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articolo aggiornato il: Tuesday 15 May 2012


TINTARELLA ARTIFICIALE

Anni ‘70 e ‘80: intere generazioni inneggiano all’abbronzatura come sinonimo di benessere. Anni ‘90: il buco nell’ozono ha messo in crisi la tintarella all’aria aperta. E allora? Tutti ad abbronzarsi in maniera "sicura" nei centri solarium, a forza di radiazioni UVA. Ma e' poi cosi' sicuro?

di Fabio Fantoni

Davvero la tintarella artificiale non ha conseguenze sul nostro organismo, sulla nostra pelle, sui nostri occhi? Una schiera di scienziati soprattutto statunitensi, pur riconoscendo il possibile uso terapeutico, ha dichiarato guerra alle radiazioni ultraviolette. Di qualunque tipo e natura. E in Italia? Per abbronzarsi bastano dai nove ai quindici minuti. E' questo il nuovissimo messaggio rivolto agli stakanovisti della tintarella, che non ce la fanno ad aspettare l'estate e sono interessati all’ultima diavoleria tecnologica in fatto di abbronzatura artificiale, un particolare tipo di lampada chiamato capsula , in cui ci si puo' muovere, ballare ed anche cantare, per mezzo di un microfono che consente di ascoltare la propria voce amplificata. E neanche si suda grazie ad un brevettato impianto di ventilazione.
Argomento controverso, l’abbronzatura artificiale. L'American Academy of Dermatology (AAD ) statunitense ha espresso parere contrario circa la sicurezza di questo fenomeno. Viceversa, l’industria dei lettini solari sostiene che i giovani desiderano abbronzarsi e che i centri solarium offrono l’unico modo sicuro e controllato per farlo.
Ma allora, esporsi alle lampade a raggi ultravioletti fa bene o fa male? Il professor Giuliano Manfredi, Primario Dermatologo all’Ospedale di Piacenza, e' convinto che "anche per l’abbronzatura artificiale ad uso estetico - lampade e lettini - i tempi dovrebbero essere lentamente progressivi nella fase iniziale, e non gia', come spesso avviene, applicazioni di tempi standard sempre uguali - 10 o 20 minuti - con eventuali associazioni di creme schermanti nelle prime sedute". Un consiglio di buon senso, quello del professor Manfredi. Un buon senso che, qui in Italia e soprattutto al Nord o nelle grandi citta', sembra talvolta mancare agli utenti nostrani - in gran parte giovani intorno ai 20/30 anni spesso technomusic-dipendenti - e piu' colpevolmente ai meno avveduti istituti di bellezza che gestiscono i Tanning Parlor Saloons, per dirla all’americana. Del resto, buon senso non ha mai fatto rima con giovane eta'. "Talvolta" - racconta Franca Sinopoli, titolare dei centri Shape’n Sun romani - "succede pure che, contravvenendo ai regolari e consigliati tempi di esposizione, i ragazzi siano capaci perfino di ritemporizzare da soli la trifacciale, pagando una sola seduta a 12/15000 lire, perche' quando escono vogliono vedersi belli rossi, abbronzati in faccia". A dir la verita', una prima valutazione a caldo della situazione farebbe propendere decisamente a favore di una presenza medica che supervisioni all’interno di un centro solarium. Ma c'e' qualcuno che non e' d'accordo.
esposizione solare "Il centro solarium" - racconta Paolo Ferappi, gestore del centro Bunny’s Sun a Roma - "e' stato inquadrato presso la Camera di Commercio grazie alla legge 1/1/91, fortemente voluta dall'Associazione Nazionale Estetiste; in tal modo si e' regolarizzato il settore dell’abbronzatura artificiale per uso cosmetico, dando la possibilita' alle estetiste qualificate di utilizzare queste apparecchiature. 
Prima della 1/1/91 non era cosi': per aprire al pubblico un centro solarium si doveva ricorrere alla nomina di un direttore tecnico sanitario, in altre parole un medico, e si apriva il centro come gabinetto di fisiokinesiterapia. Ma tant’e', siamo in Italia" continua il Ferappi con un po’ d’amaro in bocca, "cosicche' in questi panni, il medico veniva spesso ad assumere un semplice ruolo di garante.  esposizione solare
esposizione solare Non viveva la vita del centro, non praticava: in breve, si limitava a ritirare il suo stipendio mensile e basta. La legge 1/1/91 ha posto fine a questo malcostume ed ora per aprire un centro solarium si puo' richiedere la licenza come istituto di bellezza, e sta alle estetiste verificare che vengano rispettate le regole d'uso ". 
