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dell’attivita’
ormonale come osteoporosi, obesita’, disturbi uro-genitali e maggiore
incidenza di malattie cardiovascolari.
Il termine climaterio ha un significato clinico piu’ che cronologico,
infatti i sintomi di esordio che caratterizzano la pre-menopausa, possono
continuare a lungo per diversi anni.
Sicuramente la carenza di estrogeni che si verifica nella donna in
menopausa e’ responsabile di molti cambiamenti che si verificano in
tutti i tessuti del corpo. Particolarmente sensibili all’azione degli
estrogeni sono la pelle e le mucose, dove si osserva secchezza,
assottigliamento, prurito e riduzione dell’elasticita’. La carenza di
estrogeni in menopausa porta a una riduzione dello spessore della pelle,
del contenuto di acqua, di collagene, di fibre elastiche, di fibroblasti e
della vascolarizzazione. Concetto importante considerando che il contenuto
di acqua legato ai corneociti e ai lipidi nell’epidermide e ai
glicosaminoglicani del derma, determina la funzione barriera della cute,
la cui integrita’ e’ indispensabile al mantenimento delle condizioni
fisiologiche e alla prevenzione di danni che possono favorire alterazioni
e l’invecchiamento della pelle. Anche gli annessi cutanei non sono
risparmiati da questi cambiamenti, infatti, si verfica una riduzione della
secrezione sebacea e un diradamento dei peli pubici. La carenza di
estrogeni agisce anche a livello delle mucose genitali, dove avviene una
riduzione del collagene e assottigliamento della mucosa. Come conseguenza
puo’ comparire secchezza vaginale, prurito e bruciore.
L’aumento della vita media ha sensibilizzato il mondo scientifico sull’importanza
della prevenzione che rappresenta l’intervento piu’ efficace per le
malattie cronico - degenerative dell’eta’ matura. Studi scientifici
hanno sempre piu’ sottolineato il ruolo dei fattori ambientali, e dell’alimentazione,
nello sviluppo di malattie geneticamente determinate. In particolare nel
climaterio occorre assumere nutrienti che contrastino l’osteoporosi,
bisogna ridurre l’apporto calorico per evitare l’obesita’ e l’aumento
dei lipidi, della glicemia e di problemi cardiovascolari. Occorre,
inoltre, ridurre il consumo di alimenti ricchi di fosfati (formaggi fusi,
creme, gelati), di cibi con un elevato contenuto di fitati (crusca,
legumi, pane integrale) e alimenti ricchi di ossalati (spinaci e bietola),
ma anche di grassi animali, sale, alcool, caffe’. E’ utile in
post-menopausa aumentare l’assunzione di calcio, privilegiando latte,
formaggi "magri", acqua minerale carbonato-calcica, di alimenti
con vitamina D come il pesce azzurro, con acidi grassi polinsaturi (oli
vegetali), di frutta e verdura. Anche in dermocosmetologia una corretta
integrazione dietetica puo’ essere utile per il mantenimento di un buono
stato di salute e del nostro aspetto. In particolare e’ ormai assodato
che sono fondamentali le vitamine abbondanti negli alimenti freschi, la
gelatina e glicina utili per migliorare l’idratazione della pelle, gli
aminoacidi solforati necessari per la formazione delle cheratine (delle
unghie e capelli), oltre che gli antiossidanti, i bioflavonoidi (che
migliorano la permeabilita’ dei capillari), i minerali e gli acidi
grassi polinsaturi omega-3 e omega-6, indispensabili per il mantenimento
della fluidita’ delle membrane e della normale struttura e funzione dell’epidermide.
Allo scopo di studiare nuove terapie che potessero alleviare questi
disturbi legati al climaterio, e migliorare la qualita’ di vita della
donna, alla fine della seconda guerra mondiale sono state condotte delle
ricerche sulle abitudini di vita in Giappone e sulle abitudini alimentari.
Alcuni scienziati notarono, infatti, che le donne giapponesi presentavano
una ridotta percentuale di disturbi legati alla menopausa, come la pres#enza
di vampate, rispetto alle donne americane. Nel 1951 questo particolare
aspetto della popolazione femminile giapponese in contrasto con quanto
avveniva nella popolazione occidentale, fu messo in relazione con lo stile
di vita che imponeva alla donna una ridotta esposizione al sole, per l’ideale
della bellezza femminile legato a una pelle diafana. L’alimentazione era
caratterizzata dall’assenza di bevande alcoliche, dall’assunzione di
una bassa quantita’ di proteine di tipo animale e dalla grande quantita’
di proteine di origine vegetale e in particolare della soia di cui tutte
le pietanze giapponesi sono ricche. Risalendo alla letterature antica si e’
costatato che i medici cinesi hanno sempre utilizzato erbe contenenti
fitoestrogeni e che fa parte della storia dell’uomo il tentativo di
individuare elementi vegetali capaci di svolgere un’azione benefica sul
corpo femminile. Sono quindi risultati particolarmente interessanti gli
studi su alcune sostanze, che presenti nel mondo vegetale, sembrerebbero
avere degli effetti simili a quelli degli estrogeni. Tali sostanze sono
definite fitoestrogeni.
