PREVENIRE IL MELANOMA
Prof. Benvenuto Giannotti, Dott.Paolo Carli Dipartimento di
Scienze DermatologicheUniversita' di Firenze
L’epidemiologia del melanoma cambia. Aumenta il numero
dei casi diagnosticati ma si riduce lo spessore mediano delle lesioni a causa
di un’anticipazione diagnostica. L’importanza della visita dermatologica e dei medici di
famiglia nell’esperienza fiorentina
Negli ultimi decenni l’incidenza del melanoma cutaneo e
la mortalita' a esso correlata sono risultate in continuo aumento nelle
popolazioni caucasiche. Questo dato ha supportato il concetto di
"epidemia di melanoma" che ha assunto una valenza di emergenza
sanitaria nelle popolazioni maggiormente affette. Anche nella nostra
popolazione, pur in scala ridotta, e' possibile parlare di "melanoma
epidemic" poiche' – secondo i dati dei registri tumori locali attivi
oggi in Italia – l’incidenza del melanoma sta aumentando in media del 5-7%
l’anno, in maniera analoga a quanto riscontrato in popolazioni di origine
nordeuropea.
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Anche la mortalita' ha mostrato nella nostra popolazione un
incremento annuo nell’ordine dell’ 1-2%. Questo e' lo scenario osservato
fino a pochi anni fa. Recentemente, alcuni cambiamenti di grande rilievo sono
sopraggiunti nella epidemiologia del melanoma, a livello non solo
internazionale ma anche italiano per quanto e' possibile evincere dai dati
disponibili per la nostra popolazione. La mortalita' mostra una tendenza alla
stabilizzazione: questo dato, inizialmente evidente nelle analisi eseguite per
coorte di nascita, e' adesso apprezzabile anche nel confronto |
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dei tassi di mortalita' per periodo.
Questa osservazione risulta di grande interesse poiche' rappresenta il raggiungimento di una parte del nostro principale
obiettivo, cioe' la riduzione della mortalita' causata da melanoma. Dati
recentissimi, in corso di pubblicazione, mostrano che nell’area Fiorentina
si sta verificando addirittura una riduzione della mortalita' nel sesso
maschile dopo molti decenni di continuo aumento. e' verosimile che la maggiore
consapevolezza della popolazione, in parte derivante dalle campagne di
educazione sanitaria possa aver dato luogo a una maggiore |
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attenzione al "nevo
che cambia" e quindi una maggiore precocita' della diagnosi e– in
ultima istanza – a una diminuzione della mortalita'.
Questa ipotesi e' anche
avvalorata dal fatto che la sopravvivenza media dei pazienti con melanoma e' migliorata negli anni, passando da circa il 50-60%, negli anni 60, a
piu' dell’80%
attualmente. Un altro dato di grande interesse e' stato acquisito piu'
recentemente, da quando sono disponibili analisi di incidenza, su base di
popolazione, eseguite dai registri tumori ed effettuate in funzione dello
spessore della lesione |
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secondo Breslow: l’aumento di incidenza del melanoma
registrato negli ultimi anni e' dovuto quasi esclusivamente all’aumento di
incidenza delle forme "sottili" a prognosi favorevole.
La
spiegazione proposta per questo dato e' che esso rappresenterebbe una
ulteriore prova della efficacia delle strategie preventive adottate negli
ultimi anni. Questo e' sicuramente vero, soprattutto nelle aree geografiche
dove sono state effettuate campagne per la prevenzione del melanoma
(educazione della popolazione e allestimento di strutture tipo "pigmented
lesion clinics" per lo "screening" delle lesioni pigmentate). |
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Numerosi studi hanno infatti dimostrato che la esecuzione di una campagna di
prevenzione in una specifica area geografica determina in tale area, ma non
nelle aree vicine, un aumento del numero dei melanomi diagnosticati e una
riduzione dello spessore mediano delle lesioni dovuti alla anticipazione
diagnostica. L’osservazione dell’incremento dei tassi di incidenza
limitato alle lesioni sottili tuttavia non si puo' giustificare esclusivamente
con l’anticipazione diagnostica,
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poiche' all’aumento di incidenza dei
melanomi sottili non corrisponde una speculare riduzione della incidenza delle
forme avanzate (spessore >3 mm). Questa osservazione, effettuata
inizialmente nelle popolazioni a piu' alta incidenza di melanoma, e' stata
recentemente confermata anche nelle popolazioni del sud Europa e, ancor piu' recentemente dal nostro gruppo nella popolazione residente nell’area di
Firenze.