Tutta questa diatriba di carattere legislativo pero' non sposta di una virgola il problema. L’abbronzatura artificiale fa male o fa bene? Per orientarci in una materia cosi' complessa, cominciamo con un po’ di storia. "In dermatologia" - ricorda l’ingegner Rodolfo Stevanato, quarantasei anni, titolare della Stenal s.r.l. di Teolo in provincia di Padova, e che da almeno quindici si occupa di solarium abbronzanti e apparecchiature a raggi U.V. per uso dermatologico - "le radiazioni Ultra-Violette sono utilizzate dall’inizio del secolo, soprattutto per la cura di psoriasi, vitiligine e altre forme di dermatosi". I solarium abbronzanti nascono percio' come uso derivato, secondario delle apparecchiature U.V. a scopo terapeutico. E che ci sia una tradizione terapeutica ce lo conferma Maurizio Lombardini, titolare della societa' Jelosil di Milano, specializzata in forniture ospedaliere. "Ad esempio, le cancerogene radiazioni U.V.C. [radiazioni ultraviolette ad onde corte che, in natura, si trovano in alta quota intorno ai 4000/5000 metri e la cui banda centrale di lunghezza d’onda si attesta intorno ai 254 nanometri, dove 1 nanometro corrisponde ad un miliardesimo di metro, n.d.r.] sono di solito impiegate per la sterilizzazione di oggetti o strumenti chirurgici. In piccole dosi e per esposizioni assai ridotte, qualche decina di secondi, le U.V.C. risultano terapeutiche per coloro che soffrono, ad esempio, di piaghe da decubito". Ma riprendiamo la storia. La svolta per i solarium abbronzanti e' avvenuta quando, alla fine degli anni ‘70 in Germania, il gruppo guidato dal fotobiologo Friedrich Wolff sviluppo' la tecnica dei tubi U.V.A., riuscendo finalmente a separare le radiazioni di tipo A dell’ultravioletto da quelle di tipo B e riducendo fortemente l’emissione di queste ultime, considerate dannose. "Ma ci sono radiazioni Ultraviolette di tipo B, il cui centro banda staziona intorno ai 290/300 nanometri fino a raggiungere i 315 nanometri" - precisa ancora Lombardini - "che, pur trattandosi di radiazioni pericolose per la pelle poiche' eritematogene, nel senso che provocano eritemi o congiuntiviti, vengono spesso impiegate proprio per la cura delle malattie della pelle, valutando accuratamente tempi e distanza d’esposizione e la potenza dell’emissione. Se l’applicazione viene fatta alla distanza di 1 metro, ad esempio, allora puo' durare anche 7/8 minuti, anche se tutto e' subordinato al tipo di pelle che ha ciascuno di noi". Con questi precedenti, le tanto reclamizzate radiazioni UVA nascono come "sicure", non dannose per la pelle. Si spiega cosi' il boom commerciale dell’abbronzatura artificiale nel mondo a partire dai primi anni Ottanta, e che in Italia ha avuto i suoi massimi storici qualche anno piu' tardi. Infatti sono proprio le UVA le radiazioni impiegate in prevalenza per abbronzarsi, ma va detto che esse da sole non riuscirebbero mai - se non in dosi massicce - ad innescare il processo di pigmentazione dell’epidermide, che viene determinato invece, facilmente, da percentuali pur minime di UVB. Svelato un arcano, dunque: una buona macchina per l’abbronzatura artificiale e' una "miscela di UVA e di UVB, queste ultime in percentuale minima contenuta tra lo 0,2 e lo 0,4%." Ancora secondo Lombardini, "la lunghezza d’onda centrale dell’ UVA si aggira intorno ai 360 nanometri, potendo andare le UVA dai 315 ai 400 nanometri. La distanza di solito consentita per applicazioni UVA si attesta sui 10/20 centimetri per un tempo massimo di esposizione, comunque dipendente dalla potenza di emissione e dal tipo di pelle, intorno ai 20 minuti. Con le apparecchiature oggi in circolazione, per avere un’abbronzatura soddisfacente bastano 3/5 applicazioni". Per inciso, anche le UVA hanno avuto il loro bel momento di popolarita', fuori dai centri di estetica, nel mondo dei dermatologi, quando si fece uso qualche anno fa, della cosiddetta terapia P-UVA - psoralene aggiunto a UVA - per la cura della psoriasi. Ma la scoperta di ripercussioni negative sul fegato fu la principale causa di abbandono per la P-UVA, oggi quasi dimenticata. UVA, UVB, UVC: ce n’e' per tutti i gusti e per tutte le lettere dell’alfabeto, sembrerebbe. Ma da questa breve panoramica tecnica e storica sull’abbronzatura artificiale, qualcosa di interessante emerge. Sebbene l’opinione di gran parte del mondo scientifico sia orientata ormai da tempo a sconsigliare l’uso delle radiazioni UV a scopi estetici e ci sia un abbondante letteratura scientifica che comprova i