| Home | Pellebeauty | Cerca nel portale | Alimentazione | Allergie | Acne | Antiaging | Benessere | Chirurgia Plastica | Congressi | Cosmetici | Cute Multietnica
|Ginecologia | Igiene | Immunologia | Laser | Medicina Estetica | Odontoiatria Estetica | Pediatria | Psicosomatica | Ricerca | Sport |Societa' | Termalismo
| Tricologia | Virologia | Recensione Libri | Medicina Dolce | Sudorazione Eccessiva | Dermatologia | Ortopedia | Politica Sanitaria | Chirurgia Estetica | Trucco |
 

articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


Nuovi protocolli per la cura della psoriasi

Tenersi aggiornati sulle ricerche che hanno ad oggetto la psoriasi puo' aiutare a proporre nuovi protocolli e a guidare il paziente verso una migliore qualita' della vita

Se ne e' parlato approfonditamente nel corso dell’ultimo Congresso annuale dell’ADIPSO, l’associazione che raccoglie malati e familiari dei malati di psoriasi, tenutosi recentemente a Roma. Una terapia definitiva per questa malattia non e' ancora stata scoperta, ma qualcosa di nuovo sembra esserci all’orizzonte. Molecole ancora in fase di studio ma che promettono buoni risultati. E che potranno servire anche al dermatologo per superare anni di frustrazioni di fronte a pazienti sconsolati e in crisi di fiducia. Perche', mai come in questo caso, nessuno puo' obiettare che la cura della psoriasi cronica a placche e' forse il compito piu' arduo per un dermatologo. Questa malattia infiammatoria cronica della pelle, caratterizzata da placche eritemato-desquamative ben demarcate sulle superfici estensorie del corpo e sul cuoio capelluto, e' infatti una delle dermopatie piu' facili da diagnosticare ma, senza dubbio, ancora alla ricerca di una spiegazione e di una cura definitiva. E cio' rende molto difficile il compito dello specialista che di fronte a lesioni che possono dare prurito, bruciore e occasionalmente sanguinare, deve comunicare al paziente che i trattamenti attualmente a disposizione potranno solo migliorare le sue condizioni ma non guarirlo definitivamente. Considerando che il rapporto medico paziente diviene ancora piu' difficile in presenza di quel terzo di pazienti che mostrano alterazioni distrofiche delle unghie, di quel 1-3% affetto dalla peculiare artropatia di natura psoriasica, o dalle altre varieta' della malattia quali la psoriasi guttata, la psoriasi invertita, la psoriasi pustolosa e l’eritrodermia psoriasica. 
E’ esperienza comune che alla prima manifestazione della psoriasi il paziente non si dia pace, alla ricerca di una causa precisa della sua patologia, rimossa la quale, nelle sue speranze, tutto dovrebbe tornare a posto. Nonostante la clinica presenti ampie variazioni tra individui e nello stesso individuo in differenti periodi di tempo, il medico, che ben conosce che anche l’eziologia e' variabile, cerchera' di spiegargli che circa un terzo dei soggetti con psoriasi ha una predisposizione familiare per la malatti e che traumi fisici, infezioni acute e alcuni farmaci (p.e. i sali di litio e i betabloccanti) possono assumere il ruolo di fattori scatenanti. Egli aiutera' cosi' il paziente a indagare se a monte dell’inizio o della recidiva ci siano eventi stressanti, a riflettere quale eventuale rapporto ci sia con il fumo di sigaretta e il consumo di alcolici o la dieta, ma alla fine della storia il risultato non cambiera': le finalita' di ogni intervento proposto saranno quelle di ridurre le manifestazioni cliniche a breve termine; di modulare la gravita' della malattia a lungo termine; migliorando la qualita' della vita, con minimi effetti avversi del trattamento. In altre parole: “caro paziente, la ricerca sta facendo grandi sforzi ma tuttora non esiste una cura definitiva, noi cercheremo di far si' che la malattia influenzi il meno possibile la qualita' della tua vita, per il resto stai tranquillo perche' la psoriasi non e' assolutamente una patologia cosi' grave da portare alla morte”. Il che non e' poi del tutto