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GENODERMATOSI E DIAGNOSI PRENATALE
Dott. Raffaele Scuderi,
Specialista in Ostetricia e Ginecologia,
esperto in Medicina Fetale |
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La maggior parte delle patologie fetali della pelle possono essere
diagnosticate con l'esame del DNA fetale prelevato in utero con le
recenti metodiche invasive quali la funicolocentesi, l'amniocentesi (con
l'analisi degli amniociti), la villocentesi (con l'esame dei villi) e
con l'analisi diretta del tessuto cutaneo tramite prelievo bioptico
della cute fetale.
E' opportuno sottolineare l'importanza assoluta di una attenta consulenza
genetica preliminare, che miri a identificare nell'albero genealogico della
paziente i casi familiari precedentemente verificatisi e che indirizzi il
ginecologo a scegliere, anche sulla base delle ultime conoscenze genetiche
acquisite, la tecnica di diagnosi prenatale da eseguire. Si preferisce eseguire
la funicolocentesi, e quindi il prelievo del sangue fetale, rispetto all'amniocentesi
e alla villocentesi solo nelle situazioni in cui la qualita' di un test genetico
rapido sulla preparazione diretta dei villi puo' essere scarsa, e nei casi in
cui il tempo richiesto per la cultura degli amniociti fetali puo' alterare la
condotta ostetrica. E' chiaro, quindi, che l'esame del DNA sul sangue fetale si
deve effettuare solo nelle situazioni suddette. Molte condizioni ereditarie
possono essere oggi diagnosticate tramite le tecniche di biologia molecolare
come nel caso dei singoli difetti genetici o delle alterazioni enzimatiche
pertinenti a disordini genetici specifici. Quando non e' possibile clonare il
gene alterato, questo non puo' essere analizzato, ma si puo' procedere all'esame
del linkage. Con quest'ultimo, conoscendo la posizione del gene sul cromosoma
che lo contiene, e' possibile riconoscere la sua trasmissione nella famiglia
attraverso l'analisi dei marcatori (di sequenze di basi caratteristiche) che
fiancheggiano il gene alterato. A mano a mano che sara' scoperta la
localizzazione dei geni, e gli specifici difetti genetici responsabili delle
patologie, la necessita' di eseguire la biopsia cutanea fetale si ridurra'
preferendo delle tecniche meno invasive come la villocentesi e l'amniocentesi.
Queste metodiche consentono di acquisire le informazioni diagnostiche
sufficienti nella maggior parte dei casi, analizzando direttamente il DNA fetale
per quelle mutazioni conosciute e presenti nell'ambito familiare. In questo modo
si potra' ridurre anche il rischio abortivo.
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L'amniocentesi e' un'esame
eco-assistito e si effettua generalmente tra la 15a e la 20a settimana di
gestazione. In casi particolari puo' essere eseguita prima o dopo. In genere si
usa un ago da 20 gauge, della lunghezza di 20 cm. Il passaggio dell'ago puo'
essere sia transplacentare sia transamniotico e la quantita' di liquido
prelevato e' intorno ai 20 cc. Il rischio abortivo, riportato in letteratura
oscilla tra lo 0,5-1%. Quando il liquido amniotico e' prelevato per fini diversi
da quelli citogenetici (cariotipo), come per la diagnosi molecolare di alcune
affezioni genetiche, il quantitativo di liquido amniotico prelevato deve essere
leggermente superiore di 5-10ml. La villocentesi trans-addominale viene eseguita
generalmete tra la 11a e 13a settimana di gestazione. Si utilizzano due aghi: il
primo, ago guida, da 18 gauge con una lunghezza di 15 cm, il secondo,
successivamente introdotto nel primo, fungera' da prelevatore ed ha una
lunghezza di 20 cm e un diametro da 20 gauge. Gli aghi vengono entrambi
eparinizzati prima del prelievo. Inserito il primo ago guida al margine del
chorio frondosum, si rimuove il mandrino e si introduce l'ago prelevatore
leggermente piu' lungo. Questo e' raccordato, con una siringa da 20 cc riempita
di alcuni cc di fisiologica. Con l'ago prelevatore si eseguono dei movimenti
oscillatori e di rotazione mantenendo in trazione lo stantuffo della siringa
collegata all'ago.