danni alla pelle provocati dalle radiazioni UV, pur tuttavia siamo di fronte ad un fenomeno sociologico e di costume, quello della tintarella artificiale, per cui e' facile registrare un’ampia varieta' di situazioni e  prese di posizione nel mondo, anche se, in linea di principio, due grandi schieramenti si contrappongono, Europa o meglio Germania versus Stati Uniti. Negli Stati Uniti, l’argomento tintarella artificiale e' ben piu' sentito che da noi. Durante gli anni '70 e '80, l’industria statunitense dell’abbronzatura artificiale e' cresciuta assai rapidamente; fino a raggiungere oggi una dimensione commerciale intorno ai due miliardi di dollari per anno tra macchinari e ore dedicate all’indoor tanning. Sono state fatte varie stime: la Sun Tanning Association for Education, ad esempio, sostiene vi siano almeno 20.000 unita' abbronzanti ad uso privato, circa 90.000 istituti ove si possa praticare l’abbronzatura e circa 40.000 lettini solari in uso nei Beauty Parlors o Health Clubs. Fonti governative hanno invece stimato l’esistenza di almeno 75.000 saloni ad unita' multiple e oltre 40.000 lampade solari per uso privato. Sebbene il tipo di regolamentazione vari da Stato a Stato, la maggior parte dei lettini abbronzanti deve essere regolarmente ispezionato, a pagamento, dal dipartimento della sanita' pubblica; e si richiede inoltre la presenza di cartelli informativi che avvertano gli utenti sui possibili effetti collaterali all’uso di massicce dosi di radiazioni ultraviolette di tipo A. Negli ultimi otto anni, pero', lo sforzo di collaborazione prodotto da dermatologi, oftalmologi, unita' di pronto soccorso e assistenti familiari ha portato alla messa a fuoco di una normativa in ventisei punti - approvata nel dicembre 1994 (risoluzione n°217) dall’American Medical Association e dalla FDA - atta a regolamentare per tutti gli Stati Uniti il fenomeno dell’abbronzatura artificiale per fini non terapeutici. Nella risoluzione 217, fra le altre cose, si puo' leggere quanto segue: "La crescente incidenza del melanoma negli USA rappresenta un affare di diretto interesse per la salute pubblica; c’e' un’evidenza scientifica dell’uso indiscriminato dei lettini per l’abbronzatura artificiale unito ad un fattore di rischio che comporta lo sviluppo del melanoma; l’uso del lettino negli USA e' per un pubblico che spesso non e' a conoscenza dei rischi che corre. Per questo motivo l’American Medical Association intende incoraggiare presso la Food and Drugs Administration provvedimenti atti a bandire la vendita e l’uso di tutte le attrezzature per l’abbronzatura artificiale per fini non terapeutici".
Interrogazioni parlamentari, evidenze scientifiche, statistiche sul numero dei melanomi, non impediscono ad un milione di americani di visitare giornalmente i centri solarium: niente male davvero per un mercato le cui dimensioni commerciali si aggirano intorno ai tremila miliardi di lire!
A differenza degli Stati Uniti, l’Italia non dispone - ancora - di cifre, statistiche o stime che consentano di quantificare e valutare le dimensioni del fenomeno solarium: quanti centri sono operativi, dove sono dislocati, qual e' la frequentazione media, dimensioni commerciali, etc. C’e' pero' chi, come l’ingegner Stevanato, ritiene che "il mercato italiano, fatte le dovute proporzioni, e' di dimensioni superiori a quello statunitense, almeno potenzialmente". E il fatto di vivere in un paese assai dotato di sole come l’Italia piuttosto che in paesi dal clima ostile come la Germania o la Scandinavia, non sembra essere piu' un argomento decisivo a sfavore dei solarium: a sentire gli specialisti, dall’anno scorso, sembra ci sia un boom dell’abbronzatura artificiale perfino in Sudamerica oppure in paesi del sud-est asiatico. Del resto, senza considerare i lettini professionali che possono arrivare a costare anche 50 milioni l’uno, un banale solarium da viso, in Italia, si puo' comodamente acquistare a 120.000 lire in quasi tutti i negozi di elettrodomestici. L'ingegner Stevanato arrischia qualche valutazione. "Il fenomeno dell’abbronzatura artificiale in Italia e' partito intorno ai primi anni Ottanta da Milano, e comunque dal Nord Italia. Oggi, sull’intero territorio nazionale, saranno operativi circa 10/15.000 centri solarium dichiarati, dove e' possibile servirsi di apparecchiature professionali. Calcolando, in via ipotetica, una media di