|
I raggi UVA in montagna
La montagna d'estate e' bellissima, ma con l'aumentare della quota aumenta
anche la forza dei raggi solari: fondamentale proteggere la pelle con prodotti
specifici
Testo di Alfredo Mariani
Di anno in anno sempre piu' nostri connazionali provano l'esperienza della
vacanza in alta quota, venendo a contatto con il meraviglioso spettacolo che la
stagione estiva realizza sulle nostre montagne. Infinite sfumature di verde,
fantasmagoriche fioriture, il quieto rumore dei ruscelli che scorrono a valle o
il fragore delle poderose cascate e gli animali - quelli visti solitamente
soltanto nei documentari televisivi - che spuntano all'improvviso a pochi passi
da noi per ricordarci che l'Uomo e' soltanto un piccolo tassello della Vita. La
meraviglia dei boschi, la possibilita' di fare un salto indietro nel tempo
tornando a vivere, anche se soltanto per poche ore o per pochi giorni, come i
nostri antenati, cibandosi soltanto di bacche (fragole, more, mirtilli,
lamponi), bevendo dai torrenti, chinandosi sulla riva come i nostri progenitori
hanno fatto per centinaia di migliaia di anni. La montagna d'estate ci allontana
da tutto cio' che e' artificiale, facendoci dimenticare la sottile pellicola
della civilta' e riportandoci a uno stadio che suscita emozioni profonde a tutte
le persone che abbiano coltivato e protetto qualche briciola di sensibilita' nel
loro animo. C'e' poi chi vede invece nella montagna una sfida che lo fa
sentire vivo, e la affronta con tutta la preparazione e la tecnologia che il
ventunesimo secolo gli mette a disposizione. E allora c'e' il giusto ricorso
ai sistemi di posizionamento satellitare, a materiali sempre piu' resistenti,
leggeri e confortevoli, ai cibi liofilizzati, ai gadget per la sopravvivenza. Ma
e' sempre raro trovare nello zaino dei supermen della verticalita' le creme
protettive, le sostanze idratanti, insomma poche cose che pero' permetterebbero
di preservare l'epidermide dal sole e dal freddo, che anche d'estate, alle
alte quote, possono essere dannosi. Mi trovo nel luogo di partenza e di arrivo
delle vie per le grandi pareti del Monte Bianco, e mi verrebbe voglia di
fermarli tutti, uno ad uno, e chiedergli: ''ma che sei scemo?'' Non e' un
bello spettacolo, infatti, vederli ritornare con la pelle martoriata, spellata e
coperta di bolle da ustione. Gli alpinisti che incontro magari provengono da una
ascensione di valore, hanno vissuto in parete momenti esaltanti, hanno raggiunto
la vetta piu' alta d'Europa. Ma io, li', ai 3500 metri della Punta Helbronner,
di fronte alla maestosita' di panorami indescrivibili, non posso che chiedermi:
perche' dimenticano le precauzioni piu' elementari per proteggere la propria
salute? Perche' non pongono la stessa attenzione che rivolgono alla sicurezza
durante le ascensioni, anche a quella parte del loro corpo che ancor prima dei
tendini e dei muscoli, ancor piu' di corde e moschettoni, viene a contatto per
prima con un ambiente estremo? La percentuale di chi usa le creme solari ad alto
fattore di protezione e' sicuramente minoritaria, come se esibire al ritorno
dalla scalata tutta la serie dei segni clinici dell'ustione da sole sia un
merito, una sorta di ''segno dell'eroe'', una specie di distintivo
dell'alpinista di qualita'. Intendiamoci: non parliamo di quote himalayane ne'
di atleti capaci di muoversi con facilita' sulla sommita' delle piu' alte vette
europee, ne' di grandi alpinisti che si confrontano con il freddo ultraglaciale,
con venti che superano i 100 km orari e la totale rarefazione dello schermo
atmosferico quale si ha, appunto, nelle cime che sfiorano o superano la ''fascia
della morte'' sopra gli ottomila metri. Quelli che incontriamo sono
escursionisti, camminatori o simpatici merenderos, termine scherzoso con cui
vengono indicati gli appassionati di un panino e di un buon bicchiere di vino
davanti ai panorami alpini. Grandi appassionati che dedicano ogni attimo del
loro tempo libero alle emozioni di una camminata in montagna. In considerazione
della variabilita' dei fattori atmosferici (fisici, geografici, metereologici)
non esiste una certezza scientifica esatta relativa all'aumentare dell'insolazione
(quantita' di radiazione solare che raggiunge il suolo) con il crescere della
quota, e le varie ricerche indicano un aumento dall'8% fino al 10-12% per ogni
