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NUTRIZIONE E ULCERE DA DECUBITO
di Maria Antonia Fusco, Nutrizionista, Direttore U.O di Dietologia e
Nutrizione
Clinica Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini - Roma; Presidente
Ass. Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica
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Lo stato nutrizionale di un
paziente incide sul suo rischio di comparsa di piaghe. Il 70% dei pazienti con
piaghe e il 55% dei soggetti a rischio presentano una condizione di
malnutrizione
Malnutrizione e ulcere da decubito (UD) spesso coesistono in
pazienti "fragili", soprattutto anziani, sia negli ospedali per acuti,
sia nei reparti di lungo degenza e i deficit nutrizionali si riflettono sulla
possibilita' di guarigione. Molta teoria e molta retorica, piuttosto che
risultati basati sull'evidenza, hanno accompagnato nel tempo la cura delle UD.
Nella terapia si e' spesso fatto riferimento a dati ottenuti da studi condotti
sulle ferite acute non sempre estensibili a una patologia a eziologia
multifattoriale come le UD (1).
Le ulcere da decubito sono rare se riferite alla
popolazione in toto incidendo solo per lo 0,5%, e si collocano per lo piu' in
due fasce di eta':
-
giovani affetti da malattie neurologiche
-
anziani nei
quali si concentrano fino al 70% dei casi (2) e per i quali questa patologia
rappresenta una grave causa di morbilita' e invalidita'. Mentre i principi
generali del trattamento delle ulcere da decubito sembrano ben delineati,
esistono ancora incertezze e controversie su specifiche aree di trattamento. La
difficolta' di guarigione delle UD e' insita nella torpidita' del tessuto
collegata a fattori trofici e circolatori.
Esse, come altre ferite croniche, non
seguono un regolare e ordinato processo di guarigione per giungere a una
restitutio fisiologica e anatomica (3).
Normalmente i fibroblasti e le cellule
epiteliali crescono rapidamente in coltura, coprendo l'80% della superficie
entro 3 giorni. Non e' cosi' per quelli prelevati da campioni bioptici di UD:
essi crescono molto piu' lentamente e in 14 giorni riescono a coprire solo il
70% della superficie. Cio' si traduce in un rallentamento dei processi di
cicatrizzazione: circa il 75% delle ulcere al II stadio guarisce in media in 8
settimane, un intervallo in cui si assiste alla riparazione solo del 17 per
cento di quelle al 3° e 4° stadio. Anzi, una quota rilevante di queste ultime
(il 23 per cento) guarisce in tempi anche molto superiori a un anno. Il
considerevole tempo necessario alla guarigione aumenta la morbilita' e i costi
del trattamento delle UD ed e' estremamente frustrante per i pazienti e per chi
li assiste. I dati relativi all'influenza dello stato di nutrizione
sull'incidenza, la progressione e la gravita' delle UD, spesso assai stimolanti,
sono peraltro ancora contraddittori: non vi e' infatti ancora un gold standard
per la diagnosi di malnutrizione ed e' possibile che, soprattutto nelle persone
anziane, i markers dello stato nutrizionale possano riflettere delle malattie
preesistenti piuttosto che non la sola malnutrizione.
Lo stato nutrizionale
rappresenta comunque il piu' importante e potenzialmente reversibile fattore
dell'ospite in grado di contribuire alla guarigione delle ferite. Numerosi studi
sottolineano in particolare l'importanza dell'apporto calorico e proteico al
fine di stimolare la formazione del tessuto di granulazione e in particolare del
collagene. Anche brevi periodi di carenza proteica possono indurre cattiva
guarigione delle ferite. Una guarigione piu' rapida delle UD e' stata
riscontrata in presenza di elevati apporti proteici indipendentemente dalla
positivizzazione del bilancio azotato (4,5). Oggi non conosciamo con certezza la
quantita' ottimale di proteine per la terapia delle UD, ma sembra auspicabile un
apporto medio di 1,5 - 1,8 g/kg/die addizionate da una quantita' di arginina di
circa 15 g. Numerosi studi sperimentali sull'animale e alcuni studi clinici
sull'uomo sano hanno consentito di dimostrare come questo aminoacido ramificato
sia in grado di stimolare la funzione immunitaria (6) e di aumentare la
produzione di collagene (probabilmente quale precursore e quindi stimolatore
della produzione di prolina e idrossiprolina). Mancano studi su pazienti con
piaghe da decubito, ma e' noto come in soggetti malati l'arginina diventi un
aminoacido essenziale e come la dieta abituale non ne contenga quantita'
sufficienti. Importante, anche se discusso, e' il ruolo della vitamina C nella
cicatrizzazione delle ferite: l'acido ascorbico interviene nella idrossilazione
della prolina e della lisina, due aminoacidi essenziali nella formazione del
collagene e per la crescita dei fibroblasti; gli effetti della supplementazione
della dieta con vitamina C sull'evoluzione delle ferite si manifestano tuttavia
solo in condizioni di grave deplezione. La supplementazione di vitamine in dosi
elevate e' controversa ed elevate dosi di vitamina C non hanno dimostrato un
effetto di stimolo sulla cicatrizzazione delle piaghe (7,8). Tuttavia non e' da
sottovalutare la frequente presenza di stati subclinici di carenza, soprattutto
nell'anziano. Indagini alimentari accurate hanno dimostrato la frequenza di tali
condizioni negli anziani ospedalizzati o istituzionalizzati la cui dieta e' spesso carente per la presenza di anoressia e di malattie concomitanti. Anche il
deficit in vitamina A puo' indurre ritardo nella cicatrizzazione delle ferite e
aumentare la suscettibilita' alle infezioni (9). Per quanto riguarda lo zinco,
il suo ruolo nella guarigione delle ferite e' conosciuto da circa 50 anni: esso
agisce stimolando la mitosi cellulare e la proliferazione dei fibroblasti. Se e'
vero che nessuno studio clinico ha dimostrato un miglioramento nella
cicatrizzazione delle ferite grazie alla supplementazione di zinco in pazienti
non zinco depleti (7), e' anche vero che tale condizione non e' rara nella
popolazione anziana. Uno studio recente (10) ha evidenziato che, rispetto alla
popolazione sana, la maggior parte degli anziani con lesioni ulcerative croniche
presenta bassi livelli ematici di zinco, vitamina A, vitamina E e carotenoidi.
Si puo' facilmente desumere quindi che la maggior parte degli anziani sia a
rischio di carenze vitaminiche e minerali subcliniche dati i numerosi fattori
(economici, psicosociali e patologici) che possono alterare la loro assunzione
alimentare. Cio' e' ancora piu' vero nei soggetti con piaghe da decubito in cui
fra fattori predisponenti vi e' un mediocre stato di nutrizione e un
insufficiente apporto alimentare.
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L'utilizzazione quindi di integratori
nutrizionali a elevato tenore proteico e arricchiti con nutrienti capaci di
indurre un miglior processo di cicatrizzazione permette un approccio
"interno" alle ulcere da decubito che si affianca ovviamente al
trattamento "esterno" in grado di assicurare le circostanze ottimali
per la guarigione della lesione. La dieta abituale e' di frequente scarsamente
consumata dai pazienti anziani affetti da UD per problemi di anoressia,
masticazione, e scarsa autonomia funzionale. L'assunzione di uno specifico
integratore iperproteico ipercalorico, arricchito in nutrienti indispensabili a
un valido processo cicatriziale, ha permesso di affrontare modernamente e con
efficacia il problema nutrizionale nelle piaghe da decubito.
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Bibliografia
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