|
L'autodifesa del bambino
Nell'omeopatia lo stimolo esercitato dal rimedio non
aumenta il danno ma potenzia le naturali capacita' di autodifesa
dell'organismo, senza produrre effetti collaterali. Per queste
caratteristiche questo sistema terapeutico appare particolarmente indicato
per le donne in gravidanza e in eta' pediatrica
di Roberto D'Onorio Similia
similibus curantur" e' la frase che si trova in ogni buon testo di
omeopatia. Un concetto base, conosciuto in medicina da migliaia di anni, da cui
partì nel 1755 , Samuel Hahnemann, un medico della Sassonia, profondamente in
crisi a causa dei disastrosi risultati dell’arte medica del suo tempo, per
fondare quel metodo terapeutico che da lui prese il nome di omeopatia ( dal
greco "omoios", simile, e "patos" malattia) e per formulare
i principi fondamentali di questa branca medica Per completezza la "legge
dei simili" dovrebbe recitare così : "un qualsiasi prodotto che
somministrato a forti dosi provoca determinati sintomi e disturbi nell’uomo
sano, a diluizioni molto basse diventa medicamento capace di risolvere gli
stessi disturbi nell’uomo malato ". E l’uomo va considerato nella sua
completa unita' psicofisica e non negli organi e apparati in cui la medicina
classica e' solita sezionare il corpo umano dando vita a una serie di specialita'
mediche che spesso non comunicano fra loro. Così in omeopatia la malattia viene
vista come il risultato delle attivita' di autodifesa dell’organismo che va
potenziata e non soppressa. Per esempio, la febbre non e' la malattia, ma una
reazione di difesa dell’organismo. La salute invece e' una situazione di
equilibrio globale che si presenta in maniera diversa da individuo a individuo.
Per una diagnosi completa, e per giungere al farmaco piu' appropriato, ovvero al
piu' simile alle caratteristiche del suo paziente, il medico omeopata deve
valutare il "terreno", ovvero la summa indivisibile di tutte le
componenti dell’organismo umano (anatomia, fisiologia, psichismo,
ereditarieta')
come risultanza della integrazione fra la "costituzione" che e' l’elemento
statico e poco modificabile, identificabile con la struttura morfologica, la
plasticita' e i rapporti dei vari tessuti, e il "temperamento"
individuale che invece e' l’elemento dinamico che con le sue potenzialita'
agisce all’interno della costituzione stessa dell’individuo. La raccolta dei
sintomi, che deve essere minuziosissima, aiuta a realizzare una completa
diagnosi non della malattia , ma della persona. In omeopatia si usano rimedi
provenienti dal mondo vegetale, minerale e animale, di cui si conosce l’effetto
farmacologico a seguito di sperimentazioni eseguite su soggetti sani. Queste
sostanze vengono diluite per ridurne l’effetto tossico e sottoposte a un
particolare processo di succussione , la cosiddetta dinamizzazione, che
serve a conservarne e ampliare l’informazione di origine e l’effetto
terapeutico. In opposizione al concetto allopatico, lo stimolo esercitato dal
rimedio non aumenta il danno ma potenzia le naturali capacita' di autodifesa
dell’organismo, senza produrre effetti collaterali. Queste caratteristiche
fanno dell’omeopatia un sistema terapeutico particolarmente indicato durante
la gravidanza e in eta' pediatrica. Nei bambini , infatti, l’organismo non e'
stato ancora sottoposto a lunghi trattamenti con farmaci tossici e il sistema di
difesa immunitario e' molto sensibile agli stimoli perche' la reattivita' e'
integra. A differenza di alcuni farmaci largamenti usati nell’infanzia, e
spesso a sproposito, come gli antibiotici e gli antipiretici, o anche il
cortisone, che inibiscono la risposta immunitaria, i farmaci omeopatici
pediatrici se ben usati possono aiutare l’organismo a ristabilire le sue
difese risolvendo numerosi casi clinici in cui la patologia diviene via via
cronica e degenerativa. La via sublinguale e' il modo migliore per assumere i
rimedi omeopatici, pero' il globulo mantiene il suo effetto terapeutico anche se
viene immediatamente deglutito. Nei bambini e nei lattanti invece i globuli o le
compresse si possono sciogliere in un po' d’acqua e somministrare a cucchiaini
o nel biberon.
|