mille metri di dislivello verticale. Se si considera quindi che sull'arco
alpino ci sono piu' di 80 cime superiori ai 4mila metri di quota, e che la
fascia tra i 3mila e i 4mila metri abbonda di rifugi e di bivacchi, di sentieri
e di mete che in estate vedono presenti ogni giorno decine di migliaia di
persone, ecco che e' facile comprendere quanto sia importante la protezione
della pelle alle alte quote e come questo discorso di prevenzione non riguardi
un numero esiguo di alpinisti, ma addirittura una massa di persone
importantissima da un punto di vista numerico! Basti ad esempio considerare il
punto di osservazione per queste mie riflessioni, citato all'inizio di questo
articolo: la Punta Helbronner in Valle d'Aosta, stazione di partenza per
decine di itinerari sul massiccio del Bianco. Si trova a 3.500 metri di quota e
chiunque puo' arrivarvi con una comoda teleferica: non c'e' bisogno di sudare,
faticare, arrampicare. Occorre sem-plicemente acquistare un biglietto. E una
grande terrazza panoramica accoglie, solo in questo punto, centinaia e centinaia
di persone al giorno, che vengono magari solo proprio per migliorare la propria
abbronzatura. L'insolazione e' quasi raddoppiata dalla riflessione sui
ghiacciai circostanti, e inoltre, la radiazione diretta e' del 35% maggiore che
a livello del mare. Addirittura se le condizioni del tempo lo permettono,
proprio sul ghiacciaio i gestori dei rifugi aprono veri e propri solarium,
accortamente delimitati dalle zone a rischio di crepacci. La temperatura
freschissima spinge infine ad aumentare i tempi di esposizione al sole, cosicche' la pelle
e' soggetta a uno stress fisico-biologico molto maggiore di
quello che generalmente sopporta a livello del mare. Oltre i turisti della alte
quote - alpinisti, escursionisti, appassionati di teleferiche- il discorso
riguarda anche le persone che semplicemente vivono in localita' come Cervinia o
il Sestriere, o quelli vicini ai grandi valichi alpini, situati a piu' di
duemila metri di altitudine, e quindi con una insolazione maggiore in media del
20%. e' nei riguardi di tutti loro che vanno mirate le campagne di
sensibilizzazione sui rischi della pelle. Facciamo si che capiscano che le creme
protettive non servono soltanto a chi va in vacanza al mare e che vivere o
frequentare le bellezze naturali delle montagne, e' una grande fortuna perche'
si e' piu' vicini al cielo, ma cio' significa anche che lo schermo protettivo
dell'atmosfera e' minore. A nessuno dovrebbe essere precluso comprendere,
infatti, che con l'aumentare della quota diminuisce lo strato di atmosfera al
di sopra delle nostre teste, e quindi diminuisce anche l'effetto filtro che l'atmosfera
stessa opera nei confronti della radiazione solare. Un effetto che e' stato
negli ultimi 20 anni anche al centro del dibattito sulla preoccupante riduzione
dello strato di ozono. Senza dimenticare un altro rischio che si vive abitando
ad alta quota: la radiazione solare puo' rappresentare un serio pericolo anche
per gli occhi. Nelle cronache degli alpinisti molte tragedie sono state causate
proprio dalla cecita' momentanea da abbagliamento, e molti altri hanno purtroppo
perso la vista a causa della combinazione della radiazione diretta non filtrata
dal velo atmosferico con quella riflessa dai ghiacci. L'epitelio corneale, il
cristallino e la retina sono particolarmente sensibili alla luce, e ugualmente
si puo' dire per la delicata epidermide delle palpebre e della zona del contorno
degli occhi, molto piu' sottile di quella di altre zone del corpo. Esistono
creme protettive specifiche per queste zone delicate dell'epidermide, creme
non trasparenti ma completamente opache, e sono usate anche dai velisti di alto
mare. La protezione possibile per gli occhi e' invece soltanto una: occhiali di
buona marca, garantiti per schermature di alta montagna (sono occhiali talmente
scuri che ad esempio ne e' vietato l'uso alla guida di automobili), con alette
laterali di oscuramento dalla luce e di protezione dal vento, garantiti sempre
da una cordicella o da un elastico. Per concludere, il consiglio che mi permetto
di dare a tutti quelli che come me amano la montagna d'estate e', in quota
impariamo a salvarci gli occhi e la pelle, sia metaforicamente che in senso
letterale!
|