Pertanto appare trattarsi di un fenomeno diffuso, il cui significato necessita una interpretazione. Purtroppo una spiegazione univoca e pienamente
soddisfacente di tale osservazione al momento non esiste. Secondo alcuni autori, analogamente a quanto noto per altri tumori sottoposti a interventi di
screening, l’aumento dell’attenzione della popolazione e dei sanitari, e conseguentemente del ricorso a interventi diagnostici (nel nostro caso la
biopsia escissionale di lesioni clinicamente dubbie), potrebbe avere portato all’aumento della diagnosi di forme "indolenti", cioe' a lenta
crescita, biologicamente poco aggressive, di incerto impatto sulla mortalita'.
A nostro avviso l’ipotesi piu' probabile e' che la mancata riduzione dei
tassi di incidenza dei melanomi "spessi", attesa sulla base del
miglioramento della diagnosi precoce, non si sia resa ancora manifesta e
richieda un ulteriore periodo di tempo, o sia "oscurata" da una
incidenza tuttora in aumento. e' pertanto plausibile che gli interventi di
prevenzione, che oltre tutto non coinvolgono tutta la popolazione, anche per
le difficolta' di raggiungere bersagli meno recettivi come i soggetti di sesso
maschile di eta' adulto avanzata, esercitino un effetto solo su di una quota
dei casi di melanoma. La frazione di nuovi casi dovuta all’incremento di
incidenza nel tempo andrebbe poi a sostenere l’incidenza sia dei melanoma
"sottili" che di quelli diagnosticati tardivamente, mantenendo piu' o meno costante il numero di nuovi casi l’anno di lesioni spesse. Soltanto l’osservazione
della ulteriore evoluzione nel tempo della epidemiologia descrittiva del
melanoma ci fornira' la conferma o meno della giustezza di tale
interpretazione.
Le campagne di prevenzione e il ruolo del dermatologo: la
strategia toscana
La facile esplorabilita' della cute e la possibilita' di un
esame (la visita dermatologica) semplice, non costoso e in grado di offrire un’ottima
performance diagnostica nella identificazione delle lesioni pigmentate
sospette, rendono il melanoma cutaneo un candidato ideale per interventi di
diagnosi precoce. Tuttavia, esistono alcune peculiarita' che condizionano
fortemente il tipo di strategia preventiva da adottare. Poiche' il melanoma
colpisce entrambi i sessi e tutte le eta' (a esclusione dell’eta' prepubere
in cui la sua comparsa e' un evento eccezionale), uno screening non puo'
essere circoscritto, come avviene per altri tumori, a categorie limitate di
persone (ad es. soggetti di eta' superiore a 50 anni) bensi' dovrebbe essere
esteso all’intera popolazione in eta' adulta mediante un controllo periodico
(annuale) della superficie cutanea. Anche un intervento di screening limitato
a soggetti a rischio (familiarita' per melanoma, elevato numero di nevi,
presenza di nevi atipici) porterebbe a risultati poco soddisfacenti risultando
piuttosto basso il rapporto fra melanomi insorti nei soggetti a rischio e
numero totale di melanomi. Pertanto la visita dermatologica per la diagnosi
precoce del melanoma deve essere limitata a quei soggetti che presentano
lesioni pigmentate potenzialmente sospette che per una minima parte derivano
da osservazioni occasionali del medico, del partner ecc., e per la maggior
parte vengono identificate attraverso l’autoesame della superficie cutanea
condotto sulla base di criteri diagnostici di facile applicazione ("nevo
che cambia", regola dell’"ABCDE"). I medici di famiglia
coinvolti in questa strategia sono chiamati a svolgere due funzioni: a)
verificare la consistenza del sospetto clinico nella lesione identificata dal
paziente, selezionando cosi' i casi che necessitano realmente di un controllo
dermatologico (ruolo di "filtro" fra popolazione e centri