I fitoestrogeni contenuti soprattutto nella soia sono composti vegetali
presenti anche in circa 300 piante. Sono sostanze con azione estrogenica,
ossia sono capaci di legarsi al recettore degli estrogeni, anche se tale
attivita’ e’ compresa tra un millesimo e un decimillesimo di quella
dell’estradiolo, il principale ormone femminile. Le quattro classi
principali di fitoestrogeni c#omprendono gli isoflavoni, i lignani, i
cumestani e i lattoni, anche se solo le prime due presentano un’attivita’
sull’uomo, gli altri nell’animale. I cumestani si trovano nei germogli
di fagioli e nei cavoli di Bruxelles, nel trifoglio e nei semi di
girasole. Gli isoflavoni sono i fitoestrogeni con attivita’ estrogenica
maggiore. I lignani sono presenti in quasi tutti i cereali e vegetali, con
la piu’ alta concentrazione nei semi di sesamo e di lino. I due
isoflavoni piu’ importanti per la donna sono genisteina e dadzeina, la
prima ha un’attivita’ estrogenica 7 volte superiore alla seconda. In
natura molti fitoestrogeni sono legati a una molecola di zucchero a
formare i glucosidi inattivi o gliconi. Diventano biodisponibili, e quindi
utilizzabili dall’organismo, quando nel sistema digerente l’azione
litica della flora batterica elimina lo zucchero, permettendono l’assorbimento.
Tale assorbimento dipende da molti fattori, infatti, puo’ essere ridotto
da pasti ricchi di fibre o dall’uso prolungato di antibiotici che
modificano la flora intestinale, o dall’assunzione di farmaci o dalla
quantita’ di ormoni presenti in circolo. La fonte piu’ ricca di
isoflavoni e’ la soia (Glycine max), che appartiene alla famiglia delle
leguminose ed e’ usata in Cina da secoli, ed e’ per l’Occidente l’alimento
del presente e del futuro. Nel seme di soia circa il 70% di isoflavoni e’
rappresentato dalla genisteina, il 25% dalla daidzeina e solo il 5% da
altri tipi come la gliciteina. La soia e’ diversa dagli altri legumi
infatti e’ uno dei piu’ proteici e digeribili, ricco di sali minerali,
oligoelementi, vitamine ed enzime. E’ priva di colesterolo e ha un
rapporto ideale tra acidi grassi insaturi e saturi; inoltre ha una
notevole presenza di lecitina nei suoi grassi, utile nel controllo del
colesterolo a bassa densita’ LDL. Alcuni studi recenti hanno evidenziato
che gli isoflavoni della soia alle dosi di 30 - 60 mg, che corrispondono
all’assunzione quotidiana di 2 - 3 porzioni di cibi contenenti soia,
hanno un modesto effetto sulla temperatura cutanea media, potrebbero,
quindi, essere benefici in alcuni casi nel controllo dei disturbi della
menopausa, come le vampate e l’eccessiva sudorazione. Fonti di
isoflavoni sono la soia, le proteine della soia, la farina di soia, il
tempeth (cibo indonesiano) e il miso (cibo fermentato ottenuto dalla
soia). La deidzeina e la genisteina sono state individuate anche nella
birra. E’ possibile assumere degli integratori alimentari contenenti
isoflavoni di soia che permettono di utilizzare con costanza un preciso
dosaggio anche nei casi in cui la soia non e’ di proprio gradimento. E’
stato dimostrato, inoltre, che la daidzeina e la genisteina per uso topico
sono catturati dalla cute in seguito a ripetute applicazioni transdermiche.
Per tale motivo prodotti dermocosmetici contenenti fitoestrogeni
potrebbero essere indicati nel trattamento della pelle che presenta un
assottigliamento, perdita di tono e aumento delle rughe dopo la menopausa.
Secondo alcune ricerche esiste una correlazione tra la quantita’ di soia
consumata nei vari Paesi e l’incidenza delle vampate. Nella popolazione
giapponese la quantita’ di soia raggiunge e supera i 200 mg al giorno,
mentre nella popolazioni dell’Asia questa quantita’ scende a 25 - 45
mg al giorno e nella nazioni occidentali a 5 mg al giorno. Questa
importante variazione nell’assunzione di soia e di fitoestrogeni sembra
poter spiegare alcuni dati interessanti, secondo i quali, le vampate sono
un disturbo che interessa il 70% di donne in Europa, il 57% in oriente
(Malesia) e il 18% in Cina. E’ particolarmente interessante, anche da un
punto di vista epidemiologico, valutare l’impatto che si e’ avuto
nella popolazione giapponese al momento della sua integrazione con altre
culture. Dall’inizio degli anni ’50 vi e’ stato un costante fenomeno
emigrativo dal Giappone verso altri Paesi. Per cui sarebbe interessante
valutare se questi nuclei hanno mantenuto le loro abitudini alimentari e
in caso contrario se e’ aumentata l’incidenza dei disturbi legati al
climaterio. Molti studi sono ancora in corso e richiedono tempi lunghi,
percio’ se da un lato bisogna essere cauti nell’abbracciare
entusiasticamente queste sostanze presenti in natura che possono essere
assunte anche in grandi quantita’, allo stesso tempo queste nuove
prospettive sono incoraggianti. I fitoestrogeni possono essere utili alla
donna in menopausa, tanto piu’ che e’ una realta’ osservare donne
che hanno superato i 50 anni non solo con un aspetto piu’ giovane che in
passato, ma anche piu’ sane. Donne in armonia con il loro corpo, che
hanno imparato a "curarsi" e vivono con ottimismo una maggiore
qualita’ della vita. Per queste donne fortunatamente la menopausa non e’
piu’ un epilogo, come si pensava in passato, ma una fase gioiosa della
vita in cui far progetti, assicurandosi un maggior stato di salute e di
longevita’. Molto ancora si deve approfondire e studiare, e’ in ogni
modo straordinario osservare come la nostra conoscenza si sia arricchita e
riappropriata di elementi importanti, passando dalla Cina dei tempi
antichi ai grandi e attrezzatissimi laboratori scientifici dei nostri
giorni.
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