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Comunicazione prenatale
Tra il 18 e il 21 marzo scorso, Roma e’ diventata la
capitale dell'educazione prenatale. Tesi del Congresso: nei nove mesi di
vita prenatale, madre e bambino comunicano in molti modi.
Obiettivo del Congresso, terzo della serie organizzato dall'Organizzazione
Mondiale delle Associazioni di Educazione Prenatale e dalla sua
"filiale" italiana: l'Anep, e’ stata l'esplorazione sempre piu’
approfondita dei nove mesi vita intrauterina. Vita, a tutti gli effetti.
Certificata dalle possibilita’ di diagnosi precoce offerte ad esempio
dall'ecografia, che finalmente da’ la possibilita’ anche ai padri di
partecipare fin dall'inizio alla vita del futuro figlio (aspetto questo messo in
luce dall'endocrinologa Antonella Bevere), e soprattutto studiata a partire da
presupposti psicologici e neurologici. Ma andiamo per ordine. Gia’ da diversi
anni la psico-analisi piu’ recente e la psicologia si sono occupate della vita
intrauterina (in Italia ricordiamo il lavoro di Eugenio Gaddini e Franco Fornari,
entrambi scomparsi) facendo di questa un altro importantissimo capitolo nel
complicato processo di formazione dell'individuo e soprattutto della sua vita
psichica. Secondo queste discipline, infatti, le esperienze che segnerebbero
inedelebilmente il carattere, la sfera psicologica e la vita relazionale di un
individuo comincerebbero gia’ nella fase embrionale, quando cioe’ il feto si
trova all'interno dell'utero materno. Proprio il grembo della madre svolgerebbe
due funzioni essenziali: una protettiva e l'altra da filtro di comunicazione tra
l'embrione e il mondo esterno. Comunicazione, ovviamente, mediata dalla madre.
Un filmato eseguito con l'apparecchio ecografico, e utilizzato dall'agenzia
pubblicitaria Saatchi & Saatchi per lo spot tv che ha lanciato il congresso,
mostra come il feto sia in grado di reagire ai diversi stimoli che gli
provengono dal mondo esterno. Altri studi, invece, effettuati sulla madre, hanno
evidenziato come l'embrione reagisca a diversi stimoli musicali: molto bene, ad
esempio, andrebbero Vivaldi e Mozart, così e così Bach e Beethoven e
decisamente male il rock. Forse, alcune di queste osservazioni possono sembrare
in parte ovvie. La madre, infatti, spesso, sin da molto presto e’ in grado di
riconoscere certe reazioni dell'embrione e soprattutto di comunicare con esso.
Una prova decisiva che conferma il dialogo che fin da subito si allaccia tra
madre e figlio e’, a esempio, la reazione positiva che la futura mamma ha non
appena si accorge dei primi movimenti del feto, al principio quei
"guizzi"quasi impercettibili fino ai famosi e poderosi calci.
Generalmente non c'e’ nulla di piu’ tranquillizzante per la madre
dell'ascolto di questi movimenti: quando l'embrione comincia a dare evidenti
segnali di vita (calci, capriole e pugni) le ansie materne riguardo la salute
del piccolo si riducono notevolmente, perche’ e’ cosa nota che tanto piu’
vitale e’ l'embrione e tanto piu’ questo si agita e nuota all'interno
dell'utero. Tradotti in termini scientifici, questi segnali sono interpretati
come "espressioni biologiche del feto", ha spiegato il Professor
Salvatore Mancuso, Direttore della clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Universita’
Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Nel momento in cui rileviamo questi
messaggi attraverso valutazioni biofisiche (con ultrasuoni) e biochimiche
(analisi specifiche) e vediamo sostanze prodotte dal feto e rilevabili nella
madre, noi interpretiamo questo come un dialogo. Un dialogo che ha la stessa
valenza delle relazioni tra un bambino e un adulto", ha continuato il
Professor Mancuso. Ma questo e’ un discorso che riguarda solo la madre e da
cui il padre e’ escluso, confinato com'e’ all'ascolto tattile (e spesso in
ritardo di quell'attimo essenziale!) della pancia della madre. Invece, come ha
detto nel congresso romano Gino Soldera (psicologo e presidente dell'Anep), una
maggior coscienza della vita del nascituro, dell'importanza della fase
prenatale,"impegna entrambi i genitori e tutta la societa’ ad occuparsi
di lui, delle sue esigenze, delle sue necessita’, e a provvedere affinche’
siano tutelati la sua naturale crescita e il suo sviluppo". Ma c'e’ di
piu’: una corretta "educazione prenatale porta a riflettere sulla propria
condizione personale di genitore, sul rapporto con il partner", oltre che
ovviamente con il nascituro. Infine, la figura del neonatologo, come ha
sottolineato il Professor Giovanni Bucci, Ordinario di Pediatria presso l'Universita’
di Roma, torna ad essere essenziale nella "delicata fase di passaggio tra
la vita intrauterina e quella extrauterina", soprattutto se c'e’
l'esigenza di "individuare e trattare eventuali problematiche
mediche".
Anatomia del legame
Il cordone ombelicale, o funicolo, e’ una formazione anatomica che mette in
comunicazione la placenta con il feto. Dalla placenta origina il sangue
arterioso ossigenato che in senso centrifugo raggiunge il feto e da questo
origina il sangue venoso non ossigenato che in senso centripeto raggiunge la
placenta per essere ossigenato e ripetere nuovamente il ciclo. Salvo rari casi
di malformazioni, il cordone ombelicale e’ costituito da due arterie
ombelicali, dalla vena ombelicale e da una sostanza gelatinosa (gelatina di
Wharton). Durante la vita intrauterina il cordone ombelicale puo’ subire
alterazioni meccaniche come compressioni, attorcigliamenti o addirittura
prolasso, che in alcuni casi di particolare gravita’ possono interrompere il
flusso ematico in maniera definitiva e causare così la morte del feto. Cio’
nonostante nella grande maggioranza dei casi le evenienze ora ricordate, la
presenza di uno o piu’ nodi veri del funicolo o giri del medesimo intorno al
collo del feto, o a bandoliera intorno al tronco, non sono in grado di provocare
una permanente interruzione del circolo sanguigno, ma solo temporanee
compressioni durante il travaglio di parto che si traducono in genere
clinicamente in un rallentamento del battito cardiaco fetale. Al momento del
parto si puo’ invece assistere ad una patologia acuta del cordone ombelicale
per strappamento (parto precipitoso o brevita’ assoluta di funicolo) o per
rottura di formazioni vascolari anomale.
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