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La procedura si esegue per due tre volte fino a un massimo di
sei movimenti oscillatori per ciascuna esecuzione. Il materiale prelevato viene
pesato e inviato successivamente in laboratorio. L'ultimo passaggio viene
eseguito dall'ago guida piu' corto. La funicolocentesi viene effettuata dalle 18
settimane di gestazione in poi in modo eco-assistito con singolo o doppio ago.
La tecnica si esegue in genere a mano libera senza ago-guida e con singolo ago.
Infatti con la tecnica del secondo ago c'e' il rischio che l'introduzione di
quest'ultimo faccia perdere la traiettoria dell'ago guida. L'ago utilizzato
nella tecnica a singolo ago e' un 21 gauge. Generalmente l'operatore identifica
con la sonda ecografica la porzione del funicolo in cui va inserito l'ago, di
solito 3 cm sopra l'inserzione del cordone sul piatto coriale; in questa sede il
funicolo e' meno mobile. L'ago si inserisce all'interno della vena ombelicale
evidenziata con l'esplorazione color doppler, si inseriscono successivamente
alcuni cc di soluzione fisiologica all'interno del vaso per rilevare, tramite la
turbolenza all'interno del lume, il corretto posizionamento dell'ago. La biopsia
fetale viene eseguita in tutti i casi in cui la diagnosi prenatale non puo'
essere effettuata tramite l'amniocentesi, la villocentesi e la funicolocentesi.
Tale indicazione rimane tuttavia limitata. In passato la biopsia fetale veniva
eseguita tramite il fetoscopio e aveva un tasso di mortalita' che oscillava tra
il 4-7%. oggi si esegue sotto guida ecografica tra la 17a e 20a settimana di
gestazione, con una pinza da biopsia introdotta tramite un ago da 16 gauge. I prelievi
dovrebbero essere mirati alla zona di cute interessata dalla eventuale
lesione dermatologica. Generalmente si effettuano dalle quattro alle sei biopsie
in un'unica seduta. Prima del prelievo si esegue, in genere, un'anestesia locale
materna con carbocaina, cercando di interessare gli strati piu' profondi con
un'infiltrazione fino ai muscoli e alla fascia. Alcune volte il feto e' piuttosto vivace, in questi casi si
puo' praticare, in presenza di una discreta quantita' di liquido amniotico, un'anestesia paralizzante iniettando nella
regione dei glutei fetali, tramite amniocentesi, 0,5 mg di pancuronio bromuro
(bloccante neuromuscolare) per evitare dei movimenti riflessi e rendere la
procedura piu' sicura. |
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"Gesti d'amore",
foto Marco Gerometta |
Una volta introdotto l'ago si sfila il mandrino e viene
inserita la pinza da biopsia: si aprono i denti, si sospinge sulla cute fetale e
si effettua il prilievo. La diagnosi viene effettuata con l'esame istologico
convenzionale e al microscopio elettronico, analizzando la struttura e
l'ultrastruttura della cute e ricorrendo alle analisi immunoistochimiche.
L'indicazione piu' importante alla biopsia cutanea fetale e' la diagnosi delle
genodermatosi, malattie ereditarie severe della pelle con alta morbidita' e
mortalita'. Tra queste ricordiamo l'epidermolisi bollosa giunzionale, la forma
distrofica recessiva, la dominante o erpetiforme, l'ittiosi
"Arlecchino", l'eritroderma ittiosiforme bolloso congenito,
l'albinismo oculocutaneo, la Sindrome di Sjogren-Larsson, la displasia
ectodermica X-linked (consulta la Tab. 1). Ricordiamo, inoltre, che si effettua
la biopsia cutanea per la diagnosi della condrodisplasia puntata calcificante e
la lipofuscinosi ceroide giovanile neuronale. Le ittiosi sono un gruppo di
dermatosi su base genetica caratterizzate da un'anomala cheratinizzazione, si
evidenzia, infatti, una desquamazione cutanea con squame simili a quelle dei
pesci, localizzate prevalentemente sulla superficie estensoria degli arti. Se ne
conoscono delle forme post-natali e congenite. Tra le forme post-natali
ricordiamo l'ittiosi volgare, o semplice, e la forma X-linked. Tra quelle
evidenti alla nascita va menzionata l'ittiosi "Arlecchino", che e' una
forma autosomica recessiva, severa ad altissima mortalita'. Il neonato appare
piccolo con i legamenti contratti (artrogriposi), ricoperto di una pelle cornea
ispessita, le singole squame appaiono di forma triangolare. Inizialmente sono di
colore bianco, poi diventano di colorito grigio-giallo. Le mani e piedi sono
rigonfi e la bocca aperta a forma di "O".