specialistici per la diagnosi precoce); b) ricercare eventuali lesioni
pigmentate sospette sulla cute dei propri paziente durante una visita medica
eseguita per altri motivi (a esempio una auscultazione del torace). Risulta
evidente pertanto come la informazione della popolazione e la formazione degli
operatori sanitari (medici di famiglia ma anche dermatologi) sia fondamentale
al fine del successo di tale strategia di prevenzione secondaria. In Italia in
generale, e in Toscana in particolare, si sono registrate nell’ultimo
decennio diverse iniziative locali finalizzate alla diagnosi precoce del
melanoma, promosse generalmente a titolo volontaristico dalle strutture
dermatologiche e/o da organizzazioni di volontariato. In Toscana, a seguito
della deliberazione n. 18 del 1998, che ha inserito il melanoma cutaneo fra le
neoplasie per le quali promuovere adeguate strategie preventive, con il
coinvolgimento di tutta la popolazione residente e degli operatori sanitari
operanti nelle aziende sanitarie locali, e' nata una collaborazione fra
Dipartimento di Diritto alla Salute della regione Toscana e il Dipartimento di
Scienze Dermatologiche dell’Universita' di Firenze che ha attuato una
strategia di prevenzione che coinvolge – in fasi successive – gli
operatori sanitari (medici e dermatologi) sul territorio e la popolazione
residente. Queste le fasi dell’iniziativa:
Prima fase:
produzione di materiale educativo per medici di
famiglia e popolazione generale.
Seconda fase:
per ciascuna azienda sanitaria toscana sono
stati identificati uno specialista dermatologo e due medici di famiglia con
funzione di animatori della formazione. Il compito di questo gruppo di
operatori– una volta completato il proprio percorso formativo sulla
prevenzione del melanoma, sulla organizzazione delle campagne di prevenzione,
sulle tecniche per la diagnosi precoce ecc – e' quello di organizzare a loro
volta, con un meccanismo "a cascata", analoghi interventi formativi
nei confronti dei sanitari – soprattutto medici di famiglia – operanti sul
territorio di ciascuna azienda sanitaria locale.
Terza fase:
formazione dei medici di famiglia delle singole
ASL toscane. Al fine di razionalizzare maggiormente l’uso delle risorse, e
anche per ridurre i tempi di attesa presso le strutture dermatologiche di
riferimento, un ruolo centrale e' stato attribuito al miglioramento del ruolo
di filtro del medico di famiglia. Infatti, come anche piu' volte segnalato in
articoli scientifici, e' frequente il riscontro presso gli ambulatori
dermatologici di soggetti che in realta' non presentano ne' lesioni pigmentate
sospette ne' fattori di rischio per il melanoma, ma che sono stati inviati
alla visita solo per essere rassicurati. Pur non ignorando le difficolta'
incontrate dal medico di famiglia nella gestione di tali pazienti sia sul
versante tecnico (diagnosi differenziale fra una lesione pigmentata benigna e
una lesione sospetta) che su quello umano (fornire rassicurazione a pazienti
che richiedono comunque la mappatura dei nei perche' "l’hanno detto in
TV") va ricordato che e' accertato che, nelle iniziative ove l’accesso
al centro dermatologico e' condizionato dalla visita preliminare del medico
curante, il rapporto fra numero di melanomi osservati e numero di soggetti
visitati risulta intorno a 1:40/1:70. Viceversa, quando si consente l’accesso
diretto della popolazione al centro di prevenzione (p.e. nelle "skin
cancer fairs" americane), tale rapporto e' intorno ad 1:250/1:500. Le
conseguenze sono un maggiore dispendio di risorse e piu' lunghi tempi di
attesa che potrebbero penalizzare i soggetti che realmente hanno urgenza di
essere visitati dal dermatologo.
