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Bambini e fotoprotezione
di Clorinna Salvadori
Lo scorso 15 marzo si e’
tenuta in 9 citta’ italiane una videoconferenza dal titolo: "Fotoprotezione
del bambino. Perche’, quando e come?" organizzata dalla
Biochimici PSN e rivolta ai pediatri italiani che hanno potuto ascoltare
due dei dermatologi piu’ esperti nel campo: il Prof. G. Monfrecola
della Clinica Dermatologica dell’Universita’ di Napoli Federico II°
e il Dott. G. Leone del Polo Dermatologico IFO di Roma. Ecco un
resoconto di alcune domande e delle risposte dai relatori
In quali bambini
bisogna suggerire una fotoprotezione totale e in che cosa consiste?
G. Leone: Per i bambini,
escludendo i fototipi 5 e 6, meglio parlare sempre di fotoprotezione
"estrema" soprattutto nelle condizioni fotoclimatiche
maggiormente a rischio: ore centrali del giorno, basse latitudini, ecc.
Esistono poi patologie indotte o aggravate dall’esposizione solare
come le fotodermatosi idiopatiche (LEB, DPS), malattie genetiche con
aumento di suscettibilita’ agli UV (xeroderma), soggetti con
immunodepressione anche iatrogena, che stanno assumendo farmaci
fotosensibilizzanti o che hanno subito interventi chirurgici.
Anche fra i bambini
sani ce ne sono alcuni a maggior rischio?
G. Manfrecola: E’
errata la convinzione che il bambino, in quanto tale, sia piu’
sensibile di un adulto ai raggi solari. La sua cute non possiede un
numero minore di melanociti ne e’ piu’ sottile di quella dell’adulto.
Tuttavia i meccanismi di fotoprotezione naturali di cui e’ provvisto
ogni essere umano necessitano di tempo per divenire operativi e le
esposizioni brusche e incontrollate quando la cute e’ ancora pallida
sono un serio fattore di rischio. Come per gli adulti, pero’, ci sono
bambini che vanno incontro con maggior frequenza a reazioni eritematose.
Per quelli con capelli rossastri, con efelidi e occhi verde-azzurri, il
riconoscimento e’ piu’ facile, per gli altri bisogna affidarsi a una
anamnesi positiva o alla storia dei genitori.
Qual’e’ la
risposta della cute infantile allo stress ossidativo indotto dai raggi
solari?
G. Leone: Si puo’
parlare di effetto patogeno dei radicali liberi quando si verifica una
rottura dell’equilibrio tra quelli prodotti su effetto delle
radiazioni UV, capaci di indurre fotodanno cutaneo, fotoinvecchiamento e
fotocarcinogenesi, e la loro distruzione a opera dei sistemi di
protezione e regolazione endogeni (melanina, superossido-dismutasi,
glutatione perossidasi, e antiossidanti endogeni a basso peso molecolare
come la vit. E, la vit. C, il beta-carotene, il glutatione, l’acido
urico e i tioli nelle proteine). Sebbene la cute possieda questo
efficiente e vario network antiossidante, molte sostanze ossidanti
possono sfuggire e causare un danno, specie nei casi in cui i meccanismi
di difesa si trovino a fronteggiare un sovraccarico.
Ma se la cute del
bambino sano non e’ diversa da quella dell’adulto, perche’
dovrebbe essere piu’ protetto?
In condizioni di intensa
irradianza solare, diversamente dagli adulti, i bambini tendono a
rimanere al sole oltre il necessario perche’ giocano all’aperto per
molte ore anche quando la loro pelle non e’ ancora pigmentata. Dati
statistici hanno evidenziato che esposizioni insolitamente intense
durante l’infanzia fanno aumentare notevolmente il rischio del
melanoma e probabilmente anche di basalioma. Per tali motivi reputo che
anche bambini normocostituiti e non fotosensibili andrebbero comunque
fotoprotetti.
Che tipo di
fotoprotezione suggerire a un bambino sano e non particolarmente
fotosensibile?
G. Monfrecola: Per questi
bambini non suggerisco filtri a protezione totale ma il prodotto solare
deve essere inteso alla stregua di un "tutore" capace di
evitare i danni acuti (eritemi intensi) e limitare la quantita’ totale
di UV. Importante e’ l’eta’. Da 1 a 3 anni la copertura anti-UV
deve essere bilanciata e proteggere sia contro l’UVB che contro l’UVA.
Il veicolo del prodotto deve essere formulato in modo da non occludere
la pelle ma comunque consentire al filtro di rimanere sulla pelle anche
in condizioni particolari (immersioni in acqua, sudorazione, ecc.).
Qualcosa di simile dovrebbe essere scelto anche per i bambini di eta’
superiore ai tre anni, tuttavia il potere attenuante del filtro dovrebbe
essere piu’ basso e la spalmabilita’ del prodotto piu’ facile per
evitare rifiuti di carattere psicologico.
E’ utile la
somministrazione di sostanze antiradicaliche? Quando e con quali
controindicazioni?
E’ fuor di dubbio che
esistono basi scientifiche solide che giustificano l’impiego degli
antiossidanti nella fotoprotezione. Noi abbiamo evidenziato, nel corso
di studi eseguiti con l’impiego del simulatore solare e con tecniche
di diagnostica non invasiva (spettrofotometria, colorimetria) anche nel
soggetto sano un effetto protettivo con la somministrazione di composti
a base di antiossidanti. Va sottolineato come per via sistemica abbiano
mostrato maggiore efficacia le miscele di antiossidanti rispetto ai
singoli principi attivi, poiche’ viene svolta un’attivita’ nei
confronti dei diversi tipi di radicali. Per quanto io sappia, e nei
dosaggi comunemente impiegati nella pratica clinica, propri ai prodotti
attualmente reperibili in Italia, non esistono controindicazioni di
sorta all’impiego di sostanze antiossidanti in fotoprotezione.
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