|
Come migliorare il microcircolo
L'arteriola terminale sarebbe sede di un piccolo pace
maker che e' capace di regolare la emodinamica del vaso. Recenti studi hanno
mostrato che si puo' aumentare significativamente il numero totale e la
densita' dei capillari funzionanti del microcircolo
del prof. C. Allegra, Ospedale
S. Giovanni Addolorata di Roma - servizio Angiologia Collegio Italiano
di Flebologia -CIF Roma
Tutti gli eventi a carico del macrocircolo
condizionano anche il microcircolo come scambi ematotissutali. L'unita’ di
microcircolo consiste in un'arteriola terminale che si ramifica in una rete
capillare che fluisce nelle venule. L'arteriola terminale non solo convoglia il
sangue al letto capillare ma e’ responsabile della distribuzione,
concentrazione e diluizione ematica attraverso modificazioni nella frequenza di
vasocostrizioni e vasodilatazione, fenomeno noto come "vasomotion".
Negli animali da laboratorio e’ stato notato nelle sedi dell'arteriola
terminale un piccolo pace-maker dal quale vengono elicitati input scatenanti la
vasodilatazione e la vasocostrizione (Intaglietta) input che sono condizionati
dalla pressione nell'arteriola (Allegra).
Qual e’ il dato interessante legato a questo concetto dell’emodinamica?
L'onda pressoria residua nell'arteriola assume un ruolo importante in corso d'ischemia.
A questo punto il diametro dell'arteriola deve essere tale da evitare una caduta
consistente della pressione di perfusione attraverso la vasocostrizione.Se
aumenta il diametro in un tubo elastico con pressione bassa si osserva una
pressione di perfusione critica dovuta a un eccessivo abbassamento della
pressione in quel punto. In presenza di ischemia l'arteriola deve mantenere sia
la fase di vasocostrizione sia la fase di vasodilatazione ma anche un permanente
ipertono.
Un ipertono permanente dell'arteriola con la relativa vasocostrizione da’
origine a un flusso ematico minore nella rete capillare e a una maggiore
utilizzazione di ATP e ossigeno da parte della parete vasale. La maggiore
utilizzazione di ossigeno da parte della parete arteriolare, endotello incluso,
porta a una minore disponibilita’ di ossigeno per i tessuti.
In breve, un basso flusso nell'arteriola porta a un'alterazione del ritmo o
rapporto costrizione/dilatazione con un conseguente ipertono arteriolare
permanente e un'eccessiva utilizzazione di ATP e ossigeno. L'atto finale e’ un
blocco del feedback tra i fattori di costrizione e di rilassamento che provoca
una vasodilatazione secondaria allo "stupor" arterioso con una
caduta della pressione di perfusione con lesioni endoteliali irreversibili
esitanti in una trombosi capillare con danno tissutale. Una terapia efficace
deve contrastare questa cascata e ripristinare una normale vasomotricita’
fornendo molecole molto energetiche, l'ATP, con risparmio di ossigeno in modo di
mantenere il tono arteriolare e aumentare il rifornimento di ossigeno
dall'endotelio al tessuto ischemico. L'ATP puo’ prodursi anche attraverso
glicolisi anaerobia ma questa soluzione antieconomica puo’ aumentare con il
tempo la produzione di lattato con conseguenze negative sul metabolismo
tessutale. E’ necessario quindi che l'ATP abbia origine da processi ossidativi
e possa di conseguenza ristabilire il feedback tra endotelio e fattore di
rilassamento endoteliale; inoltre l'ATP puo’ liberare adenosina, metabolita
importante per le seguenti funzioni:
a) inattivare leucociti aggreganti le cellule e le emazie;
b) migliorare la "vasomotion" arteriolare
c) proteggere l'endotello da danni da iperfusione. In ultima analisi lo scopo
della terapia farmacologica nella POAD e’ migliorare la perfusione dei tessuti
cioe’ aumentare il rilascio di O2 dal reticolo capillare ai tessuti. Tutti i
meccanismi farmacologici trovano il loro punto di attacco nei vasi di scambio.
