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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


IL PEMFIGO

Sono molte le malattie cutanee caratterizzate dalla presenza di vesciche sulla superficie del corpo. Spesso anche le punture di insetti, una lieve scottatura o l’attrito provocato da un semplice ma ripetuto sfregamento producono queste fragili sacchette trasparenti contenenti un liquido sieroso. La loro posizione pero' puo' non limitarsi allo strato corneo ma in alcune patologie, piu' rare, si incontrano vescicole anche a livello dello strato piu' profondo dell’epidermide e, al di sotto di esso, nel derma.

IL PEMFIGO Il PEMFIGO , una rara , grave e potenzialmente fatale malattia a base autoimmunitaria, e' una di quelle condizioni in cui l’intero corpo si copre , soprattutto a livello del cuoio capelluto, delle ascelle, della faccia, del petto e delle spalle, ma anche sulle mucose, di vescichette ricorrenti, bolle ed ulcerazioni . Localizzate all’interno dell’epidermide , sono una conseguenza della distruzione da parte delle Immunoglobuline dei ponti fra i cheratociti. In altre parole, il sistema immunitario , incaricato della difesa dell’organismo, attacca erroneamente le proprie cellule invece che gli organismi estranei. La causa di questo difetto pero' e' sconosciuta. Nella letteratura medica il pemfigo e' stato associato con altre malattie autoimmuni tipo la miastenia grave, ma e' stato ipotizzato anche che il meccanismo scatenante possa essere attivato da alcuni farmaci e, nel caso di una rarissima forma endemica tipica del Brasile, chiamata fogo salvagem , la causa sia un agente infettivo. 
Se non viene trattato farmacologicamente il pemfigo ha una evoluzione progressiva ed ampie zone della cute possono andare incontro ad una erosione di tipo eritematoso cosi' estesa che puo' condurre alla morte per infezioni batteriche secondarie e ingente perdita incontrollata di liquidi e proteine. Prima della scoperta della terapia con corticosteroidi, il 75% dei pazienti moriva in meno di quattro anni dall’insorgere della malattia. Ci sono varie tipologie di Pemfigo e quella piu' frequente (80% dei casi) e' chiamata vulgaris , colpisce indifferentemente maschi e femmine, giovani e di mezza eta'.  pemfigo
Secondo l'esperienza dei dottori Giorgio Perfetti e Antonio D’Addona della Clinica Odontoiatrica dell’Univerista' la Sapienza di Roma, che hanno appena ultimato uno studio sul pemfigo in via di pubblicazione, in molti pazienti l’insorgenza della malattia e' anticipata da una erosione della mucosa orale, che guarisce con difficolta' , ma riconoscibile all’osservazione attenta da parte del dentista. Per alcuni autori anglosassoni nel 50% dei casi questa ulcerazione e' un campanello d’allarme che precede di mesi l’insorgenza delle vescicole cutanee, il che permette una piu' rapida terapia corticosteroidea e con altri immunosoppressivi . La diagnosi certa pero', si ottiene solo con la conferma della presenza delle Immunoglobuline circolanti nel sangue con la tecnica della immunofluorescenza indiretta e con la immunofluorescenza diretta e della presenza di depositi di autoanticorpi negli spazi intercellulari a livello dell’epidermide . Un rapido intervento farmacologico permette di controllare con facilita' l’evoluzione della malattia. Le bolle e le erosioni tendono a scomparire lasciando raramente degli esiti cicatriziali . Il trattamento ,pero' ,deve essere continuato per anni perche' solo in pochissimi casi si sono riscontrate delle complete guarigioni. Ed e' in questo aspetto della terapia che risiedono i gravi rischi per i pazienti. Infatti una prolungata assunzione di farmaci immunosoppressivi e corticosteroidi puo' provocare con il tempo una serie di disturbi e rendere l’individuo meno resistente ad altre malattie. Recentemente e' stato proposto un nuovo tipo di trattamento chiamato Plasmaferesi ( vedi box ), ma la comunita' scientifica sta ancora valutando i risultati con attenzione. 


Attenzione a non confonderlo  

Vista la gravita' della evoluzione del Pemfigo Vulgaris , una grande attenzione va data alla diagnosi e alle possibili somiglianze con altre forme patologiche che presentano vescichette a livello della superficie cutanea. Una variante del Pemfigo e' la forma cronica familiare benigna , anche detta malattia di Hailey-Hailey, piu' comune nei paesi caldi . Le bolle e le erosioni sono ricorrenti ed interessano tipicamente il collo , le ascelle e l’inguine. Istologicamente e' collegata alla malattia di Darier, una cheratosi follicolare. Il Pemfigo Foliaceo ha ,invece, bolle piu' superficiali, molto fragili ,che si rompono rapidamente lasciando la cute eritematosa. Raramente coinvolge le mucose. L’apparenza e' quella di una dermatite esfoliativa generalizzata. Talvolta le vescicole possono mancare e le lesioni possono far pensare ad un lupus eritematoso cutaneo ( pemfigo eritematoso o Sindrome di Senear- Usher) . Altra diagnosi differenziale va fatta con il Pemfigoide , un disturbo cronico e molto piu' comune negli anziani, localizzato solo in una parte del corpo, spesso nella parte piu' bassa di una gamba e confondibile anche con una dermatite herpetiforme. Per finire, la lesione sulla mucosa orale, provocata dal Pemfigo Vulgaris, puo' essere facilmente confusa con una Ulcera Aftoica o con la Malattia di Behcet. 

La speranza dalla Plasmaferesi

La rimozione degli anticorpi circolanti come trattamento del Pemfigo e' il concetto su cui si fonda il trattamento con Plasmaferesi. Due litri di plasma vengono estratti dal paziente e ripuliti delle IG che sono alla base della malattia. Il sangue, reintegrato con un sostituto del plasma, una soluzione di albumina al 5%, viene poi reimmesso nell’organismo insieme ad una certa quantita' di Gamma Globuline. La terapia, ripetuta due tre volte alla settimana, a distanza di almeno 48 ore , va avanti per almeno quattro cicli. Prima dell’inizio della Plasmaferesi al paziente viene somministrato un farmaco citotossico .In letteratura ci sono studi interessanti che riportano risultati discordanti e non conclusivi, tutti gli autori concordano pero' che la plasmaferesi non ha successo universalmente e che andrebbe effettuata su quei pazienti in cui il Pemfigo non risponde alle terapie convenzionali e su quei casi cosi' gravi per cui si prevede che alte dosi di corticosteroidi e di immunosoppressivi possano essere molto rischiose. Coloro che volessero saperne di piu' una lista di referenze bibliografiche e la riproduzione dell’ articolo del Prof. JC Guillaume et al. pubblicato su Arch. Dermatology Vol 124, Nov 1988 .




 

 



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