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La soia e' un legume molto ricco di proteine (oltre il
40%), di buon valore biologico, in quanto, pur non comprendendo tutti gli
aminoacidi essenziali per l’organismo, si avvicinano moltissimo alla qualita'
delle proteine animali. Nei confronti dei prodotti animali, ricchi di grassi
saturi e percio' corresponsabili nell’insorgenza di alcune malattie cardiovascolari come l’arteriosclerosi e
l’infarto, la soia pero', vanta il pregio della presenza di grassi insaturi,
la qual cosa le permette di adattarsi assai meglio alle esigenze di
un’alimentazione piu' consapevole e salutare.
Originaria delle provincie nord-orientali della Cina, si
diffuse rapidamente in Giappone dove, insieme a riso, frumento, orzo e miglio e'
considerata uno dei cinque grani sacri. Il primo libro di medicina che ne parla,
Pen Tsa Gong, e' databile nel 2383 a.C. e' solo nel 1623 d.C. che se ne trova
traccia in un testo di botanica stampato in Occidente a cura del tedesco E.
Kampfer. Oggi, di questa leguminosa papillonacea (Soya o Glycine Hispida)
se ne coltivano oltre 10mila varieta'. La soia raccolta in un campo non e'
un prodotto direttamente commestibile, prima di giungere sulle nostre tavole
deve subire una serie di trasformazioni. Essa rappresenta uno straordinario
esempio di versatilita'. Opportunamente trattati, i semi di soia possono offrire
diversi alimenti (vedi tabella) dall’alto valore nutrizionale,
antinfiammatorio, cardioprotettivo e potenzialmente benefico nel corso della
menopausa. Le proteine e i lipidi sono le componenti che conferiscono
valore commerciale al seme di soia, e costituiscono rispettivamente il 40 e il
20% dell’intero seme. e' proprio dalla frazione lipidica che viene estratto
l’olio di soia che tradizionalmente contiene importanti ingredienti per
l’elaborazione di creme detergenti, maschere, oli per il corpo e additivi per
il bagno. Gli acidi grassi insaturi, dei quali piu' dei 2/3 sono essenziali,
esercitano un’azione antiossidante, i fitosteroli e i lipidi intervengono
nella rigenerazione della funzione barriera e nel riequilibrio idrico della
pelle, gli isoflavonoidi che appartengono al gruppo dei fitoestrogeni, i cui
principali sono la daidzeina e la genisteina si legano ai recettori estrogenici
anche se non hanno una struttura steroidea, i surfactant naturali (lecitine e
saponine) conferiscono infine le proprieta' detergenti. Solo recentemente, pero'
la ricerca si e' concentrata sulla componente proteica della soia e ha messo in
evidenza che e' anche alle proteine che si devono una serie di proprieta'
curative, inclusa la riduzione delle malattie coronariche e gli effetti cutanei,
idratanti e uniformanti del colorito. Cosi', mentre e' stato dimostrato che le
proteine ad alto peso molecolare rendono la pelle morbida e levigata, si e' osservato che sono alcune proteine a basso peso molecolare, quali l’inibitore
tripsinico (STI) e quello del Bowman Birk (BBI), quelle che inibiscono - in
parte - la formazione del pigmento melaninico
attraverso la regolazione di un nuovo pathway del recettore proteasi-attivato 2
(PAR-2). e' esperienza comune che a partire dai 25 fino ai 65 e oltre, il
colorito dell’incarnato puo' andare incontro a delle modifiche divenendo non
uniforme e segnato da macchie brune. Le cause principali di queste variazioni
cutanee sono l’esposizione ai raggi solari (63%), gli ormoni (32%), la
gravidanza (24%), l’avanzare dell’eta' che rallenta il turn over cellulare
(13%), gli anticoncezionali (10%) e l’acne (7%) (Fonte IMS Health February
2001). Sottoposto all’azione di questi fattori esterni e interni, il
melanocita producequantita' maggiori di melanina distribuite in modo irregolare.
Il pigmento si trasferisce dal melanocita alle cellule superficiali quando e' aperto il passaggio del Recettore tipo 2 attivato dalle Proteasi (Par-2), ed
e' evidente che questo eccesso di melanina produce le inestetiche macchie brune
cutanee che si localizzano il 95% delle volte sul viso e decollete' e l’11%
sulle mani (Fonte: Concep Lab IPSOS Focus Group, Women 40-60 France). |