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microcomedone, gradino piu' basso delle espressioni acneiche. Su questa particolare condizione si inserisce l’intensa seborrea dovuta all’aumentata
attivita' funzionale delle ghiandole sebacee; la maggiore quantita' di sebo prodotta viene convertita dai batteri, attraverso la produzione di lipasi, in acidi grassi. Il sebo e gli acidi grassi causano una reazione infiammatoria sterile dell’unita' pilo-sebacea che, per effetto
dell’ipercheratinizzazione dei cheratinociti che rivestono il condotto del follicolo, crea un intasamento, visibile con un punto nero o un punto bianco a seconda se ci sia o meno uno sbocco all’esterno. Le pareti del follicolo, a questo punto, possono rompersi diffondendo il contenuto nel derma e provocando la comparsa di papule, pustole e/o noduli, quindi passando da un quadro
piu' lieve a uno piu' severo. L’infiammazione e' tanto piu' violenta quanto maggiore
e' la risposta immunitaria al P. Acne, al Propionibacterium granulosum, allo Stafilococcus
epidermidis, alla Malassetia furfur.
I P. Acne cutanei sono batteri anaerobi a crescita lenta, che generalmente sono incapaci di moltiplicarsi in follicoli in cui la
velocita' di secrezione del sebo e' elevata poiche' i loro prodotti vengono eliminati con il flusso di sebo; nel caso in cui, invece, il follicolo si ostruisce, questo diventa un sistema di coltura chiuso in cui batteri e prodotti terminali non possono uscire; l’accumulo, a livelli tossici, danneggia la parete del follicolo generando la risposta infiammatoria.
Benche' la fisiopatologia dell’acne non abbia praticamente piu' segreti, essa rimane una patologia molto diffusa e, spesso, altamente invalidante per la vita di relazione del soggetto che
ne' e' affetto; in piu' le esigenze legate ai moderni stili di vita spingono i pazienti a cercare delle soluzioni sempre nuove che siano di rapida e sicura efficacia. La terapia medica dell’acne
puo' essere topica e/o sistemica; la prima si avvale soprattutto di antibiotici, di alfa idrossiacidi e di
retinoidi; la terapia sistemica si avvale invece di antibiotici e di
isotretinoina. Ambulatorialmente
puo' essere utile intervenire con l’applicazione di peeling chimici con AHA. I limiti delle terapie mediche,
pero' sono tanti, sia per quelle a carattere topico sia per quelle sistemiche; infatti, le prime danno spesso origine a sensibilizzazione e arrossamenti, mentre le seconde portano spesso all’insorgenza di resistenza agli antibiotici con possibili fenomeni di intolleranza e/o fastidiosi effetti collaterali. Una soluzione alternativa
e' oggi rappresentata dalla fototerapia mediante l’utilizzo di energia pulsata e calore
(LHE). La tecnologia utilizzata si basa su una lampada che emette una luce non coerente, con lunghezza d’onda tra 430 e 1100
nm, con una ampiezza di 35 ms, una fluenza massima di 9 J/cm2 per impulso e con uno spot di 22_55 mm. La terapia si rivolge direttamente alla causa dell’acne, agendo su molecole sintetizzate in grande
quantita' dal P. Acnes, cioe' le porfirine: queste rendono il batterio particolarmente sensibile alla luce. Quando la porfirina
e' esposta alla luce visibile diventa chimicamente attiva e raggiunge uno stato eccitato che si traduce nella formazione di un Ossigeno singoletto che si lega alle membrane cellulari e distrugge il P. Acnes e le cellule della ghiandola sebacea. Come per ogni altra reazione fotochimica l’efficacia del procedimento
e' legata alla: concentrazione delle porfirine e dei fotoni, alla temperatura a cui avviene la reazione fotochimica, e alla lunghezza d’onda utilizzata. In particolare,
e' utile tener conto che:
• una sorgente di luce pulsata (PW) e' piu' efficiente di una luce a onde continue
(CW), poiche' la prima fornisce 10.000 volte piu' fotoni che la sorgente di onde continue.
• per effetto della reazione descritta dall’equazione di Arrhenius, un aumento della temperatura di 10° C comporta un raddoppio dell’effetto di una reazione chimica, inoltre l’aumento della temperatura della pelle di 10º C per un tempo breve, 35
msec, non comporta nessun effetto negativo per la salute del paziente.
• la luce blu e' teoricamente la piu' efficace lunghezza d’onda visibile per la maggior parte delle porfirine endogene del P.
Acnes, perche' la banda tra 407- 420 nm e' il range di lunghezza d’onda che riesce a coprire tutto lo spettro di assorbimento delle
porfirine. Ma la luce blu ha una scarsa
profondita' di penetrazione nella pelle. Al contrario, la luce rossa e' meno efficace per fotoeccitare le
porfirine, ma penetra
piu' profondamente nel tessuto. Inoltre la luce rossa in confronto alla luce blu
puo' anche avere proprieta' antinfiammatorie per l’influenza delle citochine rilasciate dai
macrofagi. Ma una delle principali limitazioni della fototerapia per l’acne
e' il fatto che i fotoni devono penetrare nell’epidermide prima che si possa raggiungere la
profondita' necessaria per l’attivazione delle porfirine. La profondita' da raggiungere per i follicoli sul viso
e' di circa 3 mm. Il calcolo della profondita' della penetrazione della luce ha evidenziato che la luce blu nel range di 400-430 nm penetra nella pelle fino alla
profondita' di 0,25 mm. Percio' anche se il coefficiente di eccitazione delle porfirine in questa banda
e' molto alto questa luce non e' preferenziale per la terapia dell’acne. Al contrario la fototerapia a luci verde e luci rosse, utilizzata per la cura dell’acne, presenta un buon grado di penetrazione dei fotoni nei follicoli del viso e del collo (almeno 3 mm), anche se offre un coefficiente di eccitazione delle porfirine
piu' basso di quello ottenibile dalla combinazione di luce blu e rossa. Conseguentemente l’utilizzo combinato di fototerapia a luce verde e rossa e di energia, tramite una tecnologia brevettata quale la
LHE, puo' essere coadiuvata dall’aumento della temperatura al fine di raddoppiare la
capacita' di reazione delle porfirine a produrre ossigeno in grado di distruggere i P. Acne, senza che tale aumento della temperatura, per un tempo di 35
msec, comporti effetti negativi per il paziente. Inoltre la LHE usa un duplice percorso per l’energia della luce e del calore, permettendo di avere un maggior controllo della temperatura che si raggiunge sulla pelle, eliminando la
necessita' di raffreddamento e riducendo drasticamente eventuali effetti collaterali. La LHE viene utilizzata in pazienti affetti da acne in vari stadi e di varia estensione per un periodo di 8 settimane e le sedute hanno cadenza bisettimanale; durante la seduta viene effettuato un primo passaggio su tutte le aree affette, intervallato da 10 min. di pausa dopo la quale viene effettuato un secondo passaggio. A partire dalla seconda settimana sono evidenti i primi miglioramenti: diminuzione del grado di infiammazione delle lesioni e lieve diminuzione del numero delle lesioni. In base alla nostra esperienza, al termine del trattamento quasi tutte le lesioni sono sparite mentre le restanti, oramai non
piu' in fase attiva vanno incontro a risoluzione nelle settimane seguenti. I risultati ottenuti permangono per lungo tempo, anche nei follow up eseguiti nei mesi che seguono la terapia, durante i quali il paziente non segue nessuna terapia medica di supporto. Le lesioni tendono a non ripresentarsi e c’e' un sempre progressivo miglioramento del quadro acneico.
Bibliografia
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