quattro clienti al giorno per apparecchio a una media di 12.000 lire a seduta, il fenomeno abbronzatura artificiale in Italia e' un fenomeno da 100/150 miliardi di lire di fatturato annuo". Stime ipotetiche? Probabilmente, ma non siamo molto distanti dalla realta' affermando che fra i 100.000 ed i 500.000 italiani praticano, anche occasionalmente, l’abbronzatura artificiale. A quali costi? L’elenco servizi proposti su volantino da uno dei tanti centri solarium romani e' indicativo. Leggiamo: "Solarium. Trifacciale UVA con mani, alta pressione lire 13.000; abbonamento 5+1, lire 65.000; Trifacciale UVA con mani, Megasol, lire 15.000; abbonamento 5+1, lire 75.000; Lettino UVA alta pressione, lire 30.000; abbonamento 5+1, lire 150.000". I tempi di una seduta variano dai 10 ai 20 minuti max. Piu' potente e' il macchinario - per l’alta pressione si parte dai 3000 watt in su - piu' si riduce il tempo di esposizione. E qui il discorso va direttamente al problema dei filtri (vedi box ) nei cui riguardi non c’e' identita' di vedute presso gli addetti ai lavori. C’e' chi sostiene che la durata di un buon filtro, magari al cobalto, e' pressoche' eterna. Altri, come Franca Sinopoli del centro Shape’n Sun di Roma, sostiene che "i filtri dovrebbero essere certificati. I tedeschi dicono che dovrebbero essere sostituiti dopo 500/1000 ore di funzionamento, pena un pericoloso degrado e la riduzione dell’attivita' protettiva. Noi li cambiamo dopo 500 ore di funzionamento". Per i dermatologi pero', il processo chiave che aiuta il nostro corpo a proteggerci dalle radiazioni UV consiste nella produzione di melanina. Un pigmento, distribuito in quantita' e strutture diverse nelle razze di tutto il mondo, che, se esposto alla luce del sole, viene attivato allo scopo di bloccare la penetrazione delle radiazioni nella cellula cutanea. "La melanina" - ci avverte il professor Manfredi - "viene secreta in eccesso dai melanociti, cellule appartenenti allo strato basale dell’epidermide, i quali la trasferiscono poi all’interno dei corneociti, le cellule piu' superficiali dell’epidermide, attraverso dei prolungamenti chiamati dendriti. Per effetto dell’esposizione al sole, la melanina trasferitasi nei corneociti si dispone ‘a cappuccio’ del nucleo cellulare, formando una sorta di ‘scudo’ protettivo che cerca di impedire alle radiazioni UV di penetrare Le radiazioni UV provocano comunque danni al nucleo delle cellule dell’epidermide, modificando il DNA in esse contenuto" - continua il dermatologo - " madre natura fa si' che le cellule della nostra pelle si possano difendere, attraverso particolari ‘sistemi enzimatici’ , in senso lato, i quali ‘ricostituiscono’ i segmenti di DNA danneggiati dalle radiazioni UV. Ma questa capacita' di riparazione non e' pero' illimitata, gli ‘enzimi’ non sono inesauribili. Oltre una certa soglia che varia da individuo a individuo, si puo' innescare la carcinogenesi da radiazioni UV: il tumore alla pelle. E questo attraverso due meccanismi: per immunosoppressione provocata da queste radiazioni sui linfociti cutanei oppure per danno diretto al DNA della cellula, sulla base di un effetto cumulativo, a lungo termine, da sovraesposizione a radiazioni UV". All’inizio dell’inchiesta, avevamo posto un interrogativo: l’abbronzatura artificiale, anche in piccole dosi e secondo precise regole di esposizione, fa male o fa bene all'organismo, ed in particolare alla pelle? L’associazione luce solare/cancro della pelle e' certa fin dal lontano 1894, scoperta dal tedesco Unna, e poi ottenuta sperimentalmente da Findlay nel 1928. Piu' tardi, sono arrivate tante riconferme da innumerevoli fonti, ed e' stato dimostrato sugli animali che, in generale, la radiazione UV rilasciata in molteplici piccole dosi e' piu' carcinogenica, per i tumori cutanei di tipo non melanoma, che la stessa quantita' di radiazione data in poche massicce dosi (Forbes, Davies e Urbach, 1978 - Natl. Cancer Inst. Monogr., 50: 31-38 ). In altre parole, significa che molteplici piccole dosi di UVA assorbite tramite lettini abbronzanti non sono necessariamente e solo per questo, piu' "sicure".
Cosa e come concludere? Forse, questa volta, hanno ragione gli americani quando dicono, dalle cime del loro immenso pragmatismo, "in sostanza, visti i rischi, l’uso dei lettini per abbronzatura artificiale ad uso cosmetico e' troppo pericolosa per essere raccomandabile". 