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A causa dell'ectropion
severo, gli occhi appaiono pronunciati e vistosi, le orecchie e il naso appaiono
pronunciati e vistosi, le orecchie e il naso appaiono come semplici buchi. Nei
sopravvissuti si possono verificare auto-amputazioni delle dita dei piedi. Per
le forme post-natali la diagnosi si basa nel bambino sull'esame dei segni
clinici e sull'esame istologico. L'esordio dei primi segni clinici, nell'ittiosi
volgare, e' dopo alcuni mesi dalla nascita e comunque entro i 4 anni di eta'.
Nella forma X-linked i segni si manifestano, invece, entro il primo anno di eta'
e colpiscono solo i maschi, in alcuni rari casi e' associato ipogonadismo
ipogonadotropo, anosmia, ritardo mentale e albinismo oculocutaneo. Il deficit
della steroido-solfatasi per le forme legate al cromosoma X e' un parametro
diagnostico fondamentale. L'attivita' enzimatica testata sui linfociti dei
soggetti malati, risulta, infatti, molto piu' bassa della norma. Per la forma
volgare autosomica dominante e' stato localizzato un gene responsabile sul
cromosoma 1. Per la forma X-linked un gene e' stato clonato e individuato all'estremita' distale del braccio corto del cromosoma. Questo dato
e' molto
importante in quanto il 90% dei casi sono dovuti a una delezione di questo gene.
In epoca prenatale le forme X linked possono essere identificate nella madre
eterozigote testando sui linfociti l'attivita' dell'enzima steroido-solfatasi.
Nelle forme piu' gravi come quella "Arlecchino", la biopsia cutanea
fetale in una fase molto avanzata della gravidanza (20a -24a settimana), risulta
fondamentale per la diagnosi prenatale. |
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L'epidermolisi bollosa giunzionale,
forma autosomica recessiva, e' caratterizzata dal clivaggio della giunzione
dermo-epidermica a livello della lamina lucida. E' evidente alla nascita sotto
forma di bolle ed erosioni che prediligono il tronco, inoltre sono interessate
la mucosa orale ed esofagea con difficolta' nella regolare alimentazione. La
diagnosi prenatale viene effettuata con la biopsia cutanea fetale.
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Recentemente e' stata descritta una mutazione sul gene LAMC2.
L'epidermolisi bollosa
distrofica recessiva e' la forma piu' grave ed e' causa di grave invalidita'. Si
evidenzia sotto forma generalizzata o localizzata con una predilezione per le
estremita' degli arti. La sindrome colpisce le mucose orale ed esofagea
ostacolando l'alimentazione. La risoluzione delle erosioni cutanee, lenta e
anomala, lascia grani di miglio con esiti atrofici. Le mutazioni responsabili
interessano il gene codificante per il collagene di tipo VII (COL7A1). e' stata
descritta recentemente la diagnosi prenatale tramite il linkage del DNA fetale
prelevato dai villi a 12 settimane. Anche l'epidermolisi bollosa distrofica
presenta una mutazione a carico del gene COL7A1. Le lesioni bollose fanno la
loro comparsa alla nascita e sono localizzate principalmente sulle orecchie, sui
piedi e sulla regione glutea. Queste bolle, in genere non lasciano esiti
cicatriziali tranne nei casi di infezioni sovrapposte. Alla nascita molti
neonati affetti presentano una leggera iperpigmentazione, che tende a sparire
nel tempo e a ricomparire nell'infanzia con aree iper e ipopigmentate del
diametro di 2-5 mm, che danno l'aspetto di "pelle sporca". In alcuni
soggetti evidenzia, inoltre, una ipercheratosi e/o plantare. Le unghie sono
occasionalmente ispessite perifericamente e hanno la tendenza a rompersi. alcuni
pazienti presentano i denti cariati; il quoziente intellettivo e' nella norma.
