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esposizione solare
Tante campagne di prevenzione raccomandano di non abusare dell’esposizione ai
raggi solari. Seppure in maniera lenta, nuovi concetti stanno penetrando nella
nostra opinione pubblica sulla necessita' di un rapporto piu' prudente nei
riguardi del sole, che da grande amico dell’uomo puo' diventare causa di
problemi anche seri per la cute: dall’invecchiamento precoce al tumore della
pelle. Nel tempo pero', i dermatologi hanno identificato una serie di patologie,
in cui i raggi solari sono sempre stati considerati non solo un fattore di
rischio, ma un vero pericolo per i pazienti. Si tratta di condizioni estreme
caratterizzate da una forte fotosensibilita', ovvero una eccessiva reazione in
risposta ai raggi ultravioletti che costituiscono la parte piu' ampia dello
spettro della luce solare. Le lunghezze d’onda maggiormente implicate sono
quelle comprese fra i 320-400 nm (UVA) e i 290-320 nm (UVB). Le fotodermatiti
possono avere una eziopatogenesi molto diversa fra loro, alcune sono di natura
idiopatica, altre accompagnano disordini genetici ( Bloom’s
syndrome, xeroderma pigmentosa) o metabolici (porfiria, pellagra) o si
tratta di reazioni di fotoallergia da contatto ( salicilanilidi,
esaclorofene, carbanilide, fenotiazinici, sulfamide) o da farmaci assunti per
via sistemica ( sulfamidici, fenotiazina, clorobenzodiazepina, griseofulvina,
amiodarone, ecc.) in cui intervengono tipiche risposte immunitarie, o di
reazioni di fototossicita' (ac. nalidixico, tetracicline, sulfamidici) in cui il
danno cellulare e' diretto per azione di una sostanza fotosensibile attivata
dalla luce. Ci sono inoltre molte malattie dermatologiche che peggiorano all’esposizione
al sole (Darier’s disease, Herpes simplex, Lupus eritematoso, rosacea,
vitiligine ecc.)
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fotodermatosi idiopatiche
Rinviamo la trattazione delle fotoallergie, delle fototossicita' e delle altre
condizioni a futuri numeri della rivista e occupiamoci in particolare delle
condizioni primarie di fotosensibilita', quelle che possono costituire un
problema diagnostico e un maggior fastidio per il paziente.
Dermatite polimorfa alla luce
La piu' frequente, secondo alcuni studi epidemiologici, colpisce circa il
10% della popolazione che vive nei climi temperati. E’ una forma idiopatica
acuta e ricorrente, causata soprattutto dai raggi UVA (quindi anche dall’esposizione
attraverso i vetri), caratterizzata da polimorfismo delle lesioni.
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Dermatite polimorfa alla luce
La piu' frequente, secondo alcuni studi epidemiologici, colpisce circa il
10% della popolazione che vive nei climi temperati. E’ una forma idiopatica
acuta e ricorrente, causata soprattutto dai raggi UVA (quindi anche dall’esposizione
attraverso i vetri), caratterizzata da polimorfismo delle lesioni. L’eta' e'
fra i 20-30 anni, le donne ne sono colpite in maniera doppia rispetto agli
uomini, e la sintomatologia (macchie eritematose, papule, placche, vescicole,
papulo-vescicole) insorge normalmente a primavera-estate, ma puo' anche
manifestarsi d’inverno sulla neve, da poche ore a 1-2 giorni dalla prima
esposizione al sole. |
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Una volta iniziata persiste fino a due settimane, anche se
ci si sottrae alla luce solare. Di regola e' recidivante, e nel corso dell’estate
le lesioni si attenuano per un fenomeno non ancora ben chiarito, che gli
anglosassoni chiamano hardening e che potrebbe essere dovuto a una maggiore
fotoprotezione naturale. Non tutte le zone esposte vengono colpite alla stessa
maniera, sedi elettive sono la scollatura, il viso, il collo e gli arti
superiori. Una biopsia delle lesioni non e' sempre certa e il quadro istologico
puo' confondersi con quello della dermatite atopica. La diagnosi differenziale
va fatta con il Lupus Eritematoso, che presenta esami sierologici e
immunofluorescenza diretta positiva, o con forme di fotoallergia o
fototossicita'. Il fototest dimostra
piu' comunemente una sensibilita' agli UVA,
meno agli UVB o a una combinazione di entrambi. Molto utili i filtri solari e
talvolta la PUVA terapia, mentre nei casi estesi il ricorso ai corticosteroidi
puo' essere risolutivo.