Quarta fase:
informazione della popolazione. Una volta
costituita a livello territoriale una rete collaborativa fra medici di
famiglia e specialisti dermatologi, e garantita la presenza per ciascuna ASL
toscana di almeno un centro di riferimento specialistico in grado di garantire
la rapida gestione dei casi di melanoma sospetti o accertati viene intrapresa
l’informazione della popolazione. A tale scopo viene distribuito negli
ambulatori dei medici di famiglia e nelle farmacie il pieghevole "Occhio
al melanoma", che riporta i criteri per la identificazione precoce del
melanoma (nevo che cambia forma, colore, dimensioni ecc.) e le indicazioni per
l’autocontrollo periodico della superficie cutanea. Pertanto l’esperienza
toscana, gia' in fase di attuazione, rappresenta un passo in avanti negli
interventi di prevenzione del melanoma in Italia, con una rete organizzativa
che coinvolge la popolazione, i medici di famiglia, gli specialisti
dermatologi sul territorio, i centri dermatologici di riferimento. Il pregio
di tale strategia e' il suo carattere permanente: essa infatti non e' limitata
a un offerta di prestazioni circoscritta nel tempo (Il giorno del melanoma) ma
fornisce sul territorio una risposta costante alla richiesta di salute della
cittadinanza
Nuove tecniche di diagnosi precoce:
La dermoscopia presenta
luci e ombre: e' una metodica diagnostica che costituisce un valido ausilio
nella diagnostica non invasiva del melanoma e delle altre neoformazioni
pigmentate cutanee. Qual’e' il reale impatto che tale tecnica puo' avere
nella diagnosi precoce del melanoma? Negli studi di confronto clinica/dermatoscopia,
l’osservatore classifica la lesione come "melanoma/non melanoma"
in base alle due metodiche diagnostiche. Risulta che i melanomi riconosciuti
dall’esame clinico (sensibilita') sono molto meno (circa il 70%) rispetto a
quelli con la dermatoscopia (90%). Tuttavia, nella pratica clinica anche le
lesioni non classificate con certezza come melanoma, ma clinicamente dubbie,
vengono generalmente escisse a finalita' diagnostica. La sensibilita' reale
dell’esame clinico tradizionale e' infatti molto piu' alta se includiamo nel
gruppo di lesioni escisse sia i melanomi classificati come tali che le lesioni
dubbie. Viceversa, e' sicuro il beneficio che l’uso della dermatoscopia puo'
fornire in termini di specificita' (riconoscimento di una lesione pigmentata
benigna e quindi astensione dalla asportazione a fini diagnostici). L’incremento
della specificita' diagnostica, e la riduzione dei falsi positivi, pero',
potrebbero accompagnarsi a una riduzione della sensibilita' con l’aumento
dei falsi negativi. In altre parole puo' aversi il caso di una lesione
clinicamente dubbia, ma in realta' un melanoma che, candidato per la biopsia
escissionale in assenza di esame dermatoscopico, potrebbe mostrare dopo tale
esame un quadro suggestivo di benignita' (8% di falsi negativi attesi con la
dermatoscopia) determinando la non escissione della lesione. Pertanto, appare
evidente che il ricorso alla dermoscopia non costituisce un superamento dell’esame
clinico bensi un suo completamento, che fornisce al clinico esperto ulteriori
elementi di giudizio.
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