vero, perche' la prognosi a lungo termine della eritrodermia psoriasica e della psoriasi pustolosa acuta generalizzata, condizioni gravi che colpiscono meno dell’1% della popolazione con psoriasi e che richiedono una terapia intensiva in regime di ricovero ospedaliero, non e' sempre fausta. Ma torniamo alla cura della piu' comune psoriasi cronica a placche il cui aspetto clinico, come si sa, si modifica nel tempo, a causa del ricorso a piu' trattamenti. Cosi' come altrettanto varia e' la durata delle remissioni, determinando cicli di soddisfazione e autonomia del paziente, che si alternano a momenti di bassa qualita' della vita in relazione alla malattia, spesso peggiorati da effetti avversi del trattamento.Un insieme che appare in costante movimento e che allontana continuamente dalla sensazione di certezza che sii dovrebbe poter comunicare al paziente. Cosa deve fare il medico per tenersi aggiornato e offrire il meglio delle cure possibili? La letteratura scientifica sul tema e' ampia e facilmente reperibile via internet attraverso i siti specializzati. Anzi, si puo' senz’altro dire che si rischia quasi di affogare navigando fra tutti quei siti che si aprono digitando in un motore di ricerca la parola psoriasi. Come fare a leggere e capire tutto quello che la comunita' scientifica e le aziende scrivono e mettono in rete? Un compito molto arduo, non dissimile da quello che si prospetta per altre dermopatie, con la differenza che il numero dei pazienti psoriasici nel mondo e' di centinaia di milioni e questo alimenta considerevolmente la ricerca e l’interesse del mondo farmaceutico. E di conseguenza la comunicazione scientifica e commerciale. A svolgere una interessante analisi della letteratura internazionale, una review come direbbero gli anglosassoni, ci hanno pensato Il dermatolo di Bergamo Luigi Naldi e il dermatologo tedesco Berthold Rzanyche hanno realizzato la ricerca bibliografica e la valutazione della qualita' degli studi su Clinical Evidence 2a edizione 2003 (consultabile nel sito www.clinev.it/s015/c071/). Come progetto dell'European Dermatoepidemiology Net -work gli autori hanno eseguito una ricerca manuale, su un numero limitato di riviste dermatologiche e mediche: Journal of Investigative Dermatology, British Journal of Dermatology, Dermatology, Acta Dermo-Venereologica, Archives of Dermatology, Journal of the American Academy of Dermatology, Annales de Dermatologie et de Ve'ne're'ologie, Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia, Hautartz, British Medical Journal, Lancet, Journal of the American Medical Association e New England Journal of Medicine. In altre parole il meglio che c’e' sulla piazza. Per ogni farmaco e terapia proposta, i ricercatori hanno letto e valutato gli articoli offrendo un percorso ragionato attraverso i pro e i contro dei trattamenti topici e sistemici finora utilizzati, i risultati raggiunti e gli effetti indesiderati registrati. Ne emerge un quadro sintetico ma sufficientemente rappresentativo di un armamentario a disposizione del dermatologo, non risolutivo, ma che puo' permettere un trattamento personalizzato e molto dinamico, in grado quasi di inseguire l’andamento imprevedibile e capriccioso di una patologia che non e' mai uguale a se stessa. In attesa di quella notizia che milioni di persone attendono da anni: la scoperta di una cura definitiva. (Alessandra Moia)

Nuovi protocolli per la cura della psoriasi

IL TAZAROTENE NEL TRATTAMENTO DELLA PSORIASI MEDIANTE APPLICAZIONE “SHORT CONTACT”

Il tazarotene e' un retinoide topico di tipo acetilenico disponibile in formulazione gel di cui e' ben documentata l’efficacia nella psoriasi a placche di grado lieve e/o moderato. Come per altri retinoidi topici, sono possibili reazioni locali di tipo irritativo. Per ridurre il rischio di queste reazioni avverse si e' proposto il ricorso a misure mirate, quali la riduzione di frequenza di applicazione o la terapia combinata con corticosteroidi topici. 