Cosa dice la scienza

Secondo i professori James Spencer della Universita' di Miami e Rex Amonette dell’Universita' del Tennessee, Memphis, in uno studio pubblicato l’anno scorso sul Journal of the American Academy of Dermatology, l’abbronzatura artificiale ad alta intensita' ha solo conseguenze negative, sia negli effetti a breve termine - arrossamento, disidratazione, prurito e nausea - che negli effetti a lungo termine - rughe, photoaging e tumori della pelle. L’idea, spesso sostenuta, di una base protettiva di abbronzatura cosi' da affrontare in condizioni ottimali il sole naturale, e' sviante. Un’abbronzatura naturale o artificiale ha, nella migliore delle ipotesi, un potere di protezione pari a un fattore 4, cioe' quasi niente. L’AAD statunitense raccomanda che ciascuno usi almeno una protezione pari ad un fattore 15, il quale cancella approssimativamente il 94% della radiazione UVB. "In realta', il nostro corpo provvede da solo a mettere in moto un sistema di protezione contro le radiazioni UV" - sostiene il professor Giuliano Manfredi - "Quel che noi percepiamo come abbronzatura e' la sintesi di un processo di autodifesa dell’epidermide. In natura, considerando le UVC bloccate dalla fascia d’ozono, noi riceviamo solo le radiazioni di tipo A e B. Queste ultime penetrano nella pelle fino allo strato basale dell’epidermide, mentre le prime, le UVA, giungono fino al derma profondo, sotto l’epidermide". Per quanto riguarda la carcinogenesi, le radiazioni UV inducono dunque alla formazione di tumori anche in relazione al tipo di pelle. I tumori alla pelle sono rarissimi, ad esempio, nelle popolazioni d’origine africana che pure vivono all’Equatore sotto i raggi perpendicolari del sole. Al contrario, gli Australiani, che vivono piu' o meno alle stesse latitudini ma hanno una carnagione chiara tradendo la loro origine anglo-sassone, sono, a quanto sembra, la popolazione che nel mondo presenta la piu' alta incidenza di tumori alla pelle. Per tornare ai nostri solarium, cio' non toglie che l’abbronzatura artificiale comunemente intesa implichi, di solito, un bombardamento con radiazioni UVA per 15, 20 o perfino 30 minuti: due o tre volte la quantita' di UVA presenti nella luce solare naturale. Il prof. Amonette, presidente dell’American Academy of Dermatology che conta oltre diecimila membri, spiega cosi' la differenza tra il naturale invecchiamento della pelle e il photoaging, che, insieme alla carcinogenesi e' uno dei danni a manifestazione ritardata nel tempo provocati dalle radiazioni UV a livello cutaneo: "Siamo soliti descrivere l’invecchiamento naturale della pelle come un insieme di cambiamenti graduali che diventa visibile solamente con il tempo" afferma Amonette "La pelle, quella che mostriamo, usualmente protetta dalla luce solare e dalle altre sorgenti di raggi UVA mantiene la maggior parte della sua elasticita' e un’apparenza di salute. La pelle, invece, danneggiata dai raggi UV o photoaged mostrera' molto prima e in modo piu' marcato delle rughe, in relazione alla quantita' di radiazioni assorbite". Potrebbe sembrare un banale, trascurabile effetto estetico ma non e' cosi'. E’ ben piu' importante, poiche', compagna di viaggio del photoaging e', purtroppo, la carcinogenesi, il tumore cutaneo. "Il fatto che le radiazioni Ultraviolette giungano fino al derma e di li' possano provocare seri danni" - continua il professor Manfredi - "e' perche' nel derma ‘trovano’ il sistema vascolare. A questo livello, ripetute sovraesposizioni di luce solare proveniente per via naturale o artificiale sembrano provocare una diminuzione, una rottura dell’architettura naturale del collagene sano prodotto dai fibroblasti e che sostiene le fibre delle proteine oltre che i tessuti connettivi della pelle. Le sorgenti di raggi UV, inoltre, danneggiano l’elasticita' delle fibre nello strato del derma, fibre che consentono alla pelle di tornare ogni volta alla sua primitiva elasticita'".
"Non c’e' alcun dubbio su questo tipo di danno" - conferma il prof. Amonette - "E’ largamente sperimentato ed evidente in molte delle nostre esperienze cliniche. La pelle photoaged contiene viluppi di fibre danneggiate e un rimarchevole incremento di detriti cellulari che assomiglia ad uno stato di infiammazione cronica". Esistono moltissime ricerche sui risultati carcinogeni delle radiazioni UVA sulla pelle, che ci riportano agli effetti primari documentati dai medici nel corso di tutto il secolo. 

