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Sole e raccomandazioni Colipa
Da quest’anno e' operativa la classificazione dei prodotti solari messa a punto dalla European Cosmetic Toiletry and Perfumery
Association. Ed e' meno generica
della dott.ssa Elena Bocchietto
I raggi UV sono responsabili di una serie di effetti negativi
sulla cute che includono eritemi, ustioni, fotodermatiti, fotoinvecchiamento e
fotocarcinogenesi. e' evidente che il mutare dello stile di vita e dei
condizionamenti sociali ha favorito in anni recenti un abuso dell’esposizione
volontaria al sole, con aumento delle esposizioni intense e sporadiche, anche in
eta' adolescenziale, tali da favorire l’aumento del rischio di sviluppo di
melanomi e altri tumori della pelle. La letteratura scientifica ha evidenziato
come sia importante non trascurare la fotoprotezione, e in particolar modo nel
bambino e nell'adolescente, in quanto e' oramai dimostrato che il rischio di
sviluppare melanomi e altri tumori della pelle nella vita adulta del soggetto e'
direttamente correlato all’esposizione solare ricevuta nei primi venti anni di
vita. e' ormai accertato che un’efficace fotoprotezione in giovane eta',
potrebbe ridurre in maniera drastica l’incidenza del melanoma nell’adulto.
In particolare, recenti studi scientifici hanno evidenziato nell’UVA la causa
principale del fotoinvecchiamento e una forte concausa della fotocarcinogenesi.
Nel passato l’attenzione del formulatore di prodotti solari protettivi e'
stata posta sulla protezione UVB in quanto questa fascia dello spettro (280-320
nm) e' responsabile di un danno immediato ed evidente come l’eritema. Al
contrario, il danno biologico generato dalle lunghezze d’onda piu' lunghe
appartenenti all’UVA (320-400 nm) e' silente ma tende ad accumularsi nel tempo
mostrando i suoi effetti a distanza di anni. L’UVA e' in grado di penetrare
nel derma, dove agisce causando il rilascio di radicali liberi, in particolare
dell’ossigeno singoletto, i quali poi a loro volta danneggiano il Dna nucleare
e mitocondriale, le membrane, gli enzimi e le fibre proteiche strutturali delle
cellule cutanee, portando a fotoelastosi e anche a possibili trasformazioni
cancerose. L’UVA e' inoltre il principale co-responsabile dei fenomeni di
fotosensibilizzazione e fototossicita'. Essendo la radiazione incidente composta
per la maggior parte (circa il 95%) da UVA, si intuisce l’importanza di
proteggere efficacemente le zone di cute esposte da questa componente dello
spettro. La radiazione UVA non e' schermata ne' dalla plastica ne' dal vetro,
per cui si risulta fotoesposti anche negli ambienti chiusi, come a esempio in
ufficio o in auto, attraverso vetri e finestre. Sarebbe buona norma quindi
adoperare protezioni moderate anche in citta'.
Etichettatura e informazioni al consumatore
Negli ultimi anni i prodotti solari topici si sono ovviamente adeguati a queste
nuove esigenze, proponendo formulazioni piu' complete che proteggano
efficacemente anche nella banda UVA. In questo senso si sta muovendo anche la
legislazione, che punta nel prossimo futuro a informazioni in etichetta che
oltre a una categoria di SPF evidenzino un fattore legato non solo all’intensita'
della protezione, ma anche al rapporto tra la protezione UVB e UVA. Questo
indice verra' basato su un insieme di valutazioni sperimentali in vitro e in
vivo combinate. Per ora, le ultime linee guida della European Cosmetic Toiletry
and Perfumery Association (Colipa) pubblicate nel 2002 e operative dal 2004,
hanno introdotto variazioni nella scala di classificazione dei prodotti solari:
la volonta' e' quella di fare chiarezza sui numeri di SPF e di valorizzare
maggiormente le protezioni elevate. Queste linee guida sono sempre basate sui
valori di SPF, ma al posto delle definizioni generiche precedentemente in uso
che racchiudevano un range di valori (protezione alta, media, bassa) individuano
alcuni valori scalari ben definiti che devono essere utilizzati per inquadrare
il posizionamento del prodotto (vedi tabella). Viene abolita la vecchia dicitura
“sunblock”, in favore della “protezione ultra”, che e' stabilita in 50+,
poiche' 50 e' il piu' alto valore di SPF che puo' essere calcolato secondo le
metodiche ufficiali approvate, prendendo in considerazione le esigenze massime
di fotoprotezione che possono verificarsi per un fototipo II, alle latitudini
europee.