Orticaria solare
E' una condizione rara, caratterizzata daun’eruzione ponfoide, frutto di una
reazione allergica causata da due differenti tipi di ipersensibilita': di tipo I
, verso un allergene presente solo nei pazienti affetti da questa patologia, e
di tipo II, verso una proteina prodotta nella cute di tutti a seguito dell’esposizione
alla luce ultravioletta. Compare in tutte le eta', piu' spesso nel sesso
femminile, entro pochi minuti dall’esposizione ai raggi UVA, UVB e luce
visibile (400-760 nm) o a una loro combinazione. Si conoscono sei tipi diversi
di orticaria solare in base alla lunghezza d’onda che le scatena e alla
possibilita' di trasferire passivamente questa patologia attraverso il siero del
paziente. Aree come la faccia e il dorso delle mani, che pure sono maggiormente
esposte al sole, possono essere risparmiate dai pomfi eritematosi , dal prurito
e dal bruciore che per anni si ripresentano ogni qualvolta ci si espone. I
sintomi , al riparo della luce, regrediscono entro un paio di ore, ma l’eritema
puo' persistere piu' a lungo. Talvolta si accompagnano cefalea, nausea,
vertigini e malessere e, nei casi piu' gravi, si puo' arrivare fino allo shock
anafilattico. Nei bambini la diagnosi differenziale va fatta con la
protoporfiria eritropoietica. Utili gli schermi solari; la idrossiclorochina puo' prevenire l’eruzione mentre la PUVA terapia
puo' determinare una
desensibilizzazione alla luce.
Prurito attinico
E’ una forma ereditaria, sporadica, caratterizzata da una eruzione pruriginosa
che insorge prima dei 10 anni, maggiormente nelle bambine. Il decorso negli
adulti e' meno severo ma tende a cronicizzarsi. Le papule e le escoriazioni,
ricoperte da croste, si manifestano primariamente in zone esposte al sole
sebbene la malattia possa estendersi a aree normalmente coperte. Si accentua
durante l’estate ma puo' persistere per tutto l’anno. Dopo la fase acuta
possono permanere cicatrici lineari. Al fototest si evidenzia principalmente una
sensibilita' agli UVA, piu' raramente agli UVB. Questa condizione e' tipica
negli indiani del nord-america e tende a risolversi dopo l’adolescenza.
Hydroa vacciniforme di Bazzin
La fotosensibilita' inizia prima dei 10 anni, piu' nei maschi che nelle femmine.
Molto rara, ereditaria, le lesioni hanno un aspetto vescicolare ombelicato con
fondo bluastro, a contenuto prima chiaro e poi torbido, e compaiono nelle zone
fotoesposte, specialmente al volto, naso, guance, orecchie e dorso delle mani.
Sono elementi isolati che confluiscono in raggruppamenti di bolle, tendono a
essiccarsi e dare croste che cadendo lasciano cicatrici atrofiche
caratteristiche. L’andamento e' cronico recidivante con crisi primaverili ed
estive. L’evoluzione e' benigna con regressione spontanea verso i vent’anni.
Al fototest non si dimostra una sensibilita', tuttavia Sunohara e al. hanno
dimostrato che le lesioni possono essere indotte sperimentalmente tramite l’amministrazione
continua e ripetitiva di UVA a basso dosaggio.
Dermatite attinica cronica
La causa e' sconosciuta, colpisce prevalentemente uomini maturi e anziani, e
talvolta nella loro storia personale ci sono casi di eczema, dermatite polimorfa
alla luce, fotoallergia da farmaci, dermatiti provocate da pollini e fragranze
come il muschio o il sandalo. All’inizio sono imputati gli UVA, ma con il
tempo, la fotosensibilita' si amplia e coinvolge anche gli UVB. Nella maggior
parte delle volte, pero', la malattia inizia de novo, e la pur minima
esposizione agli UVB provoca una dermatite a decorso subacuto o cronico, con
lesioni a placche lichenificate, che istologicamente mostrano un denso
infiltrato leucocitario. Questa forma e' conosciuta anche con il nome di
pseudolinfoma reticuloide attinico, perche' puo' simulare un linfoma cutaneo a
cellule T . In rari casi si puo' pero' assistere a una trasformazione in un vero
linfoma. La malattia e' caratterizzata da manifestazioni estive che pero' non
scompaiono in inverno, localizzate nelle zone esposte al sole, sebbene le
lesioni possano estendersi a aree coperte, o piu' raramente, evolvere in un
eritroderma generalizzato. La diagnosi si accompagna a una grave fotosensibilita' nei riguardi degli UVB, e in molti casi anche agli UVA o alla
luce visibile. Nelle prime fasi, il riparo dalla luce solare, gli schermi totali
e i corticosteroidi topici possono permettere di fronteggiare la situazione.
Successivamente, in caso di aggravamento, bisogna far ricorso anche ai
corticosteroidi sistemici.
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