|
Ne parlava gia' Dioscoride e
nel passato é stata usata come veleno. Nel 1960 l’attenzione dei
ricercatori si rivolse alla sua capacita' di interferire con i meccanismi
di divisione cellulare, andando a inibire l’attivita' della tubulina. Ne
deriva la formazione di microtubuli anomali e quindi di un fuso mitotico
non piu' in grado di portare a termine il processo di divisione cellulare:
la cellula percio' muore nel corso della metafase. Alla famiglia delle
Apocynaceae appartiene il genere Vinca. Comune nelle siepi e nei luoghi
ombrosi, la Pervinca (Vinca minor) si caratterizza per fiori di colore
blu-lilla che é possibile apprezzare da febbraio a giugno. Le foglie
contengono la vincamina, che ha trovato larga applicazione nell’ipertensione
e nella cura delle alterazioni circolatorie degli anziani. La Cantharantus
rosea (Vinca rosea) é invece una pianta originaria del Magadascar che
predilige luoghi assolati e caldi. Ha un’altezza di 30-50 cm, con foglie
verde scuro, lucenti e fiori di colore rosa pallido con una macchia
centrale porpora. In India il succo derivato dalla spremitura delle foglie
veniva usato per trattare le punture di vespe. Nelle Hawaii la pianta
veniva bollita in modo da ottenere una poltiglia che applicata topicamente,
arrestava le emorragie. In Cina viene usata per l’effetto astringente,
diuretico e come antitosse. Presso gli indigeni dell’America Centrale e
Meridionale la pianta ha rappresentato un rimedio nella congestione
polmonare, nelle infiammazioni della gola e nel diabete. Nel 1958 Lloyd
Noble, per dimostrare l’attivita' ipoglicemizzante della pianta, si
accorse che gli animali trattati presentavano granulocitopenia e
depressione midollare. Da qui le ricerche isolarono 4 alcaloidi (vincristina,
vinblastina, vinleurosina, vinrosidina) efficaci contro i linfomi
linfocitici del topo. Solo la vincristina e la vinblastina sono state
sottoposte a estesi studi farmacologici e clinici e attualmente fanno
parte del bagaglio terapeutico oncologico. Nonostante abbiano una
struttura chimica diversa dalla colchicina, anche loro bloccano l’attivita'
della tubulina, inducendo delle reazioni di polimerizzazione aberranti.
Altro farmaco simile alla colchicina é l’etoposide, derivato dal
Podophyllum peltatum, chiamato dagli anglosassoni May Apple in quanto i
suoi frutti maturano nel mese di maggio.
Nel XVIII secolo questi frutti succosi venivano utilizzati come
dissetanti, mentre pare che la radice velenosa fosse impiegata per
suicidarsi.
Le proprieta' catartiche del Podophyllum erano note da tempo e la pianta é
stata usata per curare disturbi di vario tipo. Un trattato di farmacologia
del 1787 lo definiva emetico. Presso le tribu' indiane d’America il
podofillo é stato usato come purgativo ed antielmintico, preferito alla
gialappa, altro noto catartico, sia perché facilmente reperibile, sia per
la sua efficacia a dosi inferiori.
La podophyllotoxina é il principio attivo estratto dal rizoma della
pianta, da cui si ricava l’etoposide, attualmente impiegato per il
trattamento di diversi tipi di cancro, soprattutto quello del polmone e
dei testicoli. Questo composto arresta la crescita cellulare inibendo la
DNA topoisomerasi II; quindi il suo meccanismo d’azione é diverso dalla
colchicina. In questi ultimi anni la ricerca scientifica si é rivolta
alla sintesi di altre podophyllotoxine.
Il Taxus brevifolia, piu' noto come tasso del Pacifico, é un albero
piccolo, sempreverde, originario delle regioni nordoccidentali dell’America.
É chiamato anche "albero della morte", in quanto in molte
culture era conosciuto per le proprieta' venefiche. Il legame di quest’albero
con gli inferi é testimoniato da Ovidio, secondo il quale la strada verso
il mondo dei morti era fiancheggiata da queste piante. Giulio Cesare
scrisse di Catuvolcus, re degli Eburones, che si avveleno' con il tasso in
quanto ormai vecchio e non piu' in grado di far fronte a un’altra
guerra. E in questo modo venne ucciso anche il padre di Amleto, come ci
riferisce Shakespeare.
Plinio il Vecchio noto' che molte persone morivano dopo aver bevuto del
vino conservato in recipienti di tasso. Nella cultura celtica l’albero é
sacro, tanto che molti oggetti di culto erano intagliati nel suo legno.
Per Dioscoride, gli uomini che gli si avvicinavano erano colpiti da
diarrea. Il tasso aveva un effetto cosi' violento da essere nocivo persino
a coloro che si coricavano sotto la sua ombra. Dalla sua corteccia é
stato isolato il taxolo, alcaloide poco solubile in acqua, il cui
meccanismo d’azione é unico. La maggior parte degli antimitotici, quali
gli alcaloidi della vinca e la colchicina, depolimerizzano il fuso
mitotico. In questo modo la cellula non é piu' in grado di dividersi. Con
il taxolo la cellula non riesce a duplicarsi finché il farmaco é
presente nell’organismo. Esso induce una sorta di cristallizzazione del
fuso mitotico, impedendo la conclusione del processo di divisione
cellulare. La sostanza é efficace i molti tumori refrattari, compresi
quelli della testa, del collo, quelli a piccole cellule del polmone e puo'
rallentare la progressione del melanoma. Attualmente sia per ragioni
ecologiche, dovute alla minima quantita' presente nella corteccia con la
necessita' di abbattere molti alberi, che per problemi tossicologici si é
arrivati a ottenere tale principio attivo per semisintesi da un suo
precursore naturale estraibile dalle foglie del Taxus baccata: il
docetaxel. Questo derivato si dimostra molto efficace nel trattamento del
cancro mammario metastatizzato resistente alle antracicline.
La steganotaenia araliacea é un piccolo albero deciduo, alto 2-7 metri,
presente in Sudafrica, dai cui rami si estrae la staganacina, composto
antimitotico simile alla colchicina.
Altro albero caratteristico della flora sudafricana é il Combretum
coffrum, dalle cui radici é stata isolata la combrestatina. Questa
sostanza agisce sui vasi sanguigni, riducendone il flusso, con un
meccanismo d’azione differente dagli inibitori dell’angiogenesi. La
combrestatina A4 intereagisce con i microtubuli che formano il
citoscheletro delle cellule endoteliali. Quest’ultime cambiano di forma,
diventando rotonde e interrompendo il flusso sanguigno nei capillari. Si
riduce percio' l’apporto di nutrienti alle cellule cancerose,
provocandone la morte.
E veniamo all’Annona muricata (graviola), punto di partenza di questo
approfondimento, é un albero sempreverde, alto 5 - 6 metri, con grandi
foglie verdi lucide. Cresce nelle regioni piu' calde del Sudamerica,
compresa la foresta amazzonica. Tutte le parti della pianta vengono
utilizzate in medicina naturale. Il frutto e il suo succo sono impiegati
come vermifugo, antiparassitario, per la febbre, per favorire la
lattazione e come astringente in caso di diarrea e dissenteria. La
corteccia, le foglie e le radici sono considerati sedativi, antispasmodici
e ipotensivi. La graviola ha una ricca storia nell’etnobotanica. Nelle
Ande peruviane il té ricavato dalle foglie viene usato in caso di
catarro, mentre i semi come antiparassitario. Nella foresta amazzonica
peruviana la corteccia, le radici e le foglie sono usate per il diabete e
come sedativo. In Brasile il té é indicato nei disturbi epatici, mentre
l’olio essenziale, unito all’olio d’oliva, viene usato nelle
artralgie e nei reumatismi. Le sue proprieta' terapeutiche sono state
oggetto di studio a partire dal 1940 e si é dimostrata un’attivita'
antibatterica in vitro. Nel 1976 il programma di ricerca finanziata dal
National Cancer Institute ha evidenziato una citotossicita' nei confronti
di cellule cancerose. Molti studi si sono focalizzati su un gruppo di
sostanze, dette acetogenine, note per le proprieta' insetticide e
pesticide. Questi composti sono presenti nelle foglie, nella corteccia e
nelle liane e sono potenti inibitori del sistema di trasporto degli
elettroni mitocondriale (NADH). Recentemente si é visto che possono
inibire la crescita delle cellule cancerose e dei tumori resistenti all’adriamicina.
Nel numero di giugno di Cancer Letter, alcuni ricercatori della Purdue
University hanno riportato che un’acetogenina, chiamata bullatacina, é
in grado di agire sui tumori farmacoresistenti, bloccando la produzione
dell’ATP. Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree
Nutrition sta conducendo ulteriori ricerche, utilizzando sia la graviola
da sola, che in associazione con 6 erbe dalle probabili proprieta'
anticancro: Mormodica charantia, Maytenus illicifolia, Physalis angolata,
Scoparla dulcis, Guazuma ulmifolia e Uncaria tormentosa. Aspettiamo di
saperne di piu'. Che gli scettici si convincano: il futuro della ricerca
verra' dalle piante della foresta amazzonica, delle foreste pluviali del
Sudamerica, del Sudafrica, ma anche del nostro orto.
|