Nella scelta del prodotto protettivo occorre tuttavia ricordare che la quantita'
che viene applicata sulla pelle e' in media molto piu' bassa (anche il 50%) dei
2 mg/cm2 utilizzati in laboratorio per il calcolo dell’SPF, per cui e' buona
regola utilizzare sempre prodotti piu' protettivi rispetto a quanto necessario,
o applicare il prodotto piu' volte sull’area esposta. Puo' sembrare banale, ma
il dermatologo dovrebbe istruire il paziente su come applicare la crema solare,
spalmandola in maniera accurata e senza dimenticare punti trascurati come il
dorso della mani e dei piedi o il padiglione auricolare, soprattutto quando si
tratta di bambini. Questa operazione viene senz’altro facilitata dalla scelta
di prodotti con una buona texture e spalmabilita', che non richiedano un tempo
eccessivo di assorbimento e non lascino quel fastidioso effetto bianco che e'
spesso causato dalla presenza di schermi UV fisici di natura inorganica
(biossido di titanio e ossido di zinco). Gli schermi fisici sono peraltro
indispensabili nelle protezioni elevate per avere una copertura ottimale dello
spettro, ma sono oggi disponibili pigmenti micronizzati e predispersi in matrici
lipofile che rendono senz’altro possibile la formulazione di prodotti a
elevato scorrimento e che non causano l’effetto bianco menzionato. La
protezione ottimale e' senz’altro data dall’associazione di schermi fisici,
che riflettono le radiazioni e filtri chimici organici. Questi ultimi sono
molecole contenenti anelli aromatici, in grado di assorbire le lunghezze d’onda
della banda UV in zone precise dello spettro. Miscelando opportunamente questi
due tipi di molecole, si possono ottenere prodotti con protezione ad ampio
spettro, piu' o meno intensa. Un altro parametro molto importante per quanto
riguarda le formulazioni e' la sostantivita', la capacita' cioe' del preparato
di permanere sulla pelle e di non essere facilmente asportato dall’acqua o dal
sudore. Le formule con olio esterno sono ovviamente molto adatte a questo scopo,
ma ottimi risultati possono essere raggiunti anche con piu' moderne e gradevoli
formule olio in acqua impiegando siliconi e polimeri reticolanti. Con questi
accorgimenti formulativi si puo' limitare molto l’assorbimento percutaneo di
filtri e schermi solari, che permangono sull’esterno della cute ed esercitano
piu' a lungo la loro protezione, limitando al contempo il rischio tossicologico
legato a un potenziale assorbimento. La sostantivita' dei filtri solari e'
massima nelle alte protezioni che contengono anche pigmenti inorganici. Questo
fattore e' da tenere in considerazione dal punto di vista tossicologico anche
per il fatto che, paradossalmente, tra le sostanze che inducono
fotosensibilizzazioni e fotodermatiti da contatto, le piu' frequenti sono
proprio alcuni filtri solari, come l’acido para-ammino benzoico e i suo esteri
o l’ossibenzone, seguiti per importanza da alcuni ingredienti dei profumi.
