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La psoriasi nelle donne
Il Progetto Daniele dimostra che le donne con la psoriasi incontrano piu' difficolta' degli uomini nella vita sociale, nelle relazioni intime e nei rapporti sessuali
di Filippo Testa
Il modo migliore per onorare e mantenere vivo il ricordo di un medico scomparso prematuramente e' dedicargli uno studio nella disciplina di cui era un riconosciuto protagonista. E' il caso del Progetto Daniele, che ha preso il nome dal compianto Daniele Innocenzi, Direttore UOC Dermatologia presso l’Universita' degli Studi '' La Sapienza'' Roma, Polo Pontino e Professore associato di dermatologia, scomparso prematuramente il 18 febbraio del 2009. Lo studio multicentrico italiano osservazionale, sostenuto finanziariamente dalla Abbott, e' il primo in Italia e uno dei piu` importanti a livello europeo, realizzato per valutare l’impatto della psoriasi sulla vita di relazione dei pazienti e in particolare sull’attivita` lavorativa. Coordinato dal Prof. Fabio Ayala, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Universita` Federico II di Napoli, l’indagine ha preso in esame i rapporti tra psoriasi moderata/grave e il lavoro in senso lato, sia nel senso delle scelte professionali che delle capacita` lavorative. Si tratta di uno studio originale realizzato in diverse citta' italiane su un campione di 787 pazienti, un numero decisamente significativo che consente una proiezione sul tutto il territorio italiano della reale condizione dei pazienti affetti da psoriasi moderata-grave (ovvero il 20-30% del totale). ''I risultati - spiega il prof. Fabio Ayala - confermano che la psoriasi non e` solo una malattia cutanea, ma ha delle associazioni con patologie a volte di tipo internistico, cosa che rende importante tutta una serie di attivita` di prevenzione. La work ability e` al centro di questa indagine, ma sono state registrate anche una serie di risvolti come l’impatto sulla salute, vita sociale e di relazione di uomini e donne che consentono di avere uno spaccato realistico di questa popolazione''. ''Per la sua natura sistemica - aggiunge la prof.ssa Ornella De Pita', Presidente dell’ADOI e Primario del Laboratorio di Immunologia dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI) di Roma - la psoriasi interessa l’intero organismo e necessita quindi di un approccio globale che vada oltre il sintomo cutaneo. Si tratta quindi di offrire al paziente una valutazione clinica adeguata, attraverso modalita' terapeutiche multidisciplinari basate su linee guida condivise. Questo e' quanto si realizza nei centri pubblici specializzati, a oggi circa 150, distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano.'' Un altro dato significativo che ha trovato conferma nel Progetto Daniele, e' che negli ultimi 4-5 anni e` emerso come la psoriasi non e' una malattia che colpisce soggetti sani poiche´ esiste un’associazione statisticamente significativa con la cosiddetta sindrome metabolica, in cui si riscontrano: rischio cardiovascolare, dislipidemia, obesita` e diabete. E cio` appare ancor piu' importante ora che l’Italia si avvia a diventare un paese di potenziali obesi. ''Il Progetto Daniele - continua Ayala - ha contribuito ad evidenziare proprio l’esistenza di queste patologie concomitanti e a mettere in luce anche la necessita` di una figura specialistica, il dermatologo, in grado di gestire le comorbilita` di primo livello. Un paziente affetto da psoriasi moderata/grave, infatti, e` gia` profondamente ferito e quindi ha bisogno di un punto di riferimento preciso. Nel caso della psoriasi, il punto di riferimento deve essere rappresentato proprio dal dermatologo poiche´ l’80-90% della popolazione dei pazienti psoriasici afferisce ad ambulatori dermatologici e qui, quando ancora la comorbilita` non e' manifesta o grave essa puo' essere gestita, almeno all’inizio, ricorrendo alla consulenza di altri specialisti (cardiologo, dietologo, etc.), allo scopo di non ritardare le cure o accentuare il senso di disorientamento che spesso accompagna tali pazienti, condizionando molti aspetti della loro vita quotidiana''. Tornando all’impatto della malattia su lavoro e sulla qualita` della vita, nello studio si e' presa inconsiderazione la work ability, ovvero, in senso lato la capacita` lavorativa. ''Oggi e' scientificamente accertato - conclude Ayala - che nell’ambito della psoriasi moderata-grave, per una persona su quattro (26,6%) la psoriasi ha limitato o condizionato l’opportunita` di migliorare il proprio status lavorativo, p.e. un avanzamento di carriera. Un lavoratore su cinque (19,7%) percepisce un diverso trattamento sul lavoro e uno su sei (15,5%) ha dovuto abbandonare o cambiare il proprio impiego. Nel 40% dei pazienti la psoriasi ha condizionato o limitato in generale le aspettative o i progetti lavorativi e di carriera. Lo studio conferma inoltre come la psoriasi influisca sulla vita affettiva dei soggetti e limitazioni nelle attivita` di svago: dallo sport alla scelta della vacanza. La quasi totalita` (80%) degli intervistati infatti non pratica alcuno sport e per una persona su tre la psoriasi ha influenzato la scelta dell’attivita' fisica da
praticare''.
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