BASSA O ALTA PRESSIONE ?  

Macchinari a bassa o alta pressione: e' una distinzione tecnica che il consumatore farebbe bene ad imparare poiche' segna l’evoluzione del solarium nel tempo. Non solo: gli insegna a cosa va incontro e quali precauzioni prendere. All’inizio, intorno alla meta' degli anni ’70, i macchinari a disposizione erano quasi tutti a bassa pressione, cioe' lettini a tubi fluorescenti di circa 180 cm l’uno con una potenza di 100 watt a tubo, o di 20/40 watt per le lampade viso. Per fare un esempio, la potenza totale di emissione di un lettino a bassa pressione puo' variare dunque dai 2000 ai 5000 watt. Altro discorso e' l’ormai trionfante abbronzatura artificiale ad alta pressione, i cui risultati in termini di efficienza hanno sbaragliato l’obsoleta bassa pressione. Almeno qui in Italia. In breve, si tratta di macchinari a lampade alogene, di dimensioni ridotte ma la cui potenza e' assai elevata - da 1000 a 4000 watt per lampadina - fino a raggiungere i 30.000/40.000 watt totali, con grande dispendio di energia. Dov’e' la differenza, al di la' di queste "sottigliezze" tecnologiche? La differenza c’e' ed e' fondamentale. A parte il fatto che l’alta pressione e' stata da qualche tempo abbandonata nel resto d’Europa e in Scandinavia, addirittura, non e' mai stata permessa per l’emissione troppo elevata, "nei lettini a bassa pressione non si fa uso di filtri schermanti poiche' gia' i tubi fluorescenti, contenendo fosfori, ‘trasformano’ le radiazioni nocive in radiazioni UVA" - precisa ancora una volta Maurizio Lombardini - "In altre parole, i raggi che escono dai tubi fluorescenti sono gia' UVA. L’alta pressione, invece, emette tutti i tipi di Ultravioletti presenti nello spettro di luce, compresi i cancerogeni UVC e gli eritematogeni UVB. In questi macchinari, dunque, ormai molto diffusi, sono i filtri schermanti che stabiliscono quali raggi UV passano e quali vengono trattenuti: di norma, gli UVC vengono completamente tagliati e gli UVB in larga misura, trattenuti". Per inciso, una delle ragioni che hanno segnato la fine della bassa pressione "e' indubbiamente la bassa emissione di UVA" - avverte Paolo Ferappi - "al punto che, per ottenere una soddisfacente abbronzatura al corpo occorrevano non meno di 20 sedute". Troppo, decisamente troppo per la dinamica e stressata generazione anni ‘80. I filtri - che all’apparenza sono assai simili ai piu' comuni vetri di colore blu ma costano invece intorno alle 150.000 lire - sono percio' la "pietra angolare" che decide, con il suo buon funzionamento, se un lettino o una lampada trifacciale fa piu' o meno male, piu' o meno bene alla nostra pelle. 