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Tab. 1 Genodermatiti diagnosticate in epoca prenatale con la biopsia
fetale e l’analisi del DNA |
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Malattia |
Ereditarieta' |
Diagnosi prenatale |
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Epidermolisi bollosa giunzionale |
Autosomica recessiva |
Diagnosticata con la biopsia cutanea fetale,
recentemente sono state descritte delle mutazioni del gene LAMC2 |
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Epidermolisi bollosa distrofica recessiva |
Autosomica recessiva |
Si esegue la biopsia fetale cutanea. Sono state
identificate delle mutazioni del gene COL7A1 ed e’ stata descritta la
diagnosi prenatale tramite il linkage del DNA |
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Epidermolisi bollosa distrofica dominante (1) |
Autosomica dominante |
Recentemente sono state descritte delle mutazioni
del collagene di tipo VII |
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Eritoderma ittiosiforme non bolloso congenito |
Autosomica recessiva |
Alterazioni sconosciute, si esegue la biopsia fetale |
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Cheratoma maligno o feto Arlecchino |
Autosomica recessiva |
Biopsia cutanea fetale |
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Eritoderma ittiosiforme bolloso congenito (2) |
Autosomica dominante |
Sono state identificate delle mutazioni sulla
cheratina 1 e 10, la diagnosi prenatale e' possibile mediante PCR
genomica su materiale ricavato da villocentesi |
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Albinismo oculocutaneo (3) |
Autosomica recessiva |
La diagnosi prenatale si effettua al M.E. con la
biopsia del tessuto fetale. Nuovi metodi di studio con il DNA fetale
sono oggi possibili (Falik-Borenstein et al., 1995). |
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Displasia ectodermica X-linked (4) |
X linked recessiva |
Localizzata sul cromosoma Xq 12-q13.1, la diagnosi
prenatale e' possibile con il linkage cromosomico (Zonama et al, 1992). |
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Sjogren-Larsson |
Autosomica recessiva |
La diagnosi e' possibile con l’analisi enzimetica
degli amniociti o con la biopsia fetale (5) |
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(1) Coulombe e Fuchs (1993) presentano una
review dei differenti tipi di epidermolisi bollosa semplice mettendo in
risalto le mutazioni dei geni per i filamenti di cheratina.
(2)
Le ittiosi epidermolitiche generalizzate sono classificate in tre
tipi: eritrodermia ittiosiforme bollosa (BIE), ittiosi bollosa di
Siemens (IBS), ed ittiosi istrice di Curth-Macklin (HICM).
Quest'ultima e' quella con piu' elevata variabilita' di
espressione fenotipica. Sono stati riportati casi gravi
generalizzati con lesioni ipercheratosiche che possono raggiungere
i 3 cm di spessore, e casi meno meno gravi con localizzazioni
prevalenti a gomiti e ginocchia. (C. Angelo, A.Grassi, G.Zambruno,
M. El-Hachem, M. Paradisi, 1998).
(3)
L'albinismo oculocutaneo di tipo II e' tipico della popolazione
Africana e Afro-Americana, il I Tipo e' meno comune in questo tipo
di popolazione interessando piu' frequentemente i bianchi.
L'albinismo oculocutaneo di Tipo I (tirosinasi negativo) e'
correlato al Cr 15q 11-21 ed e' causato dalla deficienza
dell'enzima tirosinasi. Il Tipo II (tirosinasi positivo) e'
correlato al cromosoma 15q 11-12 (Ramsay e coll., 192).
(4) Zonana e coll., (1993)
riferiscono, inoltre, di una delezione del probc DXS732. Gli stessi
autori (Zonana et al., 1994) hanno dimostrato la presenza di una
mutazione in 10 famiglie usando lo studio del linkage (sebbene tre casi
presentavano una delezione molecolare).
(5) Judge e coll., (1990) hanno dimostrato nei
pazienti con questa sindrome una deficienza importante dell'attivita'
dell'alcool deidrogenasi nell'epidermide e nella mucosa digiunale. La
diagnosi prenatale e' stata effettuata con la biopsia fetale cutanea (Kousseff
e coll., 1982), tuttavia Tabsh e coll., (1993) riferiscono di una
gravidanza dove le biopsie fetali cutanee erano istologicamente normali
a 19 settimane, ma anormali a 23.5 settimane di gestazione. Rizzo e
coll., (1994) hanno rilevato che la biopsia cutanea tardiva in
gravidanza potrebbe essere negativa poiche' l'ittiosi non e' sempre
presente alla nascita ((Ito e coll., 1991). La diagnosi prenatale e'
stata effettuata misurando l'attivita' enzimatica sugli amniociti e
sulle cellule del materiale villare. Testando l'attivita' dell'aldeide
deidrogenasi degli amniociti in coltura si e' dimostrata una deficienza
dell'attivita' enzimatica. |
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