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Perche’ si usa il modo di dire: farsi infinocchiare? La leggenda racconta
che l’apostolo Pietro fu mandato da Gesa’ a comprare del vino. Giunto all’osteria,
gliene fu fatto assaggiare insieme a una fetta di pane con del finocchio.
Ritornato a casa gli altri apostoli si accorsero che il vino aveva una punta di
aceto. Cio’ meraviglio’ molto Pietro; allora Gesa’ gli chiese se l’oste
gli avesse dato qualcosa da mangiare. "Si’, pane e finocchio"
rispose prontamente Pietro. "Non sai che il finocchio falsa il gusto del
vino? – disse Gesa’ – Quando andate a comprare del vino, state attenti a
non farvi infinocchiare". Le prime informazioni su questa pianta
appartenente alla famiglia delle Ombrellifere, risalgono a ben 3000 anni fa.
Presso gli Assiri-Babilonesi veniva utilizzata in caso di mal di stomaco e
solamente pia’ tardi vennero scoperte le sue proprieta’ diuretiche. In greco
finocchio si dice marathon e forse non tutti sanno che Maratona, localita’
storicamente famosa per la battaglia tra Ateniesi e Persiani, significa
"campo di finocchi" proprio perche’ questa pianta vi cresceva
spontanea. Ippocrate lo prescriveva nel trattamento delle coliche infantili e a
tutt’oggi in diverse regioni e’ rimasta tale indicazione. Dioscoride lo
considerava un anoressizzante e gli atleti greci ne mangiavano i semi per
mantenere il peso e la forma fisica. Il nome in latino era foeniculum vulgare e
la pianta era parte integrante nella dieta dei soldati romani e dei gladiatori
perche’ si credeva che ne aumentasse la forza ed il valore. Il naturalista
romano Plinio lo incluse in 22 rimedi tratti dall’esperienza e dalla
tradizione. Egli aveva notato, per esempio che, al momento della muta, il
serpente si avvicina a una pianta di finocchio per spogliarsi della membrana che
si e’ formata durante l’inverno. Sfregandosi a essa, ne applica il succo
sugli occhi ottenendo il loro progressivo schiarimento. Tale fatto era quindi
stato interpretato come un segno dell’efficacia del finocchio nel trattare i
problemi dell’occhio, inclusa la cecita’.
Molto pia’ tardi, lo stesso Torquato Tasso scriveva: "La serpe d’inferma
e senza vista di finocchio si nutre, e cosi’ scaccia quell’infelice umor che
gli occhi appanna". Essendo, pero’, il serpente simbolo del Demonio,
questa pianta e’ stata spesso usata nei riti satanici e nel Medioevo si
cospargevano intorno al letto finocchio ed erba di San Giovanni, allo scopo di
favorire sogni divinatori. Secondo la Dottrina della Segnatura, poi, i fiori
gialli della pianta erano in relazione con la bile e percio’ veniva usato in
caso di ittero. Carlo Magno, signore del Sacro Romano Impero, vissuto tra il 742
e 814, ordino’ che il finocchio fosse coltivato in tutti i giardini
erboristici dell’Impero. Culpeper, noto erborista del Seicento, cosi’
scriveva: " il finocchio elimina l’umore flemmatico con cui il pesce
arreca disturbo al corpo". I medici eclettici americani del XIX secolo lo
prescrivevano come rimedio digestivo, galattagogo ed emmenagogo e per nascondere
il sapore sgradevole di altre medicine.
Il finocchio selvatico e’ una pianta che ama il sole, originaria della
regione mediterranea e dell’Europa temperata. Cresce spontanea in luoghi
assolati, aridi, sassosi, in pia’ varieta’: esiste una specie biennale in
cui le foglie nascono nel primo anno, i fiori e i frutti nel secondo, ed una
specie perenne la cui altezza varia da pochi centimetri ad un metro. I gambi
sono lisci, di colore verde-chiaro in basso e verde-blu in alto, le foglie sono
quattro volte divise, i fiori gialli riuniti in ombrelle. La fioritura avviene
da maggio ad agosto. I frutti maturi si raccolgono in agosto-settembre e sono
detti impropriamente semi. Da secchi contengono dal 2,5 al 6% di un olio
essenziale costituito soprattutto da anetolo capace di combattere gli effetti
tossici dell’alcool nell’organismo. Inoltre 1-2 gocce massaggiate sulle
tempie danno sollievo al mal di testa da abuso di bevande alcooliche. In caso di
singhiozzo, invece basta lasciar sciogliere lentamente in bocca una goccia di
olio essenziale di finocchio e un cucchiaino di miele. In America Latina c’e’
ancora l’abitudine di bollire il latte con dei semi di finocchio sia per
favorire la lattazione che per evitare le coliche intestinali. In Giamaica la
pianta serve per curare i raffreddori, mentre in Africa viene usata nei disturbi
gastrici ed in caso di diarrea.
Le attivita’ principali sonpo quelle stimolanti, digestive,
carminative,
antispasmodiche, diuretiche (radici), galattagoghe, vulnerarie (foglie) e l’impiego
terapeutico tradizionale e’ nei disturbi dispeptici, nel meteorismo e negli
pasmi gastrointestinali. In caso di alitosi: sciacqui utilizzando un infuso con
2 gr di semi di finocchio per litro d’acqua. In caso di afonia: 5 gr di frutti
pestati in una tazza di latte bollente per 10 minuti. Filtrare e dolcificare con
miele.
L’olio essenziale puo’ provocare in soggetti predisposti manifestazioni
allergiche a carico della cute e delle vie respiratorie. Presenta inoltre
effetti proinfiammatori per cui non deve essere somministrato in caso di
documentate flogosi dell’apparato gastrointestinale.
L’infuso di finocchio (far macerare 10g di finocchio essiccato in 100 cc di
acqua bollente, lasciando in infusione per 20 minuti) e’ consigliato come
lozione per il viso con pelle a tendenza grassa ed e’ anchemolto efficace per
lavare capelli untuosi che rende brillanti e leggermente profumati. Da evitare
sulle pelli sensibili su cui potrebbe provocare reazioni allergiche.
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