A DIFESA DELL’ABBRONZATURA ARTIFICIALE

Gli Stati Uniti sono il paese delle lobbies. Non poteva mancare quella che difende gli interessi dell’industria dei lettini solari e delle palestre che offrono un’abbronzatura artificiale in qualsiasi stagione dell’anno. Si chiama International Smart Tan Network ed il suo capo, Joseph Levy, direttore della rivista specializzata Tanning Trends Magazine, si batte contro quelle posizioni che definisce ridicole e retoriche e secondo le quali si dovrebbe il piu' possibile evitare un’esposizione prolungata ai raggi del sole. "L’elemento comune in centinaia di studi sui raggi UV porta ad una sola conclusione: le bruciature solari fanno male. E’ la sovraesposizione che danneggia la pelle. Al contrario un’abbronzatura moderata non e' mai stata  scientificamente riconosciuta quale causa di danni cutanei permanenti. Inoltre, ci sono parecchie evidenze che abbronzarsi lentamente e in maniera intelligente puo' migliorare la qualita' della vita. Uno studio condotto in un ampio numero di palestre mostra che le scottature da lettino solare sono il 57% in meno di quelle che si verificano in condizioni naturali. Questo si spiega con il fatto che noi  insegniamo ai nostri clienti come evitare le bruciature. E tutti riconoscono come l’incidenza dei tumori alla pelle sia minore tra coloro che "sanno" abbronzarsi. Non stiamo suggerendo che le persone con la pelle molto chiara, ad esempio, debbano abbronzarsi in modo artificiale: vogliamo solo affermare che il vero problema sono le bruciature. Se non ci si deve abbronzare perche' si e' a rischio, questo vale ancor di piu' con i nostri macchinari; ma se si puo' e si vuole avere una pelle dorata, gli istruttori delle nostre palestre vi insegneranno qual e' la maniera piu' intelligente per farlo. Oltre tutto la ricerca dermatologica ha mostrato che ci sono diversi effetti positivi associati ad una esposizione moderata ai raggi solari: un rischio piu' basso di tumori al colon e alla mammella, un piu' basso livello di colesterolo, una piu' efficiente produzione di vitamina D ed altri benefici effetti a livello psicologico". Un contributo a questa nuova, sebbene interessata, posizione di pensiero viene dal Dr. Martin A. Weinstock, dermatologo della Veterans Affairs Medical Center and Brown University di Providence, Rodhe Island, secondo il quale gli individui che sono esposti quotidianamente al sole avrebbero un’incidenza di melanoma significativamente piu' bassa di coloro che lavorano in ufficio per tutta la settimana e si espongono violentemente al sole per il solo fine settimana. Numerosi studi avrebbero dimostrato, infatti, che un fattore di rischio importante per il melanoma nelle persone estremamente sensibili ai raggi UV, e' proprio l’esposizione intermittente ai raggi solari, a differenza di quello che succede per coloro che resistono bene e per i quali, una facile abbronzatura avrebbe, paradossalmente, un effetto protettivo. Ad onor del vero, e con grande pena per Joseph Levy e la sua organizzazione, va aggiunto che il dottor Weinstock riconosce che non tutti gli studi effettuati finora concordano su quest’ipotesi e che il problema del rapporto tra frequenza dell’esposizione al sole, tipologia di pelle e rischio per il melanoma deve essere ancora risolto. Inoltre, egli enfatizza che, in generale, i medici non dovrebbero diffondere il messaggio "abbronzarsi fa bene", indipendentemente dai possibili benefici per alcuni individui.

