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RINOSCLEROMA
Nel novero delle malattie misteriose che la dermatologia
dell'800 ha affrontato, c'e’ questa singolare condizione che i nostri
contemporanei non hanno saputo meglio collocare che fra le malattie
tropicali sebbene essa di tropicale abbia assai poco. Originariamente
studiata nella mitteleuropa dove se ne moltiplicarono le descrizioni durante
il secolo scorso e dove e’ stata battezzata con il nome di "Lepra
slava". Ce ne parla un "grande vecchio" della dermatologia
italiana.
Prof. Antonio Tosti, Emerito di
Clinica Dermatologica, Universita’ di Palermo
Mi sembra giunto il tempo di ricollocare il quadro del rinoscleroma nella sua
casella originaria e di ridimensionare gli entusiasmi etiopatogenetici ai quali
esso ha dato origine nel passato. Da un punto di vista clinico, e’ un prodotto
della scuola viennese con una consistente partecipazione boema. Nei principali
contributi alla sua conoscenza ricorre il nome di Kaposi, di Pick, di Hans
Chiari, di Mikulicz attivo a quel tempo nella scuola chirurgica viennese del
Billroth. Quest'ultimo aveva legato al suo nome alla chirurgia dell'apparato
digerente ma era ben noto per i suoi ricorrenti viaggi in Italia con gli amici
inseparabili Brahms e Joachim. Il nostro ottimo Celso Pellizzari, professore a
Firenze nel 1892, dopo essere stato a Siena e Pisa, confesso’ con un candore
che oggi non e’ piu’ di moda, di essere stato per ben due anni alle prese
con un caso che egli non riusci a diagnosticare fin quando una luce lo illumino’:
quella di una paziente che a Praga gli fece vedere il Professore Pick.
Erano quelli i tempi in cui i nostri vecchi colleghi giravano per l'Europa
confrontando le loro esperienze, forse con meno sussiego dei nostri
contemporanei incollati davanti allo schermo dei loro computer. Non appena Celso
Pellizzari si accorse di ospitare nella sua clinica un caso di Rinoscleroma ebbe
inizio una sarabanda di colleghi, parenti e collaboratori, non priva di venature
tribali, che si gettarono a corpo morto sul caso con il patente proposito di
dare alla luce una monografia che facesse chiarezza sulla malattia. La paziente,
una donna di mezza eta’, campagnola, di estrazione povera, forniva un quadro
consistente per la diagnosi di questa malattia e il primo passo del Pellizzari
fu quello di farne dipingere il ritratto ad acquerello dal pittore Tito Conti,
suo buon amico. Ricordo questo acquerello piuttosto inespressivo, che non riesco
piu’ a ritrovare nel disordine delle mie carte. Se il buon Pellizzari si fosse
fermato qui non ci sarebbe stato niente di straordinario, ma non fu cosi: egli
era voglioso di fare e chiamo’ a raccolta tutti i suoi parenti ed amici (erano
tanti) per farsi dare manforte. La povera contadina venne circondata di premure
finche’ non giunse il sospirato giorno sul quale convergevano tutte le attese:
quello della sua autopsia che fu eseguita dal Professor Banti, al tempo settore
capo di Anatomia Patologica. Piu’ campioni furono prelevati dalle mucose delle
vie respiratorie superiori, dei quali si occupo’ il Prof. Brigidi che ne fece
eseguire dei disegni dal fratello del Pellizzari. A ogni buon conto quest'ultimo
si mise al sicuro recidendo la testa della poverina, testa che venne conservata
in alcool e che verosimilmente il Pellizzari portava anche con se’ per
sottoporla al parere dei colleghi. Tutto questo dispiegamento di
forze non porto’ a risultati consistenti e non aggiunse nulla o quasi al poco
che si sapeva sulla misteriosa malattia sulla quale anche le investigazioni
successive, comprese quelle d'oltre oceano, non fornirono molte
informazioni. Converra’ ora ricapitolare quanto attualmente si sa di
essenziale sul Rinoscleroma del quale abbiamo avuto fra l'altro una recente
esperienza. Per quel che se ne sa oggi, che diavolo e’ dunque questo
Rinoscleroma? Nella carenza e confusione di dati epidemielogici, clinici,
patogenetici di questa condizione rara si puo’ quanto meno risalire al suo
profilo evolutivo ed alla sua genesi forma. Il Rinoscleroma dunque e’
un'affezione cronica, ingravescente che coinvolge le mucose delle vie aeree
superiori e che esordisce con una mucosite di ordine prevalentemente
flogistico-essudativo, secondariamente atrofizzante. Questo processo assume pero’
lentamente un'impronta granulomatosa vegetante che conduce all'atresia fino alla
completa occlusione delle coane e delle cavita’ ad esse finitime. Lentamente
il processo va incontro ad una graduale trasformazione di tipo produttivo con
successiva fibrosclerosi del tessuto coinvolto ed evoluzione verso un tipo di
fibrosi che fa assumere al distretto, una consistenza condroide, e, nelle fasi
piu’ avanzate, lignea. L'inabilitazione funzionale provocata dalle alterazioni
che progrediscono implacabilmente, e’ grave e non staremo a spendere parole
sulla portata delle espressioni cliniche del danno. Sul processo di
fibrosclerosi si innestano inoltre reazioni ad impronta granulomatosa ed in esso
sono caratterizzanti il diffuso. infiltrato plasmocitario e quello di grossi
macrofagi noti come "cellule di Mikulicz" Questi episodi compaiono
ripetutamente su tessuto gia’ in preda alla fibrosclerosi. Abbiamo detto come
il Rinoseleroma incomincia e come evolve, dobbiamo infine dire come finisce: le
trasformazioni provoca te dal processo sclero-involutivo, dalle recidive
flogistiche che di volta in volta si sovrappongono, nonche’ dall'occlusione
delle vie respiratorie coinvolte, si traducono in un grave stato di sofferenza.
Sul piano eticopatogenetico abbiamo ereditato varie congetture ma poche certezze
sulla origine natura del Rinoscleroma e la attendibilita’ delle informazioni
che abbiamo ricevuto dalla investigazione etiologica dei decenni trascorsi,
appare in gran parte revocata i dubbio. Sull'effettivo ruolo etiologico delle
Klebsielle, in particolare di quella rhinoscleromatis e di quella ozaenae, si
parla si’ ma sempre con minore convinzione anche in vista dell'effetto
transitorio delle terapie antibiotiche sperimentate. La ricerca istopatologica
non ha a sua volta contribuito in modo determinante per chiarire l'interrigativo
dell'origine di questa misteriosa malattia anche se ha illuminato piu’ aspetti
fondamentali della sua genesi formale. Non ci resta che tornare dunque alla gran
madre antica, la clinica, nella speranza che non ci lasci, come ha lasciato
Pellizzari, con un pugno di mosche nelle mani.
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