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articolo aggiornato il: Friday 02 December 2011

 

 

La dermatite che viene dal legno 

Il racconto di una difficile diagnosi che porta alla luce il ruolo svolto da un predatore che tortura e uccide le sue vittime e che se ha fame arriva a pungere anche l'uomo

La paziente aveva circa cinquant'anni e si lamentava del prurito da alcuni giorni. All'osservazione clinica, sugli arti, sul petto e sulla schiena, si potevano osservare una decina di grandi papule rossastre, alquanto indurite scoperte all'improvviso durante la doccia mattutina. A detta della signora non si trattava del primo episodio e, in un'altra occasione, al quadro dermatologico si erano aggiunti febbre e malessere generale, regrediti spontaneamente in un paio di giorni. Il giovane specializzando riconobbe immediatamente il quadro clinico di una dermatite papulosa, ma nonostante le tante domande poste alla paziente non era assolutamente certo di quale fosse la reale causa della patologia. Si vide quindi costretto a rivolgersi al suo professore che, per prima cosa gli chiese che mese fosse: aprile - rispose rapido ma ancor piu' confuso. Sorridendo, l'anziano dermatologo, rivolto alla donna le domando': vive a Venezia da molti anni? Abita in una casa con travi in legno e mobili antichi? Venuto a conoscenza che la paziente si era trasferita in citta' da pochi mesi e che la sua abitazione era antica e arredata con mobili d'epoca, il professore sorrise ed emise a volce alta la sua diagnosi inappellabile: Sclerodermus domesticus Klug, dal nome dello scienziato che lo aveva isolato nel 1809. Lo specializzando si senti' come perso: il nome gli ricordava piu' uno champagne che un insetto appartenente all'ordine degli imenotteri, famiglia Betilidi (Hymenoptera Bethylidae). 
Sclerodermus domesticus Klug Il professore fu subito di ritorno con in mano un'antica pubblicazione del Museo di Storia Naturale di Venezia la cui illustrazione ricordava a prima vista una piccola formica, stretta ed allungata, lunga circa 3-4 mm. ''Le femmine - inizio' a spiegare il vecchio primario - sono prive di ali mentre i maschi sono alati ma cosi' rari da far presumere che la riproduzione avvenga normalmente per partenogenesi, cioe' che le femmine si autoriproducano, generando solo femmine. Lo Scleroderma - continuo' nella curiosita' dello studente e della paziente - e' un parassita predatore di larve d'insetti che vivono nel legno, in particolare dei comuni tarli dei mobili, ed e' molto comune nelle case di Venezia, un po' meno a Mestre e al Lido. La femmina penetra nelle gallerie scavate dai tarli nel legno di vecchi mobili, o di travature del tetto, punge le larve con il pungiglione situato
all'estremita' dell'addome, paralizzandole con il veleno, e vi deposita sopra le uova: le sue larve neonate troveranno cosi' nella larva paralizzata una facile fonte di cibo. Le larve, raggiunta la maturita', si rinchiudono in piccoli bozzoli, dai quali usciranno gli adulti dello Scleroderma. Il riscaldamento invernale degli appartamenti gli consente di moltiplicarsi facilmente. La femmina, nelle sue peregrinazioni per trovare un foro di tarlo dove deporre le uova, percorre le pareti delle stanze e si puo' trovare sulle tende, sulle lenzuola, sulle stoffe. In mancanza delle prede abituali, le femmine possono pungere l'uomo, sia di giorno che di notte, di solito ripetutamente su braccia e gambe, petto e schiena. A Venezia - concluse il primario - pungono soprattutto nel periodo primaverile-estivo: le prime segnalazioni di punture all'uomo le riceviamo a febbraio e proseguono sino a settembre inoltrato, ma la massima attivita' e' in aprile-maggio''.Lo specializzando, abbozzo' la sua prima domanda a voce alta: ''Come si combatte lo Scleroderma?''. Sorridendo il professore ammise: ''L'unica soluzione e' quella di eliminare i tarli dall'abitazione, facendo fumigare i mobili tarlati con piretro - o con insetticidi piu' potenti ma anche piu' pericolosi per la salute umana - e soprattutto chiudendo pazientemente i buchi dei tarli con cera, dopo avervi iniettato un insetticida specifico per insetti del legno''. A voce molto piu' bassa, quasi bisbigliando, il giovane chiese ancora: ''...e alla signora cosa prescriviamo?''. ''C'e' veramente poco da fare - ammise l'altro - puoi provare con degli antiistaminici sistemici o del cortisone topico, ma difficilmente si hanno risultati sensibili. Il fastidio le passera' in pochi giorni, ma potrebbe tornarle ancora se non provvedera' a disinfestare la sua casa da questi insetti assassini, ma che - bisogna ammettere - svolgono un ruolo piu' che encomiabile nel difendere i nostri mobili dai tarli...''. Appresa la lezione, lo specializzando trasferi' alla paziente tutta la sua scienza e, rimasto solo, si tuffo' nella rete alla ricerca dello scleroderma domesticus. La loro storia naturale sembro' affascinarlo ancor di piu' quando venne a sapere che le femmine paralizzano le loro vittime, le larve dei tarli, alle volte enormemente piu' grandi di loro, con innumerevoli punture velenose, che possono proseguire anche alcuni giorni. Secondo il Grandi, che le ha studiate a lungo, ''successivamente depongono diverse uova da cui sgusciano in poco tempo le proprie larvette: la madre resta con esse, talora le copre col suo corpo, tal'altra le afferra con le zampe anteriori e le lecca!!! Ha vita lunga e puo' accoppiarsi con i suoi figli e coi suoi nipoti, mentre i maschi muoiono invece subito dopo l'accoppiamento". Letto cio', lo specializzando penso' di averne saputo abbastanza. Quanto prima si sarebbe liberato del vecchio armadio in legno che gli aveva lasciato la nonna... 





 



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