L'unico metodo per osservare e misurare gli eventi emodinamici a livello
capillare consiste nella capillaroscopia dinamica.
Gli effetti del trattamento con L-propionilcarnitina
Una strategia efficace per contrastare il danno tissutale indotto da ischemia ,
secondo studi sperimentale, sembra essere costituita da un intervento in grado
di recuperare la funzionalita’ capillare. A tal proposito, i risultati
ottenuti in studi condotti su animali trattati con L-propionilcarnitina hanno
fornito le basi alla sperimentazione clinica. In uno studio pilota condotto in
aperto su 6 pazienti (5 uomini e una donna di eta’: 62 + 8 anni) affetti da
arteriopatia periferica allo stadio 2 -3 della classificazione di
Leriche-Fontaine sono stati valutati gli effetti di un’infusione di 1,5 g di
L-propionilcarnitina, diluita in 250 ml di soluzione fisiologica, su diversi
parametri emocircolatori, quali la velocita’ di scorrimento dei globuli rossi
(RBCv), la disponibilita’ capillare (FCD), l’ematocrito capillare (rHct) e
il tempo di comparsa del colorante virale che esprime il flusso arteriolare. A
tale scopo e’ stata utilizzata la tecnica Capi flow, che consiste nella
registrazione in vivo degli eventi microcircolatori suddetti in condizioni
basali e dopo iniezione endovenosa di 1,5 ml di colorante virale (fenorescina
sodica al 20%). La capillaroscopia e’ stata eseguita a livello del dorso del
piede. I criteri di esclusione dei pazienti dallo studio comprendevano: diabete
mellito, infarto del miocardio nei sei mesi pìrecedenti lo studio, ipertensione
non controllata, epatite acuta, insufficienza renale, gravidanza e neoplasia. In
condizioni basali si osservavano pochi capillari e di questi solo una parte e’
risultata funzionante: solo il 14,2% dei capillari e’ risultato aperto, ma con
scorrimento di globuli rossi molto lento (0,06 mm/sec).
Dopo trattamento con L-propionilcarnitina si e’ osservato un significativo
aumento del numero totale di capillari funzionanti che ha raggiunto il 72%; e’
aumentata inoltre la velocita’ del flusso (0,21 mm/sec), mentre e’ rimasto
invariato l’ematocrito.
Il dato piu’ interessante e’ in realta’ rappresentato dal tempo di
comparsa della sostanza fluorescente: in condizioni basali di arteropatia dopo
quattro minuti dall’iniezione del mezzo di contrasto non e’ comparsa
fluorescenza, mentre dopo il trattamento con LPC dopo solo 35-36 secondi la
fluorescenza e’ diventata apprezzabile. A questo punto il colorante e’
progressivamente diffuso dall’endotelio all’esterno del capillare, creando
un effetto chiamato "effetto candela, per l’immagine nera dentro il lume
e fluorescente all’esterno.
Questi risultati confermano le osservazioni degli studi sperimentali condotti
sul modello animale. sebbene siano ancora preliminari e richiedano ulteriori
conferme, tali dati sottolineano l’efficacia del trattamento con
L-propionilcarnitina nel migliorare la funzionalita’ del microcircolo,
ripristanando una normale disponibilita’ di capillari funzionanti.
2001Classificazione dei capillari
Secondo le caratteristiche della membrana basale
- Tipo A membrana basale continua
- Tipo B membrana basale discontinua
Secondo le caratteristiche dell’endotelio
- Tipo 1 con endotelio continuo e spesso
- Tipo 2 con endotelio continuo e sottile
- Tipo 3 con endotelio fenestrato
- Tipo 4 con endotelio discontinuo
Secondo i rapporti con i tessuti per i capillari
- Tipo alfa tessuti pericapillari evidenti
- Tipo beta tessuti pericapillari distaccati
(secondo Bennet e Rodhin)
|