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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


Comunicazione prenatale

Tra il 18 e il 21 marzo scorso, Roma e’ diventata la capitale dell'educazione prenatale. Tesi del Congresso: nei nove mesi di vita prenatale, madre e bambino comunicano in molti modi.

Obiettivo del Congresso, terzo della serie organizzato dall'Organizzazione Mondiale delle Associazioni di Educazione Prenatale e dalla sua "filiale" italiana: l'Anep, e’ stata l'esplorazione sempre piu’ approfondita dei nove mesi vita intrauterina. Vita, a tutti gli effetti. Certificata dalle possibilita’ di diagnosi precoce offerte ad esempio dall'ecografia, che finalmente da’ la possibilita’ anche ai padri di partecipare fin dall'inizio alla vita del futuro figlio (aspetto questo messo in luce dall'endocrinologa Antonella Bevere), e soprattutto studiata a partire da presupposti psicologici e neurologici. Ma andiamo per ordine. Gia’ da diversi anni la psico-analisi piu’ recente e la psicologia si sono occupate della vita intrauterina (in Italia ricordiamo il lavoro di Eugenio Gaddini e Franco Fornari, entrambi scomparsi) facendo di questa un altro importantissimo capitolo nel complicato processo di formazione dell'individuo e soprattutto della sua vita psichica. Secondo queste discipline, infatti, le esperienze che segnerebbero inedelebilmente il carattere, la sfera psicologica e la vita relazionale di un individuo comincerebbero gia’ nella fase embrionale, quando cioe’ il feto si trova all'interno dell'utero materno. Proprio il grembo della madre svolgerebbe due funzioni essenziali: una protettiva e l'altra da filtro di comunicazione tra l'embrione e il mondo esterno. Comunicazione, ovviamente, mediata dalla madre. Un filmato eseguito con l'apparecchio ecografico, e utilizzato dall'agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi per lo spot tv che ha lanciato il congresso, mostra come il feto sia in grado di reagire ai diversi stimoli che gli provengono dal mondo esterno. Altri studi, invece, effettuati sulla madre, hanno evidenziato come l'embrione reagisca a diversi stimoli musicali: molto bene, ad esempio, andrebbero Vivaldi e Mozart, così e così Bach e Beethoven e decisamente male il rock. Forse, alcune di queste osservazioni possono sembrare in parte ovvie. La madre, infatti, spesso, sin da molto presto e’ in grado di riconoscere certe reazioni dell'embrione e soprattutto di comunicare con esso. Una prova decisiva che conferma il dialogo che fin da subito si allaccia tra madre e figlio e’, a esempio, la reazione positiva che la futura mamma ha non appena si accorge dei primi movimenti del feto, al principio quei "guizzi"quasi impercettibili fino ai famosi e poderosi calci. Generalmente non c'e’ nulla di piu’ tranquillizzante per la madre dell'ascolto di questi movimenti: quando l'embrione comincia a dare evidenti segnali di vita (calci, capriole e pugni) le ansie materne riguardo la salute del piccolo si riducono notevolmente, perche’ e’ cosa nota che tanto piu’ vitale e’ l'embrione e tanto piu’ questo si agita e nuota all'interno dell'utero. Tradotti in termini scientifici, questi segnali sono interpretati come "espressioni biologiche del feto", ha spiegato il Professor Salvatore Mancuso, Direttore della clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Nel momento in cui rileviamo questi messaggi attraverso valutazioni biofisiche (con ultrasuoni) e biochimiche (analisi specifiche) e vediamo sostanze prodotte dal feto e rilevabili nella madre, noi interpretiamo questo come un dialogo. Un dialogo che ha la stessa valenza delle relazioni tra un bambino e un adulto", ha continuato il Professor Mancuso. Ma questo e’ un discorso che riguarda solo la madre e da cui il padre e’ escluso, confinato com'e’ all'ascolto tattile (e spesso in ritardo di quell'attimo essenziale!) della pancia della madre. Invece, come ha detto nel congresso romano Gino Soldera (psicologo e presidente dell'Anep), una maggior coscienza della vita del nascituro, dell'importanza della fase prenatale,"impegna entrambi i genitori e tutta la societa’ ad occuparsi di lui, delle sue esigenze, delle sue necessita’, e a provvedere affinche’ siano tutelati la sua naturale crescita e il suo sviluppo". Ma c'e’ di piu’: una corretta "educazione prenatale porta a riflettere sulla propria condizione personale di genitore, sul rapporto con il partner", oltre che ovviamente con il nascituro. Infine, la figura del neonatologo, come ha sottolineato il Professor Giovanni Bucci, Ordinario di Pediatria presso l'Universita’ di Roma, torna ad essere essenziale nella "delicata fase di passaggio tra la vita intrauterina e quella extrauterina", soprattutto se c'e’ l'esigenza di "individuare e trattare eventuali problematiche mediche". 

Anatomia del legame

Il cordone ombelicale, o funicolo, e’ una formazione anatomica che mette in comunicazione la placenta con il feto. Dalla placenta origina il sangue arterioso ossigenato che in senso centrifugo raggiunge il feto e da questo origina il sangue venoso non ossigenato che in senso centripeto raggiunge la placenta per essere ossigenato e ripetere nuovamente il ciclo. Salvo rari casi di malformazioni, il cordone ombelicale e’ costituito da due arterie ombelicali, dalla vena ombelicale e da una sostanza gelatinosa (gelatina di Wharton). Durante la vita intrauterina il cordone ombelicale puo’ subire alterazioni meccaniche come compressioni, attorcigliamenti o addirittura prolasso, che in alcuni casi di particolare gravita’ possono interrompere il flusso ematico in maniera definitiva e causare così la morte del feto. Cio’ nonostante nella grande maggioranza dei casi le evenienze ora ricordate, la presenza di uno o piu’ nodi veri del funicolo o giri del medesimo intorno al collo del feto, o a bandoliera intorno al tronco, non sono in grado di provocare una permanente interruzione del circolo sanguigno, ma solo temporanee compressioni durante il travaglio di parto che si traducono in genere clinicamente in un rallentamento del battito cardiaco fetale. Al momento del parto si puo’ invece assistere ad una patologia acuta del cordone ombelicale per strappamento (parto precipitoso o brevita’ assoluta di funicolo) o per rottura di formazioni vascolari anomale. 



 
 

 


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