dovrebbe essere di
almeno 30 minuti), dalla persistenza (capacita' dello schermo di conservare la
propria efficacia nelle condizioni d'uso normali) e dalla sostantivita' (capacita'
di tenuta dello schermo nel mantenersi negli strati superficiali dell'epidermide
a distanza di tempo dall'applicazione)? Fattori certamente importanti
soprattutto a garantire l'efficacia anche dopo sudorazioni abbondanti e bagni in
acqua. E che dire della fotostabilita'? Chi si preoccupa a sufficienza se, nel
processo di assorbimento e conversione dell'energia ultravioletta, un filtro non
fotostabile subisce trasformazioni strutturali che ne alterano le
caratteristiche filtranti e la capacita' protettiva, e determinano il rilascio
di diversi fotoprodotti di degradazione di cui non sempre e' nota l'innocuita'?
e' prevedibile che alle orecchie dei nostri pazienti tutte queste informazioni,
seppur corrette, suonino fumose, e ci si soffermi piu' su curiosita' tipo:
l'acqua di mare rimuove meno filtro rispetto a quella di lago, di fiume o di
piscina; una maggiore temperatura dell'acqua riduce la durata della protezione,
ecc. Oppure, che prevalga la paura di non abbronzarsi, che al sesso maschile dia
fastidio l'untuosita', al sesso femminile dia noia l'effetto biancastro , il
cosiddetto ''effetto a calce''e cosi' via. Un'altra domanda che il paziente pone
e' se uno stesso schermo vada bene per tutta la famiglia. Io credo che, se non
in caso di vere e proprie patologie dermatologiche, psicologicamente si tende a
rifiutare protezioni estreme. Vista, poi, la minima differenza fra un SPF30 e un
50, ben venga una protezione alta (intorno a SPF30) per tutta la famiglia, senza
differenze fra i ragazzi e i genitori, a eccezione dei neonati che non
dovrebbero essere esposti al sole. e' molto difficile infatti consigliare
l'acquisto di 4 o 5 prodotti per i diversi componenti. Un'ultima considerazione
sul ''gradimento''cosmetico da parte del paziente, perche' a tale concetto e'
spesso correlato il buon uso di un prodotto che, puo' essere anche ottimo dal
punto di vista protettivo, ma se induce un impatto cosmetologico negativo,
perche' untuoso, difficilmente spalmabile e con sfumature biancastre sulla
pelle, non verra' mai utilizzato soprattutto dai giovani, favorendo cosi' i
danni provocati dai raggi UV. Atale proposito, da segnalare la formulazione di
prodotti all'avanguardia sotto forma di spuma, che, a fronte di un'ottima ed
efficace protezione, non sono untuosi, ma facilmente assorbiti, e garantiscono
un'ottima compliance. Tali prodotti sono estremamente tollerati e l'applicazione
continua nel tempo non viene piu' vista come una sofferenza, ma anzi come una
piacevole maschera di bellezza per il proprio corpo.
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