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Un probiotico contro la forfora
Presentato alle Giornate Dermatologiche di Parigi un originale approccio
terapeutico orale per contrastare la dermatite seborroica del cuoio capelluto
del Prof. Michel Le Maitre, dermatologo
Purtroppo la forfora si vede. E per chi ne soffre non costituisce solo un problema esterno, di natura estetica, ma anche intimo, che colpisce in profondita'. E' superfluo ricordare, infatti, che la pelle e' un organo di primaria importanza nella vita relazionale. Una qualsiasi alterazione della superficie cutanea costituisce un danno narcisistico che puo' portare ad una scarsa fiducia in se' e al rischio di depressione, e talvolta addirittura al suicidio. Una indagine europea svolta nel 2010 dalla societa' TNS/SOFRES su 4000 intervistati dal 9 al 25 giugno 2010 per studiare
l'impatto della forfora sulla vita sociale, l'autostima e la qualita' di vita. La meta' degli intervistati soffriva di forfora,
l'altra meta' no. I risultati mostrano che il 30% dei partecipanti si dichiarava dispiaciuto e stressato per via della forfora, il 50% indicava proprio nello stress e nella stanchezza le prime cause
dell'insorgenza della forfora, e 8 persone su 10 affette da forfora erano concordi nel dichiarare:
''Pur avendo provato di tutto, abbiamo comunque continue ricadute''.
Dall'indagine emerge anche che la rappresentazione sociale diventa un'ossessione: 8 persone su 10 affette da forfora vivono nel timore di apparire sporche e trascurate. La forfora ha quindi forti ripercussioni a livello psicologico e rischia di aumentare
l'ansia sociale. Analizzati da uno psichiatra, i dati dimostrerebbero che le ripercussioni a livello cognitivo del danno
all'immagine di se' causato dalla forfora e dalla dermatite seborroica possono arrivare a determinare pensieri automatici negativi che sfociano
nell'autocritica e l'odio di se'. Le conseguenze possono essere noia, isolamento, insuccesso nel campo affettivo o lavorativo. Il ciclo infernale di ricomparsa della forfora sembra contribuire ad alimentare il processo ansioso o depressivo. Da una indagine telefonica sulla dermatite seborroica svolta in Austria su un campione di 50 pazienti risulta che oltre due terzi di essi si dichiarano insoddisfatti delle terapie topiche, e tre quarti accolgono favorevolmente
l'eventualita' di una terapia orale. E' quindi importante ripristinare una congruenza positiva tra pensieri, emozioni e aspetto fisico per ottenere una maggiore efficacia della terapia prescritta e rompere il ciclo infernale stress-forfora. Queste lesioni del cuoio capelluto sono le stimmate, visibili a tutti, della sofferenza di un soggetto che prova come minimo vergogna, se non addirittura ansia o depressione. Da cio' si desume quanto una terapia orale discreta, di facile assunzione e destigmatizzante possa dimostrarsi opportuna nel caso di desquamazione furfuracea. Come sappiamo, questa condizione e' il risultato di un disordine complesso, multifattoriale, con una fisiopatologia in parte sconosciuta. Ai due fattori ormai noti (Malassezie e iperseborrea), su cui non intendiamo soffermarci, si aggiunge ora una nuova scoperta: il ruolo della funzione barriera che tra questi tre fattori costituisce oggi un punto chiave
nell'eziologia della desquamazione furfuracea. Nei soggetti affetti da forfora si osserva, infatti, un aumento della permeabilita' della pelle e una diminuzione del contenuto di lipidi cutanei. La carenza della funzione barriera incide sulla desquamazione furfuracea favorendo la colonizzazione e adesione delle Malassezie, un aumento della risposta infiammatoria, alcune alterazioni della differenziazione epidermica e una deregolazione delle difese endogene. E' molto probabile che questa compromissione della funzione barriera cutanea sia dovuta ad una predisposizione individuale. E' proprio partendo da questa ipotesi di
un'alterazione della funzione barriera che e' nato l'originale approccio al trattamento della desquamazione furfuracea che per un lungo periodo si e' fondato sulla sola terapia topica con azione antimicotica, seboregolatrice o anti-infiammatoria. La scelta piu' recente si e' orientata verso un probiotico specifico:
l'ST11 (Lactobacillus paracasei), ovvero un micro-organismo vivo che, somministrato in quantita' adeguata, modula la sensibilita' individuale ad una compromissione della funzione barriera. Il probiotico ST11 (ceppo NCC 2461) e' stato individuato, caratterizzato e selezionato dalla ricerca Nestle' per le sue caratteristiche specifiche: sopravvivenza nel tratto gastrointestinale e alle condizioni di pH estreme dello stomaco. Persistenza temporaneamente nel tratto gastrointestinale, aderenza alle cellule epiteliali della mucosa intestinale e stimolazione della sintesi di mediatori anti-infiammatori (TGF) nel circolo sanguigno. Il meccanismo
d'azione e' quello della bioinduzione di mediatori nel circolo generale. La valutazione in vitro /ex vivo/ in vivo
dell'efficacia dell'ST11 rileva un miglioramento della funzione barriera e delle proprieta' anti-infiammatorie. Ma perche' proprio questo ceppo' Si sa che i probiotici non si comportano tutti allo stesso modo e non sono tutti equivalenti: uno studio comparato tra
l'ST11 e altri 2 probiotici eseguito su un modello di pelle ricostruita ha dimostrato che solo
l'ST11 e' in grado di frenare la penetrazione cutanea di un agente esogeno. La misurazione della perdita insensibile di acqua (TWEL) dopo stripping ripetuti dello strato corneo mostra, inoltre, che
l'ST11 accelera il ripristino della funzione barriera cutanea. Un test di infiammazione eseguito su un espianto di pelle umana rileva una diminuzione significativa dei segni di infiammazione neurogena rispetto al gruppo di controllo. In uno studio clinico in doppio cieco su 59 donne con pelle reattiva e' stata registrata, dopo 2 mesi di supplementazione con
l'ST11, una riduzione significativa della reattivita' cutanea. In conclusione, il probiotico ST11 somministrato per via orale ha effetti benefici a livello cutaneo migliorando la funzione barriera e la reattivita' cutanea, e riducendo
l'infiammazione, come confermano le prove cliniche. Uno studio clinico condotto in doppio cieco dal dott. Reygagne presso il Centro Sabouraud di Parigi allo scopo di determinare
l'effetto della supplementazione una volta al di', di 109 UFC di ST11 sul cuoio capelluto di soggetti affetti da pitiriasi seborroica da moderata a grave (58 uomini tra i 18 e i 60 anni) ha dimostrato la sua efficacia significativa su tutte le componenti della pitiriasi seborroica, protrattasi per almeno una settimana dopo
l'interruzione. La valutazione clinica e' stata effettuata dall'esperto incaricato
dell'indagine con una scala da 0 a 4 in ogni quadrante del cuoio capelluto e ha dimostrato una diminuzione significativa della forfora libera, della forfora aderente e
dell'eritema rispetto al placebo (p < 0,001 a G64). La diminuzione era del 70% rispetto al G0 per la forfora libera, del 72% per la forfora aderente e del 58% per
l'eritema (Fig. 1 e 2). Un'autovalutazione (da parte del paziente) e' stata eseguita sulla forfora e il prurito. I risultati preliminari lasciano sperare in una possibile azione
dell'ST11 nella prevenzione delle recidive per quanto riguarda sia i tempi di ricaduta dopo
l'interruzione, sia il numero delle ricadute.
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