CONSIGLI PER CHI SI ABBRONZA

Qualche consiglio da Franca Sinopoli, titolare dei centri solarium Shape’n Sun, per assicurarsi un’abbronzatura "pulita". "La prima cosa da fare e' dare un’immagine di reale pulizia al centro. I macchinari, di solito a raffreddamento automatico, producono polvere che deve essere prontamente spazzata via. Non solo, deve essere pulita soprattutto l’attrezzatura fornita al cliente, occhialini, lenzuola e asciugamani tutti rigorosamente sterilizzati e monouso. Per quanto riguarda il lettino a bassa pressione, sarebbe bene passare sulla superficie a contatto con il soggetto, un prodotto antimicotico. Ed ora, alcune avvertenze per chi si sottopone ad una seduta abbronzante: togliersi eventuali lenti a contatto, non adoperare sostanze fotosensibilizzanti prima dell’uso, pulire il viso da eventuali trucchi o make-up e soprattutto essere puliti, poiche' qualunque impurita' sulla pelle se sottoposta alla lampada abbronzante - che e' calore e dunque vasodilatatore - penetra nei tessuti sottocutanei. Educare all’uso della lampada e' fondamentale. Non usare farmaci, anticoncezionali o cortisonici durante il periodo del trattamento poiche' potrebbero provocare l’emergere di macchie cutanee. Ugualmente, non e' consigliabile il trattamento abbronzante a chi soffre di cuore o di pressione".
Dopo tutte queste utili informazioni, in cambio, l’abbronzatura artificiale almeno a qualcosa fa bene: fa bene all’acne. 

DOMANDE E RISPOSTE SULL’ABBRONZATURA ARTIFICIALE  

E’ vero che le lampade solari sono la stessa cosa della luce solare, anzi sono piu' sicure?
Le lampade per l’abbronzatura artificiale differiscono significativamente dalla luce naturale. Questo perche' la luce solare naturale ha lunghezze d’onda di UVA e UVB in proporzioni simili. Invece, le lampade solari forniscono approssimativamente lunghezze d’onda UVA al 95% e UVB solo in piccola quantita'.  
E’ vero che le lampade solari sono piu' sicure perche' fatte e controllate dall’uomo?
La piccola quantita' di raggi UVB emessi significa che certi tipi di pelle possono non riportare ustioni. Tuttavia, qualsiasi tipo di abbronzatura causa danni alla pelle e approssimativamente la meta' di tutta la popolazione bianca, d’origine caucasica, non si abbronza correttamente e dunque si brucia.
La pelle e' piu' sana e piu' protetta con un’abbronzatura?
Sebbene molta gente creda che sia cosi', i dermatologi non sono d’accordo. Nel 1988, la Consensus Conference on Photoaging and Photodamage, sponsorizzata dall’American Academy of Dermatology ha concluso che un’abbronzatura salutare semplicemente non esiste. L’abbronzatura e' la risposta della pelle ad un’overdose di radiazioni UV ed e' il segno tangibile di un danno ormai prodotto. 
Qual e' la differenza tra radiazioni UVA e UVB?
Gli UVB, i raggi che ustionano, sono piu' forti durante i mesi estivi. I loro effetti sono limitati, per la maggior parte, allo strato piu' superficiale della pelle, l’epidermide. La luce UVA e' presente in natura nella stessa quantita' durante tutto l’arco dell’anno. Naturali o artificiali che essi siano, gli UVA penetrano assai piu' profondamente nella pelle, danneggiando l’elastina e le fibre di collagene presenti nel derma. Le persone che si abbronzano o si ustionano regolarmente hanno la pelle che, se vista al microscopio, assomiglia ad una pelle cronicamente infiammata. 
Prima di una vacanza, non e' meglio avere una base d’abbronzatura cosi' da non bruciarsi sulla spiaggia?
Trenta minuti di abbronzatura artificiale in un lettino e' equivalente ad un giorno passato sulla spiaggia, e bombarda la pelle con un’intensa dose di UVA pari a due-tre volte piu' forti della luce solare naturale. Ripetute e frequenti esposizioni a radiazioni UV causano il formarsi di rughe, macchie cutanee. Il danno al DNA provocato dall’abbronzatura conduce a mutazioni cellulari che possono dar luogo a tumori e cancri alla pelle.   
Le creme o le lozioni auto-abbronzanti sono il modo migliore per dare alla pelle il colore che si vuole?  
Questi prodotti, che non richiedono alcuna esposizione a radiazioni UV per cambiare il colore della pelle, sembrano essere sicuri per la maggior parte delle persone. Esse funzionano macchiando la superficie della pelle e richiedono una ripetuta applicazione ogni due-tre giorni, dal momento che il colore si fissa non appena le cellule morte della pelle cadono via dalla superficie. Piu' di 150 farmaci, cosi' come i profumi e certi frutti o vegetali, possono rendere la pelle fotosensibile o arrecare serie ustioni se chi ne fa uso si espone poi al sole. Tuttavia molti utenti non si preoccupano di questi pericoli, anche se almeno uno di questi incidenti e' stato documentato.





 

 

 


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