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Impressioni sul laser in Medicina Estetica
Ci si puo' innamorare di un laser? Ecco il racconto del primo incontro fra un medico estetico e il puntino luminoso che l’ha stregata. E che, come in ogni storia, oggi non ha occhi che per lui
dott.ssa Ilaria Benetazzo
Il primo incontro fu casuale, fugace, fortuito, determinante... I miei occhi erano rapiti dall’elegante danza di quel misterioso puntino luminoso che rincorreva avidamente quella ragnatela di piccoli vasi, disegnata sulla gamba di un’elegante signora che, comodamente sdraiata sul lettino dell’ambulatorio, si affidava fiduciosa alla sua potenza. Sicure le mani del mio collega, dirigevano abilmente il meticoloso puntino luminoso, domato da un austero manipolo metallico. Sotto le ritmiche carezze scintillanti le teleangectasie svanivano sparute da tanta delicata prepotenza... Ma questa
e' scienza e, al di la' di ogni suggestiva e romantica descrizione del mio stupore e della mia stordita
emotivita', l’aspetto piu' scientifico della mia mente medica, mi tormentava assetata di conoscenza... Chi, cosa, come,
perche'... reazione fisica, interazione tessutale, riproducibilita' dell’evento, diagnosi, indicazioni, prognosi, effetti collaterali... tutto, dovevo sapere, dovevo capire: Laser, Laser, Laser. Solita a dissetare meticolosamente il mio bisogno di conoscenza con le convenzionali metodiche offerte dalla scienza medica, cominciai a consultare testi, colleghi, internet, cominciai a frequentare convegni, corsi monotematici, scuole, conferenze per approdare poi a informazioni caotiche, contraddittorie,
confusive. La causa di tanto caos aleggia nel mare di interessi economico commerciali che gravitano intorno alla medicina estetica e a tutta la tecnologia all’avanguardia necessaria a soddisfare le incessanti richieste che questa branca medica deve soddisfare. Questa constatazione mi spinse, con ricerche trasversali, ed empirica
curiosita', a oltrepassare tali vincoli per giungere alla conclusione che quei pochi, logici e basilari concetti offerti dalla fisica dei laser, inducono quelle deduzioni logiche e coerenti che consentono al medico la scelta piu' idonea alle sue esigenze cliniche. Tutti sanno, ormai, che L.A.S.E.R.
e' un acronimo che deriva dall’inglese Light Amplification by Stimulated Emission of
Radiation: amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazione; vengono cosi' generati fasci di luce coerente (onde parallele, collimate), unidirezionale, di lunghezza d’onda ben definita (monocromatica) e di alta radianza utilizzando fenomeni di amplificazione della radiazione attraverso il principio dell’emissione stimolata. Nei raggi laser l’energia
e' concentrata in una banda minima centrata su una particolare lunghezza d’onda di definito colore e la lunghezza d’onda
e' determinata dal mezzo attivo che genera la radiazione laser. La monocromaticita'
e' una proprieta' molto importante dal punto di vista clinico-terapeutico, in quanto consente un assorbimento selettivo della radiazione laser da parte dei cromofori presenti nella cute come l’emoglobina,
l’ossiemoglogina, il carotene, la melanina, i pigmenti dei tatuaggi, ecc. I cromofori sono gruppi di atomi che, conferendo un determinato colore a una sostanza, ne determinano l’assorbimento da parte di una specifica lunghezza d’onda. I parametri applicativi piu' determinanti nell’utilizzo dei laser sono: la densita' di potenza (potenza rilasciata per densita' di area di tessuto irradiato, che si misura in W/cm quadrati e si determina dividendo la potenza di uscita del laser per la dimensione dello spot). La fluenza
e' il parametro piu' importante per determinare l’effetto clinico dei laser in quanto misura la quantita' di energia rilasciata per unita' di area di tessuto irradiato, si misura in J/cm quadrati e si calcola moltiplicando la densita' di potenza per il tempo di esposizione. Altro parametro da tener presente nella scelta del laser
e' la profondita' di penetrazione della luce laser che aumenta con l’incremento della lunghezza d’onda. Per fare un esempio pratico, per trattare lesioni vascolari, dovro' considerare i diversi picchi di assorbimento dell’emoglobina come possibili lunghezze d’onda, ma se vorro' trattare oltre alla couperose e agli angiomi del viso, anche le teleangectasie bluastre degli arti inferiori, che sono piu' profonde e di calibro superiore, dovro' scegliere, tra i picchi di assorbimento dell’emoglobina quello corrispondente alla lunghezza d’onda piu' penetrante, ossia 1064nm:
Nd: Yag 1064. Il concetto chiave a cui sono dunque approdata e' che non esiste un laser “tuttologo” come spesso ci viene proposto da diverse case costruttrici. Appurato questo concetto emergono, ovviamente, le altre problematiche che il medico si trova ad affrontare, ossia la qualita' del singolo laser e, infine, il relativo costo, spesso esorbitante. Come risolvere queste problematiche senza rinunciare alla selettivita' del
cromoforo? Come medico scevro da sponsorizzazioni e irritata dalla strumentalizzazione indiretta dell’informazione, sono giunta alla conclusione che, essendo assolutamente necessario fornire al paziente il massimo che la tecnologia laser offre, nella scelta del laser sia necessario guardare la sostanza: ecco le mie personali regole:
• Scegliere la lunghezza d’onda adeguata al trattamento
• Scegliere una macchina di potenza idonea
• Valutare il sistema di raffreddamento
• Valutare il servizio di manutenzione, ma soprattutto...
• Diffidare di macchinari di grande effetto coreografico con monitor e lucine che, notoriamente, vengono proposti a prezzi esorbitanti, tanto da imporre
cosi', a noi medici, la scelta obbligata di un solo laser “tuttologo”.
Dopo aver indagato, scandagliato ed empiricamente valutato le offerte del mercato, credo di essere assolutamente ed entusiasticamente libera di dire che fra le tante ottime proposte che ci sono in giro, la mia scelta
e' finalmente caduta sui laser della DOC Medica, che punta su macchinari eccellenti, essenziali, senza tanti fronzoli e che, a mio giudizio, attraverso la vendita senza rappresentanti propone prezzi che consentano al medico di cominciare ad avere il laser “giusto” per ciascuna problematica e quindi di offrire al paziente la specificita' e la professionalita' di cui ha diritto.
Si, quel primo incontro fu casuale, fugace fortuito, determinante... era un Nd: Yag 1064 ed
e' diventato il mio compagno di viaggio lungo le intricate vie teleangectosiche degli arti inferiori delle mie pazienti.
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