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A queste metodiche soft, vengono oggi ad affiancarsi tre nuove tecniche mini-invasive, che potremmo definire a metà strada fra la chirurgia vera e propria e la medicina estetica incruenta. Queste tecniche possono globalmente riassumersi sotto l’accezione di “tecniche di soft lifting”. “Lifting” perché come le tradizionali tecniche chirurgiche di “stiramento” cutaneo riducono in modo naturale e immediato i segni del tempo, come i solchi naso –
genieni, la caduta del sopracciglio o dello zigomo, il rilassamento della zona mentoniera e del collo; “soft” perché – incredibile a dirsi – non utilizzano incisioni chirurgiche visibili, non lasciano cicatrici, non necessitano di lunga ospedalizzazione, ma soprattutto, non causano uno stiramento “innaturale” dei tessuti trattati.
Il primo di questi sistemi rivoluzionari si chiama Aptos. La tecnica consiste nell’introdurre, in corrispondenza delle aree soggette a “ptosi” (da cui il nome del prodotto: A-PTOS = anti-ptosi) degli speciali fili di materiale biocompatibile (polipropilene) capaci di sollevare e sostenere i tessuti con un effetto simil-lifting ma in assenza di intervento chirurgico. I fili, infatti,vengono posizionati grazie a un lungo introduttore metallico aghiforme che funge da guida nel sottocute. Una volta posizionato l’introduttore in corrispondenza della profondità cutanea desiderata, si procede ad inserirvi all’interno il filo di
Aptos. Contemporaneamente, con le dita, si eleva il tessuto circostante nella posizione che si vuole ottenere alla fine del procedimento e si “stira” il filo mentre si estrae l’introduttore, in modo che le fini indentature che ricoprono tutta la lunghezza del filo possano ancorarsi ai tessuti e garantire l’effetto “lifting”. Il tessuto circostante, nei giorni successivi, crea una capsula connettivale sottile che coopera al risultato finale, garantendo stabilità e sicurezza all’impianto, senza risultare palpabile o visibile. È preferibile utilizzare, per ciascuna area da trattare, almeno due fili
Aptos. La tecnica è ripetibile nel tempo e richiede, a seguito di una attenta disinfezione del campo chirurgico, solo una leggera anestesia locale a base di Lidocaina all’1%.
La seconda procedura mini-invasiva prende il nome di “Endotine”. Inventato inizialmente per migliorare la procedura di lifting endoscopico del sopracciglio, oggi consente di effettuare la correzione dello “sguardo triste” in pochi minuti, con una piccola incisione fra i capelli, e senza utilizzare alcun filo metallico di ancoraggio. L’Endotine, infatti, è un metodo di fissaggio dei tessuti molli della fronte costituito da una placchetta rivestita da diverse “punte”. Le punte consentono di scaricare la forza di trazione, esercitata dai muscoli e dalla cute elevati per ottenere l’effetto lifting, su più punti, eliminando così uno degli svantaggi più evidenti e innaturali del lifting tradizionale basato su di un unico punto di fissaggio; in più, tale dispositivo, essendo completamente riassorbibile in circa 90 giorni, elimina i rischi di danno a carico delle strutture pilifere del cuoio capelluto, che spesso producono sgradevoli perdite di capelli in corso di lifting tradizionale. La tecnica consiste nell’effettuare, circa 1.5, 2 cm posteriormente l’attaccatura dei capelli, due incisioni lungo la linea immaginaria che, partendo dalla punta del naso, interseca la metà del sopracciglio e raggiunge l’altezza prefissata. Quindi, attraverso le incisioni, si raggiunge l’osso sottostante e mediante l’utilizzo del piccolo trapano manuale fornito dall’azienda, si effettuano due forellini speculari attraverso l’osso. Si effettua uno scollamento dei tessuti compresi fra il foro e il sopracciglio. Si inserisce la base della placchetta ad incastro nell’osso, mentre le spine, che rivestono la faccia superiore, vengono “agganciate” ai tessuti molli
trazionati. Un punto invisibile di sutura è posto a chiusura dell’accesso fra i capelli. Nei giorni successivi l’intervento, la placchetta può risultare palpabile e nell’area circostante può essere presente una zona di iperalgesia transitoria.
Infine, il Wire-Scalpel® è uno strumento che consente di effettuare una dissezione sottocutanea in corrispondenza dei profondi solchi cutanei che si producono per effetto dell’invecchiamento. Dotato di un ago - guida, retto, collegato a un filo metallico elastico resistente alla torsione, che funge da dissettore. L’altra estremità del filo metallico è fissa. La tecnica consiste nel circoscrivere la ruga da trattare mediante inserimenti ripetuti dell’ago guida nell’ipoderma fino a descrivere un lembo che contenga la ruga.
La profondità da raggiungere deve essere stabilita dall’operatore in base alla innervazione dell’area da trattare ed alla sua vascolarizzazione, in modo da non causare profusi
sanguinamenti, e quindi successivi, fastidiosi, ematomi. La lunghezza del lembo che si descrive dovrebbe eccedere la lunghezza della ruga da trattare di qualche millimetro. È consigliabile tracciare
pre-operatoriamente, mediante un pennarello demografico, il percorso che il filo effettuerà nel sottocute, prima di iniziare il trattamento. Il percorso effettuato dal filo verrà quindi valutato momento dopo momento mediante palpazione della cute. Una volta posizionato il filo metallico, una leggera, ma progressiva trazione, a carico delle due estremità, consentirà la dissezione di tutta l’area sottostante la ruga e di una porzione variabile di tessuto circostante. Il lembo ottenuto potrà essere largo anche 10-12 mm e potrà includere anche più rughe insieme, come per esempio a livello del labbro. A questo punto, a seconda dell’area trattata, in caso di zone a rischio di ematomi, si può procedere al riempimento della cavità ottenuta con soluzione salina fredda, anche da ripetersi nei giorni, oppure con fillers a base di
acrilati, al fine di ottenere un risultato stabile nel tempo. Tale tecnica prende il nome di dermotensione gel-liquida.
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