Laddove il filtro non venga assorbito attraverso la cute, anche il rischio di
fotoreazioni e' drasticamente ridotto. Gli effetti fototossici possono essere
evitati sottoponendo sperimentalmente in via preliminare il prodotto a un test
in vitro apposito regolamentato dalla CEE, il test 3T3 NRU. Il professionista
deve quindi correttamente valutare i rischi reali che possono derivare dall’uso
di prodotti dermocosmetici fotoprotettivi inadeguati. Se da un lato i prodotti
solari offrono protezione da eritemi e danni cutanei cronici, dall'altro, quando
non correttamente formulati, potrebbero esporre a un rischio di fotoreazione, o
addirittura, come alcuni hanno postulato, a un aumento di incidenza di melanomi
e tumori cutanei. Quest’ultima ipotesi sarebbe basata sull’assunto che il
maggior utilizzo di prodotti protettivi abbia spinto in realta' a un abuso di
esposizione solare, con una protezione tuttavia inadeguata nei confronti dell’UVA,
e con un accumulo dei danni conseguenti nel derma. Oggi molti prodotti recano in
etichetta, oltre al valore di protezione come SPF calcolato nella banda UVB,
anche il valore di protezione nei confronti dell’UVA, calcolato con il metodo
PPD (Persistent Pigment Darkening) o IPP (Immediate Persistent Pigmentation).
Queste metodiche non sono ancora ufficiali, tuttavia, abbinate a test
spettrofotometrici in vitro, permettono senz’altro di verificare l’efficienza
di protezione del prodotto anche in questa zona dello spettro. Questa
informazione e' quindi senz’altro molto utile per orientarsi nella scelta di
un prodotto dalle performance ottimali. Bisogna tenere in considerazione che
queste metodiche consentono di misurare valori di protezione massima nell’UVA
intorno a 25, per cui prodotti con valori di protezione UVA di 20-25 sono da
considerarsi a elevata performance.
La protezione solare elevata: il prodotto topico ideale.
Per ottenere il risultato ottimale di sicurezza d'impiego e di efficacia, il
prodotto topico solare deve quindi essere formulato con precisi criteri. In
particolare deve preoccuparsi di:
1) utilizzare filtri chimici fotostabili e in quantita' calibrata;
2) utilizzare filtri chimici e fisici in abbinamento per avere il massimo della
protezione;
3) Informare correttamente il consumatore in etichetta circa il grado di
protezione UVB e UVA;
4) utilizzare eccipienti che limitino o rendano nullo l'assorbimento percutaneo
dei filtri, trattenendoli nello strato esterno dell'epidermide, dove devono
esercitare la loro funzione;
5) escludere tra gli eccipienti quelle sostanze, come profumi e alcuni
conservanti, che sono note dalla letteratura avere effetti fototossici;
6) Contenere principi attivi antiossidanti in grado di combattere i ROS
fotoindotti;
7) garantire una buona resistenza all'acqua e al sudore della formula;
8) essere facilmente applicabile in maniera omogenea sull'epidermide e avere un
buon grado di piacevolezza cosmetica.
L’ottimale: topico piu' sistemico.
In aggiunta alla protezione topica, si conferma l’utilita' della protezione
sistemica con specifici integratori alimentari a base di antiossidanti. Per
essere efficaci questi prodotti devono contenere una studiata miscela di
principi attivi in grado di intervenire su piu' aspetti metabolici: vitamine,
b-carotene e altri carotenoidi, oligoelementi, inibitori dei radicali liberi,
protettori dei lipidi di membrana e stimolatori delle difese immunitarie.
Miscele dosate efficacemente di queste sostanze si sono rivelate
sperimentalmente in grado di innalzare la MED, e quindi la difesa biologica
intrinseca, nei confronti dell’irradiazione UV. Questo effetto e' risultato
piu' marcato con i fototipi bassi, che sono quindi in grado di trarre il maggior
beneficio da questa preparazione sistemica all’esposizione solare. Gli
integratori vanno assunti generalmente da uno a due mesi prima dell’inizio
dell’esposizione, non presentano effetti collaterali e spesso sono formulati
in modo da poter essere assunti anche da bambini, adolescenti, anziani e donne
in gravidanza.
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