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Apparato branchiale dei neonati
Durante un preciso momento della vita intrauterina l’embrione
umano e’ provvisto di un apparato branchiale al pari degli altri esseri
viventi. Dall’anomalo sviluppo o dalla mancata involuzione nel periodo
embrionale di tale formazione primitiva possono derivare anomalie a carico
della faccia e del collo.
Dr Giacomo Marrocco, pediatra
ospedale S. Camillo Roma
La mancata o incompleta involuzione dell’apparato
branchiale e i suoi difetti di sviluppo producono una serie di anomalie che si
manifestano alla nascita o nelle epoche successive della vita. Si tratta di
malformazioni congenite localizzate all’interno del condotto uditivo esterno,
a carico o nelle immediate vicinanze del padiglione auricolare o della porzione
laterale del collo.
I seni, le cisti, le fistole ed i residui cartilaginei sono le manifestazioni
piu’ comuni dei residui degli archi branchiali e sono generalmente osservabili
sin dalla nascita o dalla prima infanzia, mentre le cisti, poiche’ richiedono
un certo periodo di tempo perche’ vengano distese dalle secrezioni che vi si
accumulano, fanno generalmente la loro comparsa in una eta’ piu’ avanzata. I
residui del secondo arco branchiale sono molto piu’ frequenti di quelli del
primo; rari quelli del sistema branchiale inferiore (III e IV arco branchiale).
Poiche’ l’apparato branchiale e’ pari, situato cioe’ in entrambi i lati
del corpo dell’embrione, e’ comprensibile come queste manifestazioni siano
spesso bilaterali (10-15% dei casi). Il 10% dei pazienti ha una storia familiare
positiva per la presenza di residui branchiali in uno o piu’ parenti.
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figura 1 |
Tra le piu’ comuni manifestazioni post-natali ricordiamo:
a) Le appendici preauricolari
Di aspetto e dimensioni diverse sono situate al davanti del
padiglione auricolare e si presentano come formazioni peduncolate rivestite di
pelle normale (fig. 1). Quasi sempre costituite dalla sola cute, sono talora
fornite di un sostegno cartilagineo come accade per il padiglione auricolare.
Rappresentano anomalie estetiche che vengono talora "legate" alla
nascita, gia’ in sala parto, per ottenere la loro necrosi con successiva
amputazione spontanea.
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Quando sono dotate di scheletro cartilagineo debbono essere escisse
chirurgicamente.
b) Le fistole preauricolari
Si tratta di sottili tramiti fistolosi il cui sbocco esterno
e’ situato al davanti del trago. Possono essere complete o incomplete. Nelle
forme complete la fistola comunica con il condotto uditivo esterno (fig. 2).
Divengono sintomatiche a causa delle frequenti complicanze infettive.
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figura 2 |

figura 3 |
c) Le fistole laterali del collo
Si tratta di sottili tragitti fistolosi il cui sbocco esterno
e’ situato
in prossimita’ della porzione mediale del muscolo
sternocleidomastoideo, in prossimita’ della sua inserzione clavicolare (fig.3).
L’estensione della fistola e’ variabile da soggetto a soggetto; nelle forme
complete raggiunge la fossetta tonsillare.
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Dall’ostio fistoloso cutaneo puo’
osservarsi la fuoriuscita di secrezioni mucose che per prime svelano la presenza
della fistola. Frequentemente bilaterali e’ bene che vengano escisse a causa
della possibilita’ di infezione. Derivano dal secondo solco branchiale.
d) Le cisti laterali del collo
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Divengono evidenti nella seconda e terza infanzia e si
manifestano come tumefazioni a carico della porzione laterale del collo, situate
medialmente alla porzione craniale del muscolo sternocledomastoideo (triangolo
carotideo). Le cisti laterali del collo si presentano come una tumefazione
intermittente o persistente del collo che puo’ talvolta andare incontro ad
infezione. Il loro contenuto e’ liquido o finemente corpuscolato (fig. 4).
Differiscono tra loro per localizzazione, origine e sintomatologia.
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figura 4 |

figura 5 |
Secondo la
piu’ recente classificazione si riconoscono due tipi di cisti (fig. 5). Le
cisti di primo tipo derivano dalla prima tasca branchiale, sono di origine
ectodermica e di raro riscontro (17%). Sono localizzate sempre nel triangolo
sub-mandibolare, vicino al polo inferiore della ghiandola parotide piu’ di
frequente a destra. L’eta’ di scoperta si situa abitualmente nei primi anni
di vita.
Le cisti di secondo tipo (amigdaloidee) derivano dalla seconda tasca branchiale
per il mancato riassorbimento del seno cervicale, risultano essere quelle di piu’
frequente riscontro (60-80%). Non sono quasi mai evidenti alla nascita, ma si
rendono evisibili in eta’ giovanile o adolescenziale.
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Sono piu’ frequenti a destra, bilaterali nel 10% dei casi e sono localizzate
sempre sul bordo anteriore del muscolo sternocleidomastoideo, a livello del suo
terzo superiore. Hanno un accrescimento lento e possono restare per lungo tempo
ignorate. Talora la cisti si rendono evidenti in concomitanza di un’infezione
rinofaringea, con la comparsa di una tumefazione fissa, elastica, fluttuante e
non dolorosa, deformante la regione latero-cervicale. Macroscopicamente, le
cisti laterali del collo si presentano come formazioni rotondeggianti simili a
una nocciola, e possono variare da 1 a 10 cm di diametro. La superficie puo’
essere liscia o mammellonata, di consistenza dura o pastosa. La terapia e’
esclusivamente chirurgica e consiste nella loro escissione. |
Sistema branchiale
Per comprendere i motivi
che sono alla base di queste malformazioni congenite e del perche’
assumano una determinata morfologia e’ opportuno dare uno sguardo a
quello che e’ lo sviluppo embrionale dell’apparato branchiale (fig.
6).
Lo sviluppo di tale
apparato si ha nel periodo compreso tra la quarta e l’ottava
settimana di vita intrauterina. Quattro paia di archi
branchiali ben sviluppati dominano l’aspetto laterale esterno
dell’area cervico-facciale dell’embrione
umano. Inizialmente sono formati da accumuli di tessuto mesenchimale,
separati da profondi solchi detti branchiali o faringei. |

figura 6
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Contemporaneamente allo sviluppo dei solchi esterni, lungo la parete
laterale del primitivo intestino faringeo compaiono un certo numero di
tasche, le c.d. tasche faringee numericamente pari ai solchi faringei,
che gradualmente penetrano nel mesenchima circostante, senza stabilire
con questi ultimi una comunicazione visibile. Tutto il sistema
branchiale e’ identificabile gia’ dal ventesimo giorno della vita
embrionale e raggiunge il suo massimo sviluppo durante la Va settimana
di gestazione quindi, gradualmente, si modifica e diviene via via meno
evidente per scomparire completamente entro il 50¡ giorno di vita
intrauterina. Soltanto il primo solco e la prima tasca branchiale
persistono come tali nell’uomo e danno origine rispettivamente al
condotto uditivo esterno e alla tuba di Eustachio, separati dalla
membrana timpanica. Gli archi e le tasche
branchiali concorrono allo sviluppo e alla formazione del volto e del
collo. Alla fine della quarta settimana di sviluppo la parte centrale
del volto e’ formata dallo stomodeo circondato dal primo paio di archi
faringei. Alla quinta settimana di sviluppo si possono osservare cinque
processi mesenchimali: i processi mandibolari (I arco faringeo); i
processi mascellari (porzione dorsale primo arco faringeo); la
prominenza frontale, piccolo rigonfiamento posto cranialmente allo
stomodeo. Lo sviluppo del volto e’ in seguito completato dalla
formazione del processo nasale.
GLI
ARCHI FARINGEI
Ciascuno di questi e’
formato da un asse di tessuto mesodermico ricoperto esternamente da uno
strato ectodermico e internamente da epitelio di origine endodermica.
Oltre al mesenchima locale. Il mesoderma degli archi da’ origine alla
muscolatura della faccia e del collo. Ciascun arco faringeo e’ cosi’
caratterizzato da propri componenti muscolari che sono successivamente
raggiunti dai relativi nervi cranici.
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- Primo arco
faringeo:
la cartilagine del primo arco
faringeo e’ formata da una porzione dorsale, nota come processo
mascellare che si estende anteriormente disotto alla regione dell’occhio,
e di una parte ventrale, il processo mandibolare. Il mesenchima del
processo mascellare da’ origine successivamente all’osso
premascellare, mascellare, zigomatico ed a parte del temporale. La
mandibola e’ formata dalla cartilagine di Meckel. Il primo arco
partecipa, inoltre, alla formazione delle ossa dell’orecchio medio
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- Secondo arco
faringeo: la cartilagine del secondo arco
faringeo o arco ioideo (cartilagine di Reichert), da’ origine alla
staffa, al processo stiloide dell’osso temporale, al legamento
stilioioideo ed al piccolo corno del corpo dell’osso ioide.
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- Terzo arco
branchiale: la cartilagine di questo arco
forma i tratti caudali del corpo e il grande corno dell’osso ioide.
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Quarto e quinto arco
branchiale: i componenti cartilaginei di questi archi si fondono per
formare le cartilagini tiroidea, cricoidea, aritenoidea, corniculate e
cuneiforme della laringe.
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figura 7 |
TASCHE
FARINGEE
L’embrione umano ha,
inoltre, cinque paia di tasche faringee. L’ultima di queste, atipica,
e’ spesso considerata come facente parte della quarta (fig. 7).
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- Prima tasca
faringea: La prima tasca faringea forma un
diverticolo simile ad uno stelo, il recesso o tubo faringo-timpanico. La
porzione distale di questo si espande in una struttura simile a un
sacco, la cavita’ timpanica primitiva o cavita’ dell’orecchio
medio.
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- Seconda
tasca faringea:
I rivestimenti
epiteliali di questa tasca, successivamente invaso da tessuto
mesodermico forma il primordio della tonsilla palatina.
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- Terza tasca
faringea: La terza e quarta tasca sono
caratterizzate alla loro estremita’ distale da processi tissutali
denominati ali ventrali e dorsali. Nella quinta settimana di sviluppo l’epitelio
dell’ala dorsale della terza tasca si differenzia nel tessuto
paratiroideo, mentre quello della parte ventrale forma i primordi del
timo. Il tessuto paratiroideo della terza tasca forma nell’adulto la
ghiandola paratiroidea inferiore.
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- Quarta tasca
faringea: L’epitelio dell’ala dorsale di
questa tasca forma la ghiandola paratiroide superiore.
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- Quinta tasca
faringea:
E’ generalmente considerata una
parte della quarta tasca. Da’ origine al corpo ultimo branchiale, che
viene piu’ tardi incorporato nella ghiandola tiroide. Nell’adulto,
le cellule del corpo ultimo branchiale danno origine alle cellule
parafollicolari, o cellule C della tiroide, che secernono calcitonina,
ormone che regola il livello di calcio nel sangue.
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