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articolo aggiornato il: Monday 05 December 2011

 

 

prof. Marcello Izzo Professore a contratto Scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare Università degli studi di Ferrara

Teleangectasie: laser e mandelico

Nelle pelli secche e discheratosiche un'azione cheratolitica con prodotti non fotosensibilizzantifacilita l'applicazionedel laser LBO 532 nm nelle teleangectasie 

prof. Marcello Izzo Professore a contratto Scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare Università degli studi di Ferrara

In base alla teoria della fototermolisi selettiva, è ormai dimostrato che la corretta applicazione dei laser transdermici deve tener conto di diversi parametri biologici: tipo e profondità della lesione da irradiare e del fototipo cutaneo. Per esempio: la concentrazione melanica puó variare da livelli molto bassi nel fototipo I fino a oltre il 20% per il fototipo IV. L'interazione del laser con i tessuti risponde inoltre a precisi criteri di fisica ottica quali riflessione, assorbimento, diffusione, rifrazione e trasmissione. La profondità di assorbimento è di circa il 62,5% del raggio laser incidente, mentre la profondità di estinzione raggiunge circa il 90% del raggio laser incidente. Ne deriva che, nell'analisi del trattamento delle teleangiectasie rosse con un Laser LBO 532 nm a luce verde  che al massimo raggiunge una profondità di 1,0 mm  sono opportune alcune pur semplici riflessioni sulla struttura della cute. a) Nell'uomo lo spessore dell'epidermide è compreso fra 30 mm e 1,52 mm, essendo più spessa al palmo della mano e alla pianta del piede (da 0,04 mm della palpebra ai 2 mm del calcagno). b) Il derma è spesso da 2,0 a 4,0 mm.  
Teleangectasie: laser e mandelico Teleangectasie: laser e mandelico Teleangectasie: laser e mandelico

Foto 1: Prima Foto 2: Subito dopo Foto 3: Dopo 60 giorni In basso: Esecuzione trattamento con laser 532 nm

c) L'epidermide è un esempio di epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato perché nel processo di differenziazione cellulare dallo strato basale verso la superficie libera, le cellule si trasformano in lamelle cornee desquamanti che rappresentano una barriera difensiva contro offese di tipo fisico, chimico, meccanico oltre che a limitare l'evaporazione dei liquidi tessutali. Sembra quindi superfluo ricordare che lo strato corneo è costituito da una parte cellulare e da una extracellulare e che è ricco di lipidi che cementano tra loro i corneociti (ceramidi 50%, colesterolo 3540%, acidi grassi saturi 1015%). 
Teleangectasie: laser e mandelico Le lamelle di corneociti, molto piccole di circa 1,0 mm x 1,0 mm, risultano formate prevalentemente da proteine quali involucrina e loricrina che servono da ancoraggio della cheratina. Queste informazioni, seppur elementari, risultano fondamentali al fine della comprensione del percorso della luce Laser all'interno della cute. Lo strato corneo, infatti, non solo procura uno scattering di circa il 10% (ovviamente aumentato in caso di ipercheratosi), ma determina anche diffusionetrasmissione. Inoltre bisogna riflettere sul fatto che i pigmenti melanici e non solo, vengono eliminati proprio con le lamelle cornee. 
Quindi sicuramente la strato corneo, soprattutto se eccedente come spesso avviene nei portatori di malattia varicosa cronica, rappresenta una sorta di ''torbidità ottica'' che puó sminuire i risultati ottenibili con il Laser LBO 532nm, o di contro, puó condizionare l'uso di parametri di fluenza elevati tali da creare anche inconvenienti come ipopigmentazioni melaniche, o esiti di piccole necrosi. Da tale razionale è intuitivo come una efficace cheratolisi, attuabile con metodiche diverse, di natura meccanica (microgranulare con scrub a base di acido mandelico) o chimica (mediante peeling all'acido mandelico al 5060%), possa magnificare i risultati del laser transdermico LBO 532 nm nel trattamento delle Teleangectasie degli arti inferiori, consentendo di utilizzare fluenze più basse. A esempio nelle immagini riportate si puó notare come con la stessa fluenza utilizzata, le zone pretrattate con acido mandelico 50%, siano più sensibili rispetto a quelle non trattate. Tale semplice strategia puó essere eseguita in base a questi protocolli. Nelle pelli secche e discheratosiche è conveniente praticare un peeling giornaliero almeno per due/tre giorni, subito prima di eseguire la terapia laser 532 nm. Nelle pelli normali si esegue uno scrub meccanico con acido mandelico o un peeling subito prima della terapia laser 532 nm. Nel corso del trattamento è possibile anche modificare il numero dei peeling basandosi sui risultati ottenuti. Si preferisce in genere il mandelico perché non è fotosensibilizzante, ma anche se concettualmente più pericoloso, puó essere utilizzabile uno scrub con glicolico al 10%.


 



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