Numerose esperienze hanno dimostrato che l’associazione di tazarotene 0,1% gel con steroidi topici riduce in maniera significativa l’irritazione locale preservando l’azione antipsoriasica. L’anno scorso, durante il 78° Congresso Nazionale SIDEV, il Prof. Ruggero Caputo e il Prof Stefano Veraldi (Istituto di Scienze Dermatologiche dell’Universita' di Milano) hanno proposto un’originale modalita' di utilizzo del tazarotene, allo scopo di migliorare il profilo di tollerabilita' e di conseguenza la compliance al trattamento. Tale modalita' consiste in una terapia “short contact” (TSC), rimuovendo cioe' il prodotto con acqua dalla lesione trattata a distanza di circa 20 minuti dall’applicazione.

Nuovi protocolli per la cura della psoriasi
Nuovi protocolli per la cura della psoriasi

Sulla base di questa premessa e al fine di valutare la tollerabilita' e l’efficacia della TSC con tazarotene 0,1% gel nella psoriasi di grado lieve o moderato, e' stato condotto uno studio clinico multicentrico che ha coinvolto, a parte il succitato Istituto di Milano, anche le Cliniche Dermatologiche dell’Universita' di Roma Tor Vergata (Prof. Chimenti, Dr. Soda) e dell’Universita' de L’Aquila (Prof.ssa Peris, Dr.ssa Pacifico). I risultati preliminari di tale esperienza sono stati presentati al III Congresso Internazionale sulla Psoriasi promosso dall’ADIPSO. Questi risultati si riferiscono a una popolazione parziale di pazienti che ha completato lo studio, costituita da 15 soggetti (10 maschi e 5 femmine, di 

eta' compresa tra 22 e 71 anni). La durata totale del trattamento e' stata di circa 45 giorni. Durante lo studio, non sono stati utilizzati altri farmaci attivi sulla psoriasi, topici e/o sistemici, ne' la fototerapia. I pazienti sono stati visitati al basale, dopo adeguato wash-out da precedenti terapie attive, e dopo 14, 30 e 45 giorni di trattamento. Ad ogni visita e' stata effettuata una valutazione dei parametri clinici relativi sia alla gravita' della psoriasi sia alla tollerabilita' cutanea secondo una scala semiquantitativa con punteggio variabile da 0 a 3 (0=assente; 1=lieve, 2= moderato, 3=notevole). Durante il periodo di studio si e' osservata una progressiva riduzione della gravita' delle lesioni psoriasiche. 

Nuovi protocolli per la cura della psoriasi

Efficacia : Desquamazione
  Inizio                   Fine
Nuovi protocolli per la cura della psoriasiNuovi protocolli per la cura della psoriasi

In figura 1 sono riportati i dati concernenti desquamazione. Per quanto riguarda i parametri di tollerabilita', solo il 13% dei pazienti ha mostrato edema lesionale/perilesionale di grado lieve o moderato al 14° e al 30° giorno di trattamento, mentre al giorno 45° questo parametro era assente in tutti i pazienti. Durante il trattamento dal 60% al 93% dei pazienti ha riferito totale assenza di bruciore mentre in una percentuale variabile dal 20% al 26% dei casi si e' rilevato un bruciore di intensita' lieve. Figura 2. I pazienti hanno infine compilato un questionario sul grado di soddisfazione della SCT.

 Il trattamento e' stato considerato efficace o molto efficace dall’86,6% dei pazienti al 14° giorno e dalla totalita' dei pazienti al 30° e al 45° giorno. Tutti i pazienti hanno riferito che il disagio provocato dalla SCT con tazarotene era da assente a lieve. I giudizi espressi dai pazienti confermano i risultati positivi sull’efficacia ottenuti dalla valutazione clinica e indicano che la SCT con tazarotene e' risultata gradita dai pazienti, suggerendo quindi risvolti favorevoli sulla compliance e verosimilmente anche sulla qualita' della vita.

Tollerabilita': bruciore
Inizio                   Fine
Nuovi protocolli per la cura della psoriasiNuovi protocolli per la cura della psoriasi
Nuovi protocolli per la cura della psoriasi Nuovi protocolli per la cura della psoriasi

 





 

 

 


|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore