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articolo aggiornato il: Monday 05 December 2011

 


Destranomeri

Biocompatibilita', efficacia e durata a un anno dall’impianto intradermico: i motivi per la scelta di un filler

Dott.ssa Clara Rigo Specialista in dermatologia e venereologia

Attualmente disponiamo di un’ampia gamma di sostanze che ci permettono di correggere le deformita' del contorno facciale, come rughe, pieghe, o di rimodellare strutture come labbra e zigomi. Quando, pero', io penso a un materiale ideale per questi trattamenti ho idee ben precise: dovrebbe offrire non solo risultati estetici e lunga permanenza, ma anche sicurezza - ovvero totale mancanza di effetti collaterali - biodegradabilita' - il che significa completa riassorbibilita' del prodotto in un tempo determinato - e nessun rischio di migrazione - cioe' che dopo qualche tempo si possa ritrovare in zone adiacenti rispetto al punto dove e' stato iniettato. Alla luce di queste considerazioni, in questo articolo mi riferisco a un filler ai destranomeri positivi, che e' un materiale composto da piu' elementi ma che, per la sua composizione, si e' rivelato molto biocompatibile e adatto all’uso dermocosmetico. Per chi ancora non lo conoscesse diciamo che i destranomeri sono polimeri a lunga catena dell’a-d-glucosio, uniti da legami glucosidici, tali molecole poi vengono cross-linkate con particolari sostanze in grado di formare legami crociati che ne aumentano la capacita' di coordinare acqua. I destranomeri, cosi' formulati, vengono legati chimicamente a un gruppo Diettilaminoetanolico (DEAE ) che gli conferisce una carica positiva. Tale configurazione li rende capaci di interagire con i recettori dei fibroblasti in modo da indurre la sintesi di macromolecole dermiche. I destranomeri possono avere carica di superficie neutra, negativa o positiva. Proprio le microsferule con superficie a carica positiva, sono quelle utilizzate per applicazioni mediche: in dermochirurgia per il trattamento delle rughe; in urologia per l’incontinenza urinaria femminile; in ORL per il trattamento dell’insufficienza delle corde vocali; in dermatologia per la cicatrizzazione delle ferite e delle ulcere. Da studi precedenti basati sulla stimolazione alla ricrescita di tessuto connettivo in ferite cutanee, le microsferule di destrano cariche positivamente sono ritenute un materiale molto adatto all’aumento di volumi sottocutanei e dermici. Nelle stesse ricerche si sono indagati importanti requisiti del materiale e cioe' la biocompatibilita' (con esperimenti su ratti, conigli e maiali), l’istocompatibilita' (che esprime la tolleranza del prodotto sui tessuti, con studi sull’interazione tra le cellule vive e le microparticelle iniettate) e la biodegradabilita' (che e' la totale scomparsa di materiale iniettato a 36 mesi dall’impianto, con studi ecografici e istologici).
Gli studi furono cosi' eseguiti: particelle di dimensioni da 80 a 120 mm, cariche positivamente, furono combinate con un medium liquido biocompatibile e il materiale cosi' preparato, e' stato iniettato sotto la cute degli animali. Il sito di inoculo fu esaminato visivamente dal punto di vista clinico e con sezioni istologiche da 24 ore a 36 mesi. Tali studi si prefiggevano lo scopo di valutare una serie di parametri qui di seguito elencati: 

destromeri 1) effetti collaterali immediati e a distanza
2) antigenicita' del prodotto, in particolare la capacita' di creare:
- allergie
- reazioni infiammatorie
- sovrainfezioni
- reazioni da corpo estraneo
3) potenziale capacita' migratoria:
- sia locale, cioe' nei tessuti circostanti 
- sia a distanza dal sito di inoculo verso i linfonodi regionali o piu' lontano con passaggio nei vasi sanguigni . 
4) tempo di degradazione e processo di dissoluzione del materiale
5) capacita' di stimolare i fibroblasti, con la conseguente formazione di fibre collagene, e la neogenesi di capillari nello spazio tra il materiale iniettato
6) mancanza di citotossicita', mediante l’analisi del DNA
Ecco i risultati raggiunti dai ricercatori:
a) subito dopo l’impianto e a qualche tempo di distanza non ci furono eritema e sovrainfezione della zona inoculata
b) dopo 30 giorni la sospensione di destranomeri, l’esame istologico mostra una ben definita banda di materiale infiltrato 
destromeri
destromeri nello spazio intorno ai destranomeri, costituito da un’intensa risposta di macrofagi e proliferazione di fibroblasti. Non sono invece presenti neutrofili e linfociti, a significare mancanza di infezione e reazione infiammatoria. Inoltre non sono presenti eosinofili, non vi e' quindi antigenicita' associata al prodotto. Negli spazi il materiale e' composto principalmente da molto sottili e sottili fibre collagene, da 1 a 10 millimicron, e sono presenti anche capillari neoformati e fibroblasti.
c) a un anno di distanza e' stata registrata la persistenza di un aumento di volume del tessuto per deposito di neocollagene, la 
presenza di cellule non infiammatorie e nessuna migrazione delle microsfere presenti negli spazi dove e' stato iniettato il prodotto. Un quesito che andava risolto era il seguente: la forma, la struttura di superficie e la grandezza delle microsferule sono importanti? Una forma irregolare con superficie ruvida delle microparticelle induce reazione da corpo estraneo con richiamo di cellule giganti rapidamente attaccate dai macrofagi. Mentre una forma regolare con superficie liscia induce stimolo di fibroblasti con formazione di tessuto connettivo e fibre collagene. La grandezza e' altrettanto molto importante per il controllo del fenomeno della  destromeri
migrazione e della fagocitosi. La fagocitosi, infatti, si verifica per particelle con dimensioni tra 15 e 20 mm, quelle con diametro maggiore di 20 millimicron sono coperte da cellule giganti, cosiddette “macrofagi frustrati”, perche' non sempre riescono ad inglobarle. Per i biomateriali iniettabili la grandezza delle microsferule quindi, deve essere compresa tra 40 e 150 mm. Per il fenomeno della migrazione da un punto all’altro del compartimento dermico la grandezza critica per evitarlo e' compresa tra 80 e 120 mm. Per la migrazione causata da forze meccaniche come i movimenti muscolari e la gravita', si parla correttamente di “dislocazione”. Anche la composizione chimica delle microparticelle, a sua volta, e' importante perche' condiziona la totale o meno biodegradazione dei destranomeri senza reazioni avverse, che si puo' cosi' riassumere:
- a 3- 6 mesi sono presenti al 100%
- dopo 12 mesi: al 40%
- dopo 24 mesi al 20%
- dopo 36 mesi, infine non sono presenti microsferule (vedi figure 1- 4).
Viceversa, particelle fatte di materiali sintetici, come metalli, ceramiche, metacrilati o altri polimeri non sono degradabili e permangono per sempre nei tessuti con tendenza a infiammazioni croniche e formazione di granulomi da corpo estraneo. 
Inoltre dell’acido jaluronico contenuto nel biomateriale da me adottato, il 25% e' naturale, e una percentuale sempre pari al 25% e' invece cross-linkata con DMSO (dimetilsulfone), sostanza solforata ad azione alchilante. Comunemente, invece, per questa operazione vengono impiegate le aldeidi (formaldeide, glutaraldeide) che possono essere irritanti per i tessuti o ancora peggio mutagene. 
Dopo il cross-linkaggio il gel viene anche ultrafiltrato per rimuovere al massimo gli eventuali residui di DMSO. 
In base alla mia esperienza, sono quindi giunta alla conclusione che proprio per tutte queste caratteristiche che la sostanza, dopo l’innesto nel derma, stimola la produzione di “un soffice tessuto di aumento” dovuto alle fibre collagene neoprodotte, con un’ottima compatibilita', stabilita' e permanenza nei tessuti circostanti.





 

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