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Cute sensibile
Abbiamo seguito con attenzione alcune conferenze del Prof. Enzo Berardesca per trovare risposte ad alcuni quesiti sulla pelle sensibile
di Giorgio Maggiore
Una cute suscettibile, intollerante e reattiva, in altre parole sensibile. Esiste un valore obiettivo con cui misurare la parola “sensibilita'” quando
e' usata in dermatologia? Per trovare una risposta ci siamo mescolati fra il pubblico di alcune conferenze tenute, a Genova e a Bologna, dal Prof. Enzo
Berardesca, primario presso l’Istituto di Ricerca e cura S. Gallicano di Roma, che
e' considerato uno dei maggiori esperti in tema di sensibilita' cutanea. Il primo dubbio che volevamo chiarirci
e' su cosa intenda il dermatologo con il termine ipersensibilita' cutanea. Per
Berardesca, con il termine di “cute sensibile” si intende un complesso di sintomi oggettivi e soggettivi non ancora interamente e definitivamente standardizzati e identificati. Infatti, di quasi tutti i pazienti che affermano che la loro cute
e' sensibile, quasi nessuno sa definire con sicurezza il tipo e la qualita' dei disturbi accusati e in base a quali egli definisce la propria cute sensibile.
e' paradossale ma sembrerebbe che anche il dermatologo ha una idea poco definita di che cosa sia in
realta' la cute sensibile. I dati disponibili nella letteratura medica nazionale e internazionale, infatti, sono scarsi e disomogenei. Di sicuro si sa che la pelle sensibile rappresenta una condizione di
suscettibilita' agli agenti esterni. Altro quesito: qual e' lo stato dell’arte della ricerca scientifica in materia? Il concetto di cute sensibile
e' relativamente giovane: nel 1968 fu descritta un’aumentata reazione cutanea agli irritanti nei pazienti
gia' affetti da eczema alle mani. Veniva pertanto suggerita l’ipotesi che la cute affetta da una patologia preesistente fosse
piu' sensibile nel reagire in presenza di una nuova noxa patogena. Successivamente
e' stata descritta e correlata la sensibilita' ad alcuni irritanti chimici con il fenotipo cutaneo, dimostrando come le persone con cute
piu' chiara e fenotipo I e II sarebbero piu' reattive agli agenti chimici. L’approccio strumentale ha poi permesso di studiare
piu' dettagliatamente alcuni meccanismi della pelle sensibile. Oggi sappiamo che il valore basale di TEWL
puo' essere considerato come predittivo di una suscettibilita' della cute a sviluppare un’alterata risposta a uno stimolo irritante. Esiste un rapporto fra
sensibilita' e colore della cute? Si e' visto che dopo l’applicazione di uno stimolo irritativo concentrato, la risposta del TEWL
e' piu' elevata nei soggetti di colore scuro, mentre le razze chiare sono piu' sensibili in termini di eritema all’esposizione a UV o irritanti sperimentali.
e' quindi possibile stabilire a priori quali soggetti siano piu' sensibili? Secondo quanto ascoltato da
Berardesca, un dato che sembra ormai essere consolidato
e' che gli atopici sono i piu' propensi a sviluppare dermatiti da contatto di tipo irritativo o allergico in quanto caratterizzati da una funzione di barriera cutanea deficitaria. Questo dipenderebbe da fattori sia di tipo fisico, quale la diminuita dimensione dei
corneociti, che biochimico: alterazioni qualitative e quantitative dei lipidi intercellulari dello strato corneo e in particolare delle
ceramidi.
Come riconoscere tali soggetti? Uno dei modelli piu' usati per classificarli e' quello di eseguire il test all’acido lattico spennellando il solco naso-genieno con un batuffolo imbevuto di acido lattico in soluzione acquosa al 5%. Il paziente affetto da irritazione soggettiva
sentira' nel giro di pochi secondi un preciso senso di bruciore in questa sede, anche se nessuna reazione cutanea visibile
sara' clinicamente evidenziabile. Esistono altre valutazioni non invasive della
sensibilita' cutanea che sono in grado di predire la predisposizione individuale a reazioni avverse indotte dall’uso di cosmetici. Tutti gli sforzi in questa direzione sono importanti al fine di aumentare la tolleranza nei confronti della maggior parte dei prodotti
dermocosmetici.
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