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articolo aggiornato il: Friday 02 December 2011

 


I nutraceutici che proteggono

La recente storia della fotoprotezione sistemica nasce come formulazioni topiche

di Giorgio Junior Jack Bartolomucci

Negli ultimi anni, il segmento di mercato della fotoprotezione sistemica e' cresciuto sia in grandezza che in numero di prodotti. A questa crescita ha molto contribuito l’azione informativa e prescrittiva dei dermatologi e dei farmacisti che hanno diffuso le informazioni relative alla possibilita' di limitare, tutto l’anno e non solo durante i mesi estivi, i danni legati all’esposizione volontaria e involontaria ai raggi del sole. La storia della fotoprotezione sistemica e', infatti, molto recente e trova origine, da un lato, nella piu' estesa richiesta di prevenzione di un fenomeno parafisiologico quale il photoaging, o piu' francamente dermatologico, quale l’aumento delle patologie oncologiche cutanee riferibili all’azione dei raggi ultravioletti. Ma non si puo' negare che, dopo tante campagne di prevenzione e comunicazione rivolte a diffondere l’uso dei filtri solari, in particolare fra le fasce d’eta' piu' giovani, a favorirne lo sviluppo e' stato anche il riconoscimento dei limiti intrinseci nell’attuale fotoprotezione topica. Molti ricercatori, infatti, ritengono che all’aumento dei consumi di creme e lozioni antisolari, abbia corrisposto la crescita di un falso senso di sicurezza che porta a non prendere in considerazione ne gli effetti UV a dosi suberitematogene, ne il fatto che molti dei risultati, o degli insuccessi, sono legati a una modalita' di applicazione che e' del tutto individuale e difficilmente standardizzabile. Tante sono, infatti, le variabili che entrano in gioco nel momento in cui si decide di ricorrere a un fotoprotettore locale: tipologia del filtro, (fisico chimico o combinazione di entrambi), sua fotostabilita', fattore di protezione, orario e tempo di esposizione ai raggi del sole, e soprattutto fototipo individuale. Quest’ultimo concetto e' certamente uno dei piu' conosciuti dalla popolazione, e anche fra i piu' abusati quando si parla di fotoprotezione. Il suo sistema di classificazione, opera dello scomparso dermatologo americano Fitzpatrick, e' ancora attuale nella semplicita' con cui, a seconda della pigmentazione della cute, del colore degli occhi e dei capelli, indica schematicamente la sensibilita' di un individuo alla radiazione solare, ma viene oggi arricchito dal lavoro che alcuni ricercatori stanno portando avanti nel tentativo di dimostrare un rapporto fra fototipo cutaneo e livelli del pool antiossidante individuale. In altre parole, il fototipo non sarebbe solo un indicatore di colorazione dell’incarnato, ma anche della capacita' naturale dell’individuo a proteggersi dallo stress ossidativo indotto dall’esposizione cronica al sole. Va detto che, proprio a partire da questa ipotesi, ha trovato ulteriore stimolo la ricerca di prodotti per la fotoprotezione sistemica, le cui prime formulazioni furono presentate ai medici e vendute in farmacia con un razionale assimilabile a quello utilizzato per i prodotti antiossidanti. La funzione principale che veniva messa in luce era quella che si svolge nell’ambito di un generico effetto anti-radicale libero, nell’ottica di una protezione cellulare, e in particolare del DNA dei cheratinociti, che come e' noto rappresenta uno dei target specifici per le diverse molecole attivate dall’ossidazione dell’ossigeno. Da quanto finora detto, si puo' quindi ritenere che la fotoprotezione sistemica, nasce e si afferma come una terapia complementare, consigliata nei riguardi dello stress ossidativo e in tutte quelle condizioni in cui il sole puo' costituire un fattore scatenante o la causa stessa di fastidiose dermopatie. Oppure per preparare la pelle ad affrontare l’esposizione diretta ai raggi solari, tramite la stimolazione fisiologica della produzione di melanina o, come si e' visto, attraverso il miglioramento dei livelli di antiossidante naturale. Ma la ricerca non si ancora accontentata dei risultati raggiunti e sta cercando ulteriori sviluppi, in particolare nel piu' inesplorato campo della immunomodulazione cutanea. Come e' noto, le Cellule di Langherans sono considerate elementi essenziali nella difesa esercitata dalla pelle verso le aggressioni esterne. Il loro numero, la morfologia e funzionalita', vengono alterate dall’esposizione ai raggi ultravioletti, cosi' come viene significativamente modificata la loro capacita' di presentare gli antigeni ai linfociti T, primo passo nei meccanismi di difesa della cute. I nuovi fotoprotettori sistemici, a base di probiotici, prebiotici o simbiotici, dovranno presto confrontarsi anche con questi parametri obiettivi, che serviranno a misurare la loro efficacia nel rinforzare le difese immunologiche proprie della pelle nei riguardi del sole. Questo approccio, pero', non puo' far dimenticare che chi si fotoprotegge raramente rinuncia a raggiungere quella colorazione cutanea che ritiene esteticamente piu' adatta alla propria immagine. L’attivazione melaninica, che da un lato raccoglie in se il vantaggio di un accorciamento dei tempi dell’abbronzatura, e dall’altro, il potenziamento della protezione naturale, e' infatti un filone che ha trovato una ottima risposta fra i consumatori e vede le industrie dermocosmetiche investire molte delle loro risorse proprio nello studio di molecole e precursori efficaci e sicuri. In conclusione, sebbene la classificazione dei fototipi di Fitzpatrick resista al peso degli anni, e' forse arrivato il momento di prendere in considerazione altri modi per valutare la corretta strategia da adottare per la fotoprotezione, a partire, per esempio, da quella proposta da Cesarini che divide gli individui in melanocompetenti e non melanocompetenti, in base alla loro capacita' o meno di porre in atto difese cutanee nei confronti delle radiazioni ultraviolette. Gli studi futuri ci diranno se questa e altre classificazioni si affermeranno come riferimenti per la classe medica e la popolazione generale, ma nel frattempo e' su questa linea che si muovono gli esperti di fotodermatologia che non si accontentano piu' di parlare unicamente di filtri e schermi esterni, ma pensano che il problema del sole vada affrontato anche dall’interno, tramite l’alimentazione e con integratori specificatamente formulati.



 

 

 


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